In arrivo un piano B per l’Euro. Parola di Stefano Fassina

Il vice ministro dell’economia Stefano Fassina ha parlato della necessità di un piano B per l’Euro. Di cosa si tratta?

Il 31 dicembre 2013 l’economista Paolo Savona, dalle colonne di un noto quotidiano nazionale, esprimeva la necessità italiana di un piano B per l’Euro. Piano B per prepararsi ad un’ «eventuale» uscita. Come? Tramite una ristrutturazione del debito ed un taglio alla spesa pubblica. Niente di nuovo, si potrebbe dire.

Fassina e il piano B

Anche il vice ministro dell’economia Stefano Fassina ha parlato di un piano B per l’Euro. Il numero due del Tesoro vede nel 2014 un’opportunità irripetibile con la guida del semestre europeo di Luglio. In un’intervista ha dichiarato

Il 2014 può essere, deve essere, come invocato dall’appassionato messaggio del Presidente Napolitano, l’anno della svolta. Per riannodare il filo della fiducia con i più giovani, i quarantenni o quasi alla guida del Paese devono avere il coraggio di sfide storiche, pari a quelle vinte dai padri europeisti dopo la seconda guerra mondiale. Lo shock per la ripresa e il lavoro, richiesto al Governo Letta, è impossibile nel recinto nazionale.

Con riferimento al piano, lo stesso Fassina ha dichiarato

Servono misure di sostegno alla domanda aggregata, consumi e investimenti. Per creare lavoro, bisogna sostenere la domanda. E qui, torniamo a Bruxelles. Dobbiamo preparare un Piano B da presentare in sede europea.

Alla domanda del giornalista sul contenuto del piano B, Fassina è sembrato elusivo

Lo specificherò prossimamente. Questo Piano B dovrà evitare di farci finire come il Titanic contro l’iceberg e dovrà portare l’Italia a ridefinire i propri obiettivi.

Poche parole

Il vice ministro dell’economia giustifica la sua reticenza sulla base del ruolo istituzionale che ricopre. Qualcosa però è emerso dall’incontro. Fassina ha dichiarato che nessun governo europeo è in grado di operare uno «shock positivo» per le economie dell’Eurozona: i vincoli di Maastricht, infatti, sono troppo stringenti. Bisogna allora fare la voce grossa in sede europea.

Un accenno al piano B

Bisognerebbe in primo luogo, secondo Fassina, cercare di adottare nuove regole per l’accesso al credito, una politica monetaria contro la deflazione, lo scorporo degli investimenti dai vincoli del patto di stabilità e un coordinamento delle politiche economiche che corregga gli squilibri dei Paesi che hanno forti surplus della bilancia commerciale. Fassina chiude con una frase piuttosto lapidaria: la fine dell’Europa mercantilista.

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