Il fallimento dell’Unione Europea ai tempi del coronavirus

Neanche il coronavirus sta riuscendo a dare una smossa decisa ad un’Europa da troppo tempo sonnolenta, indecisa e divisa su tutto.

Il fallimento dell'Unione Europea ai tempi del coronavirus

La Spagna ha oltre 3000 contagiati, di cui oltre la metà nella sola area metropolitana di Madrid. Dopo che il ministro Irena Montero è risultata positiva al contagio da coronavirus, il vicepremier Iglesias, suo compagno di vita, è stato messo in quarantena e tutto il governo è stato sottoposto al tampone. In Francia i contagiati sarebbero 2300 e così in Germania. Per ora, ma solo per ora, la situazione sembra meno grave solo nel Regno Unito. Questa la situazione - preoccupante - che si registra ad oggi nei principali paesi europei. Dopo quanto accaduto in Italia era difficile non aspettarsi una rapida diffusione del contagio anche in Europa, dove il virus sicuramente circola almeno da gennaio (il primo caso sembrerebbe essere quello registrato il 24 gennaio in Germania).

Era necessario perciò che tutta l’Europa insieme ed unita (e qui casca come sempre l’asino) approntasse un piano emergenziale per contenere l’epidemia. Invece nulla di tutto ciò è stato fatto. Si è guardato al nostro paese come l’untore europeo e si è pensato nei primi giorni ad isolarlo, più che ad aiutarlo.

Ora anche nel resto d’Europa sembra si stia verificando quanto accaduto da noi una decina di giorni fa. Eppure tutto continua ad essere quasi normale, stadi affollati, negozi, bar e ristoranti aperti senza limitazioni. Solo ora il presidente francese ha deciso per la chiusura delle scuole e delle università in tutto il paese da lunedì. Lo stesso dovrebbe accadere in Spagna, che sta diventando il secondo paese per numero di contagi. La Liga si ferma per due settimane, dopo che un caso di contagio è stato registrato nel Real Madrid. In Germania invece ancora nessuna misura restrittiva pare essere stata presa in considerazione.

L’inadeguatezza dei vertici UE davanti al coronavirus

La lezione del nostro paese non ha sortito quasi nessun effetto in questa Europa, sempre più lenta nei propri processi decisionali nel gestire la normalità, figuriamoci le emergenze. La presidente della Commissione sta dimostrando, francamente, alla prima vera prova dei fatti, un’inadeguatezza davvero preoccupante.

Senza contare il discorso sconcertante della presidente della BCE Lagarde, che con sole cinque parole ha letteralmente gettato nel panico tutti i mercati internazionali. Con le sue parole la nuova presidente della BCE ha drammaticamente mostrato la sua completa inadeguatezza nel ricoprire un ruolo così importante in una situazione così delicata. Ma anche i leader “forti” come Macron e Merkel dimostrano in questo caso una preoccupante carenza di leadership e di autorevolezza.
Adesso arriva Trump a prendere di petto la situazione decidendo unilateralmente di bloccare i voli da e per l’Europa, proprio a causa dell’inazione della stessa nel contrastare il virus, che detto da chi solo pochi giorni fa definiva l’epidemia poco più di un’influenza fa sorridere, ma è emblematico di come ancora una volta questa Europa sia ormai diventata sempre più marginale ed inefficace.

La durezza senza precedenti della nota di Mattarella, uno dei più convinti e strenui difensori della UE, dopo le parole sconcertanti della Lagarde ha forse definitivamente scoperchiato il vaso. Questa Europa non ha futuro se non si opterà per un deciso cambio di passo.

Un’Europa sempre più persa

In questo contesto il nostro paese, sottoposto già ad uno sforzo immane, deve anche combattere con le reticenze e le assurdità di chi occupa posti di comando nelle istituzioni europee. Quello che fino ad ora è mancato è come al solito un piano emergenziale comune, un’idea comune di azione che potesse fare da argine alla diffusione. Invece si è commesso il grave solito errore, come in occasione della questione dei migranti o delle crisi del debito dei paesi del sud Europa, che è quello attendista e di solidarietà solo a parole su chi è in prima linea ad affrontare di volta in volta l’emergenza.

Ma ora lo scenario è mutato, l’emergenza è globale ed occorre una risposta globale. Perché fino a che si pensa che il problema di volta in volta sia solo riferito e limitato ad un paese o ad un gruppo di paesi e non debba comunque essere preso in carico dall’Europa unita, come evidentemente è stato pensato fino ad ora, fino a che non si prenderanno decisioni comuni e valide per tutta l’Europa i problemi se va bene rimarranno sul tavolo e se va male non potranno che peggiorare.

Come già visto, il virus non si ferma ai confini, ma si combatte tutti insieme con decisioni forti, scomode, impopolari ma necessarie. Non basta che la presidente della Commissione dica “siamo tutti italiani” se poi alle parole non seguono fatti concreti. Altrimenti si tratta solo di parole retoriche e di circostanza, di cui in questo momento non se ne sente nessuna necessità.

Non è più ora dell’attesa e delle reticenze, occorrono fatti concreti a livello sanitario prima ed economico poi. Perché in casi come questi il fattore tempo è fondamentale e la sottovalutazione è un errore che potrà avere effetti ancora più devastanti di quelli che questa emergenza sta creando. C’è da sperare che tra tutti gli effetti negativi che questo maledetto virus porterà con sé ci sia, di contro, il merito di dare una scossa decisa ad un’Europa da troppo tempo sonnolenta, indecisa e divisa su tutto.

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