Gennaro Zezza: moneta fiscale per uscire dall’Euro (VIDEO)

Per il prof. Gennaro Zezza si può superare l’Euro senza abbandonarlo, con il ritorno delle monete nazionali e l’introduzione di una moneta fiscale.

Una moneta fiscale per uscire dall’Euro. Questa la proposta di Gennaro Zezza, docente di Economia Politica all’Università di Cassino ospite nella nuova puntata di “Testa o Croce”, l’innovativo format tv di Money.it che analizza gli scenari europei e italiani, in particolare legati all’Euro.

>>>Guarda l’ultima puntata di Testa o Croce, Polimeno Bottai: “Ecco come hanno svenduto l’Italia”

Dopo aver ripercorso la storia dell’espansione neoliberista, Zezza rilancia la sua proposta di moneta fiscale e di un modello di disobbedienza attiva nei confronti di quei trattati che calpestano i diritti dei cittadini.

Dai cambi fissi all’Euro, una storia neoliberista

Negli anni ’70 il dollaro si sganciò dall’oro e finì il regime dei cambi fissi, per abbracciare quello dei cambi flessibili (leggi qui la breve storia della moneta dall’antichità a oggi). Sono gli anni del governo Thatcher e del governo Reagan che hanno segnato un passaggio dalle aspirazioni socialiste a quelle neoliberiste.

Si avvia in quegli anni una deregolamentazione dei mercati finanziari, siamo agli albori della globalizzazione. Tutti questi processi sono andati nella direzione di un mercato considerato in grado di funzionare da solo senza alcun problema. Gli interventi del governo vengono considerati causa di danni, e il welfare eccessivo. Diventano quindi necessari tagli alla spesa pubblica e al sociale: la visione prevalente è quella di dover lasciare liberi i mercati finanziari. Questo ha portato una forte concentrazione dei redditi e della ricchezza nelle mani di pochi. Dinamica rimasta immutata fino ad oggi.

La costruzione dell’unione monetaria si è basata proprio su un cambio rigido tra le valute europee per evitare oscillazioni e favorire il commercio interno: purtroppo gli studi empirici hanno escluso un significativo aumento degli scambi europei attribuibile al cambio unico. I vantaggi si sono materializzati solo per i mercati finanziari con una completa mobilità di capitali da un paese all’altro, la possibilità di vendere o comprare per finalità speculative: dinamiche piuttosto limitate prima dell’ingresso dell’Euro.

Quando si è trattato di disegnare le istituzioni europee ha vinto la logica neoliberista: i governi dovevano essere esautorati dalla gestione dell’attività economica, la Banca Centrale nasceva dunque indipendente dai governi. Questo presupposto funzionerebbe se fosse vero l’assunto della capacità di creare benessere da parte dei mercati senza intervento del governo. Abbiamo la Bce tutta impegnata a combattere l’inflazione, ma non a ridurre la disoccupazione.

Lo statuto della Bce è stato realizzato in modo che i governi non possano essere mai salvati come accadeva in passato con le banche centrali nazionali. Non è la moneta la causa della crisi, ma le regole costruite attorno ad essa che hanno determinato i problemi che abbiamo ancora oggi.

Euro e moneta fiscale

Rispetto ad altri colleghi ho una posizione più ottimistica sulle possibilità di uscire da questa situazione evitando una enorme crisi finanziaria. La mia proposta si basa su un superamento soft dell’euro con la reintroduzione delle monete nazionali e trasformazione dell’Euro in una moneta comune seguendo i suggerimenti di Keynes nella conferenza di Bretton Woods.

L’ipotesi è quella di una moneta fiscale. Una moneta emessa dal governo, l’unica istituzione in grado di prelevare tasse dai cittadini. Potrebbe essere un meccanismo per riportare in vigore le monete nazionali senza abbandonare l’Euro, evitando contenziosi con i creditori sui debiti già emessi.

