Cuniberti: “Meglio rimanere nell’Euro che tornare alla Lira”

Il responsabile della Consulenza Finanziaria Fee Only di Gamma Capital Markets Giovanni Cuniberti partecipa al dibattito sull’Euro nella nuova puntata di Testa o Croce, e spiega quali possono essere i rischi di un ritorno alla Lira

“Nessuno può prevedere con certezza gli scenari di un’eventuale uscita dell’Italia dall’Euro. Probabilmente si potrebbero verificare turbolenze ed incertezze per famiglie e imprese e, allo stesso modo, è ipotizzabile un massacro al risparmio nel caso si insediasse un governo tecnico di matrice europea". Giovanni Cuniberti docente a contratto della Scuola di Economia e Management di Torino e responsabile della Consulenza Finanziaria Fee Only di Gamma Capital Markets, in questa intervista a “Testa o Croce” su Money.it delinea i possibili scenari di un’uscita dell’Italia dall’Euro e offre anche consigli pratici per difendere risparmi ed investimenti.

Non è facile uscire dall’Euro

Draghi ha sempre definito l’Euro come un processo irreversibile, le conseguenze di un’uscita dell’Italia si ripercuoterebbero in tutta Europa. Il rischio attualmente non c’è, ma la situazione va monitorata anche perché l’esito delle imminenti elezioni potrebbero destabilizzare il sistema. Bisogna sapere cosa fare con i propri risparmi se il sentiment anti-Euro dovesse prendere il sopravvento.

Inoltre, uscire dall’Euro comporterebbe ripercussioni importanti, un conto è la propaganda, altra cosa è avere un approccio reale al mercato, alle conseguenze internazionali. La politica contro l’Euro può essere appoggiata solo se finalizzata al miglioramento dello scenario generale senza un effettivo bisogno di ritorno alla lira.

Il passaggio dalla lira all’Euro ha avuto dei problemi, l’inflazione reale è stata diversa rispetto a quella dichiarata dall’Istat, le difficoltà sono state tante. Il rischio però di fare un secondo passaggio in direzione opposta porterebbe di nuovo al massacro dei cittadini.

L’Euro ha portato però anche la stabilizzazione del debito pubblico italiano che con la lira sarebbe stato decisamente più alto. Il rendimento delle obbligazioni in Europa deve essere stabilizzato, perché l’Italia se analizziamo il risparmio ed il minor livello di debito privato delle aziende, non è affatto il Paese peggiore ma il migliore.

Il clima nell’università e nei mercati

I miei colleghi sono all’80% favorevoli all’Euro, mentre gli studenti dei primi anni dell’università che non hanno ancora affrontato certi argomenti sono più vicini al ritorno alla lira, pensano che questo possa risolvere alcuni problemi italiani.

La lira porterebbe dei benefici, ma anche dei grossi interrogativi. Nessuno può stimare con precisione i danni o i benefici di un passaggio dall’Euro alla lira, è impossibile. Chi sciorina certezza sta comunque sbagliando.

A titolo personale preferisco rimanere nell’Euro e cercare una riforma su più punti sia a livello nazionale che europeo per rilanciare l’economia e portare più fiducia sui mercati e sull’economia reale, dove questo aspetto è fondamentale.

Ritorno alla lira: le conseguenze per imprese e famiglie

Un’impresa italiana si troverebbe improvvisamente ad avere un bilancio in lire ed anche il debito immesso sul mercato subirebbe la stessa conversione, il prezzo delle obbligazioni potrebbe dunque scendere in modo drastico, con dubbi sulla sostenibilità del bilancio dello Stato.

Il ritorno alla lira porterebbe vantaggi enormi verso le esportazioni, ma dall’altro lato essendo l’Italia un paese importatore di materie prime anche il loro costo crescerebbe. Pesando questi due aspetti, l’export compenserebbe il maggior costo delle importazioni.

Se il costo della manodopera rimanesse uguale, l’imprenditore ne avrebbe un beneficio ma se gli stipendi si adeguassero alla svalutazione della lira ed all’aumento dell’inflazione, quell’imprenditore avrà un maggior costo anche dei salari. E dunque un superiore livello nell’export non compenserà più gli altri costi crescenti. Sono molto dubbioso quindi sui benefici che un’azienda potrebbe avere dal ritorno della lira.

Se i salari rimanessero allo stesso livello, le famiglie avrebbero un mutuo più caro. Un periodo di incertezza e turbolenza duraturo potrebbe portare molte aziende e molte famiglie in grande difficoltà e non si può dire preventivamente quali saranno invece i benefici nel lungo periodo.

Se invece i salari aumentassero come abbiamo visto l’impatto sarebbe negativo per le imprese e dunque come ti giri la coperta è sempre corta. L’impatto nella vita di tutti i giorni e sulla fiducia che l’Italia potrebbe trasmettere ai mercati internazionali diventerebbe a rischio e dunque anche la stabilità del Paese potrebbe risentirne.

Riforme per l’Europa e per l’Italia

Serve una maggiore flessibilità con una garanzia sovranazionale del debito e la creazione degli Stati Uniti d’Europa con il trasferimento delle ricchezze dalle aree più forti a quelle più deboli per permettere lo sviluppo di queste zone. Il rilancio italiano ed europeo potrebbe esserci con nuove opere pubbliche e la riduzione della tassazione.

Oggi l’Ue imbriglia questi due aspetti. Serve un percorso interno di riforme all’interno dei vari Stati ed a livello europeo cercando di analizzare le aree che hanno maggiori difficoltà e che devono non solo essere vittime dell’austerity ma sono anche bisognose di rilancio. Non dobbiamo dimenticare che l’obiettivo dei padri fondatori dell’Ue era quello di portare un benessere globale ed una stabilità sociale per evitare guerre e conflitti.

Come difendere i propri risparmi

Come difendere i propri risparmi di fronte ad un possibile ritorno della lira o con l’arrivo di un governo tecnico? Bisogna investire i propri risparmi in obbligazioni che non hanno il domicilio fiscale in Italia. In caso di passaggio dall’Euro alla lira non sarebbero intaccate.

Temo molto che venga introdotta una patrimoniale nel settore immobiliare ed anche in quello mobiliare. Ora non c’è questo rischio, ma in caso di governo tecnico le cose cambierebbero. Lasciare liquidità nei conti correnti potrebbe essere un rischio in caso di prelievo forzoso.

Meglio investire in obbligazioni, azioni, fondi, certificati in base al profilo di rischio, tutelando le oscillazioni di portafoglio, lasciando meno liquidità possibile perché il miglior modo per risolvere il problema del debito pubblico potrebbe essere il prelievo forzoso dai conti correnti.

Gli scenari futuri, occhio al Btp a 10 anni

Per capire gli scenari futuri bisogna osservare il rendimento del Btp a 10 anni. C’è un’area di stabilità quando questo rendimento scende sotto il 2,5%, un’area di incertezza quando è tra il 2,5% ed il 3,6%.

Se dovesse andare sopra il 3,6% diventerebbe un grande problema per le nostre emissioni, con aumento dei costi dello Stato, ma anche per l’apparato bancario pieno di titoli di stato: dovrebbe emettere nuove obbligazioni a rendimenti più alti.

Questo è l’indicatore per vedere se l’Italia andando di fronte al rischio di un attacco speculativo dei mercati e quindi ad un possibile passaggio dal governo attuale ad uno di tipo tecnico di matrice europea che potrebbe massacrare i risparmi degli italiani con danni all’economia reale veramente enormi dai quali sarebbe difficile riprendersi nel breve periodo.

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