L’Europa si tuffa nel mercato iraniano, ma a quale rischio?

E’ partita la corsa all’Iran. Rohani sta concludendo affari in tutta Europa dopo averli conclusi in Cina. Chi fa accordi con l’Iran deve tenere conto del rischio di nuove sanzioni.

In questi giorni il presidente iraniano Hasan Rohani, seguito da alcuni membri del suo governo tra cui il ministro del petrolio, sta avviandosi a concludere il suo tour europeo iniziato dal giorno dello stop delle sanzioni internazionali per gli accordi sul nucleare. L’Iran torna sulla scena internazionale dopo anni di oscuramento, e il presidente Rohani ha concluso diversi accordi commerciali con vari partner europei e con la Cina.

Gli Stati Uniti invece rimangono in disparte, visto che ancora non hanno rimosso completamente le sanzioni sul nucleare e potrebbero presto applicarne di nuove per i test sui missili iraniani. Se Donald Trump dovesse vincere le elezioni americane, così come il senatore del Texas Ted Cruz, è probabile che le sanzioni sul nucleare torneranno ad essere applicate, come già promesso dai due candidati alla presidenza americana. E’ per questo che qualche analista avverte i firmatari dei nuovi accordi con l’Iran di avere bene in mente una strategia di uscita nel breve termine.

Iran: la svolta commerciale dopo la rimozione delle sanzioni internazionali

Il presidente iraniano Hasan Rohani, dopo la visita in Italia (caratterizzata da polemiche per la copertura delle statue dei musei capitolini), è volato in Francia per incontrare il primo ministro transalpino Manuel Valls e stringere accordi commerciali anche con i cugini transalpini.

Da quando sono state rimosse le sanzioni internazionali all’Iran, relative all’accordo sul nucleare, il presidente Rohani ha iniziato un vero e proprio tour commerciale per rilanciare il Paese, offuscato da anni di recessione e di ombra sulla scena internazionale. Il presidente persiano ha già concluso accordi con l’omologo cinese Xi Jinping per investimenti pari a $600 miliardi nei prossimi 10 anni.

Anche in Europa i dirigenti di Lufthansa, Airbus e Bombardier si sono incontrati con il presidente iraniano per concludere accordi commerciali. Le aziende del settore farmaceutico e dell’automotive (come Peugeot, Daimler e Mercedes) sono corse ad incontrare i colleghi iraniani venuti in visita insieme al presidente Rohani.

L’Italia non è rimasta a guardare. Il Bel Paese ha ripreso forti contatti con l’Iran, primo fornitore di petrolio della zona medio-orientale all’Italia, concludendo accordi commerciali per €17 miliardi di cui beneficieranno soprattutto Saipem (per un gasdotto), Danieli (azienda siderurgica), Finmeccanica e Gavio (reti stradali e ferrovie).

Iran: la situazione economica degli ultimi anni

Tutti cercano quindi di guardare ad un Paese con un’economia da $406 miliardi, con una popolazione di 80 milioni di abitanti ed un’età media per due terzi di 35 anni. Il presidente iraniano sta spingendo sull’acceleratore per riprendere quei rapporti commerciali perduti che avevano spedito in recessione il suo Paese.

Quando Rohani fu eletto nel 2013 la situazione era piuttosto critica: l’inflazione si aggirava al 45%, la disoccupazione alle stelle, la crescita economica era al -7% e $30 miliardi di fondi iraniani all’estero erano congelati.

Iran: Rohani punta a rilanciare le infrastrutture commerciali

Il presidente iraniano punta quindi a rilanciare il Paese al meglio che può, cercando di attirare gli investimenti dall’estero e di scongelare quei $30 miliardi fermi nelle banche straniere per investirli in infrastrutture. Investimenti dirottati al momento sulla ristrutturazione degli aeroporti, della flotta aerea (che ha un’età media di 27 anni), veicoli commerciali e reti stradali.

Ecco perché l’accordo con Airbus per la cessione di 114 mezzi aerei nuovi e usati.
L’altra priorità è quella dei veicoli commerciali. Peugeot, Daimler e Mercedes Benz hanno già raggiunto accordi con le case automobilistiche iraniane come ad esempio la Khodro per creare delle joint venture di produzione.

Iran: alle porte le elezioni del Parlamento e del Consiglio degli Esperti

Il leader iraniano ha mostrato aperture alla cultura occidentale, dichiarando più volte di voler combattere il terrorismo e di volere maggiori diritti civili per tutti. Sicuramente il presidente iraniano sta facendo molto per il suo Paese, soprattutto alle porte delle elezioni per il parlamento nazionale e per il Consiglio degli Esperti (giurì delegato all’elezione del leader supremo) che potrebbe ridefinire gli equilibri politici interni.

All’interno del Paese si stanno verificando scontri politici per le candidature alle elezioni. Il Consiglio dei Guardiani ha posto il veto di candidatura ad Ahmad Khomeini (e ad un altro numero nutrito di persone), nipote del leader più importante della storia iraniana. Tuttavia, come già sottolineato dal presidente Rohani, tutte le fazioni politiche e tutte le istituzioni sono concordi a riaprire il commercio con gli stranieri.

I difficili rapporti tra Stati Uniti e Iran: l’ombra di nuove sanzioni

Chi rimane invece in disparte sono gli Stati Uniti che non hanno rimosso ancora tutte le sanzioni internazionali in segno di ritorsione per i test missilistici iraniani e per i collegamenti con il terrorismo. Solo ad alcune aziende americane sono stati concessi permessi per commerciare con il Paese persiano tra cui Boeing, General Electric e United Technologies.

L’accordo sul nucleare non è riuscito a ricucire ancora il rapporto tra Stati Uniti e Iran, rovinatosi nel 1979 quando l’ambasciata statunitense venne chiusa e dozzine di americani presi in ostaggio per 444 giorni. Gli americani guardano ancora con sospetto al Paese medio-orientale, preoccupati da una violazione degli accordi nucleari, dal programma di test missilistici e dai collegamenti con il terrorismo.

Stati Uniti: Trump e Cruz pronti a reimporre le sanzioni in caso di vittoria alle elezioni

Il presidente Obama ha già avvertito Rohani che alla minima violazione degli accordi nucleari, le sanzioni torneranno a farsi vive. Donald Trump e Ted Cruz, candidati repubblicani alla Casa Bianca, hanno dichiarato che rimetteranno le sanzioni nel caso di vittoria delle elezioni. E proprio su questo punto le nazioni e le aziende europee dovrebbero prestare attenzione.

Frontier Partners: chi stringe rapporti commerciali con Iran deve avere strategia di uscita

La sfiducia degli Stati Uniti, e le numerose variabili politiche iraniane, potrebbero in futuro (non molto lontano visto che le elezioni americane sono a Novembre) far inasprire nuovamente i rapporti tra i due Paesi con la conseguente applicazione di sanzioni internazionali.

Il che bloccherebbe i rapporti commerciali ripresi adesso, generando dei mancati introiti per le aziende che dovranno supportare anche i costi di produzione già avviati e il congelamento dei lavori per anni. Gli analisti di Frontier Partners avvisano che chiunque vada in Iran per concludere accordi commerciali, deve avere ben in mente una strategia d’uscita di breve periodo.

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