La mia è una posizione intermedia tra i certificati di credito fiscale ed i minibot. Sto parlando dell’emissione di una nuova moneta, soprattutto elettronica, in grado di creare un circuito di pagamento alternativo. La moneta fiscale è uno strumento morbido, la dissoluzione dell’Euro improvvisa e non voluta da accordi collegiali comporterebbe numerosi problemi, soprattutto grandi contenziosi sul pagamento dei debiti. Non dobbiamo dimenticare che l’elevato debito pubblico italiano è in parte nelle tasche delle banche estere.

Uscire dall’Euro: quali conseguenze?

Se uscissimo dall’Euro, sarebbe consentito al nostro governo tornato sovrano di ridenominare i contratti esistenti in una nuova valuta. Per gli italiani non succederebbe niente, riceverebbero lo stipendio in nuove lire, i risparmi messi da parte saranno tramutati nella nuova valuta. Finché il cambio sarà stabile non ci saranno impatti. Il problema è che nell’attuale finanziario internazionale la quotazione delle valute dipende soprattutto dalla speculazione, i grandi fondi di investimento deciderebbero il nuovo cambio Euro/nuova Lira.

Su quel fronte si dovrebbe fare molta attenzione, ci sono clausole di salvaguardia per i creditori internazionali. La speculazione guadagnerebbe da un’occasione come questa, di una nuova moneta che si svaluta e rivaluta velocemente. Comunque non ci sarebbe da fare neanche un dramma di fronte a speculazioni di questo tipo su una eventuale nuova lira: i fondamentali del tasso di cambio dipendono dalla capacità di vendere all’estero i propri beni rispetto a quelli importati. Nell’ultimo periodo l’Italia sta facendo bene, vende più di quanto compra, e una nuova valuta potrebbe apprezzarsi e non deprezzarsi in questo tipo quadro economico.

L’inganno del debito

Il debito pubblico, quando non è in mano a creditori esteri, è la controparte del risparmio degli italiani. Si parla sempre del fardello del debito pubblico sui giovani, ma è un concetto fuorviante. Il governo non fa altro che chiedere un prestito ad un privato che acquista il titolo. Alla scadenza c’è già stata una creazione di ricchezza nel settore privato. L’errore banale che viene fatto è non considerare che il credito è l’altra faccia del debito. Finché queste due entità sono di matrice interna si compenseranno tra di loro. Dire che il debito è impagabile sembra una follia, come stabilire un giorno che non verrà restituito. I danneggiati sarebbero i titolari di fondi pensione, di fondi assicurativi e le banche che hanno i risparmi degli italiani. Vorrebbe dire azzerarli.

Leggi anche: La truffa del debito pubblico che ha fregato tutti gli italiani

Nuova crisi in arrivo e disobbedienza attiva

I problemi fondamentali degli ultimi 25 anni sono stati la deregolamentazione selvaggia del mercato finanziario e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, non si è fatto nulla per arginarli.

C’è una nuova bolla speculativa sui mercati azionari americani, il governatore della Banca d’Italia ha parlato di una crisi finanziaria legata ai derivati, alle banche ombra: la tempesta può arrivare da un momento all’altro, più probabile quest’anno che l’anno prossimo.

In caso di crisi, sono le regole dell’euro con i suoi meccanismi ad aggravare la situazione. In casi di questo tipo servono necessariamente interventi straordinari come accaduto con le misure messe in atto per uscire dalla crisi del 2009.

I deficit dell’Euro sono strutturali, e dunque arriverà presto una nuova crisi. E se quegli interventi straordinari non fossero più ripetibili, la crisi sarà ancora più seria. Finché non riusciremo a modificare le istituzioni europee, e fino a quando i diritti dei cittadini verranno calpestati nel nome dei trattati, dovremmo mettere in atto una disobbedienza attiva. Se si adottasse una linea di questo tipo con la richiesta di riforma delle istituzioni verrebbe sospesa l’applicazione di queste regole fino al raggiungimento di un accordo per un nuovo assetto. Al momento però una posizione come questa è minoritaria e irrilevante.

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