Germania rimpatria l’oro e scatena il panico: cosa c’è di vero?

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Germania rimpatria l'oro e scatena il panico: cosa c'è di vero?

Aver paura della Germania che riporta il suo oro in territorio tedesco in vista del crollo dell’eurozona? Ecco cosa c’è di vero.

La Germania rimpatria il suo oro dalle riserve di New York e Parigi. A cosa si sta preparando la Merkel? La Germania sa davvero qualcosa che noi non sappiamo tanto da correre a difendersi nel bene rifugio in vista di un crollo dell’Eurozona e un ritorno a marco tedesco?

Vediamo cosa c’è di vero in questa teoria cospiratoria e se è opportuno iniziare a preoccuparsi.

L’annuncio è ufficiale: è la Bundesbank, banca centrale tedesca, ad aver comunicato la scorsa settimana di aver rimpatriato circa la metà delle sue riserve di oro prima di quanto precedentemente stimato - e la notizia ha gettato una nuova ondata di panico tra alcuni investitori e su chi, da tempo, sostiene che la Germania stia accumulando riserve auree a tutela di una crisi ormai vicina.

Chi segue da tempo le dinamiche dietro l’oro parla di una teoria cospiratoria fin da quando una voce simile era uscita nel 2013.
Inizialmente si pensava che la fiducia tra le banche centrali si fosse rovinata, con Berlino che aveva criticato l’affidabilità della Federal Reserve di New York.

Da quel momento, il fatto che la Germania stesse riportando tutto il suo oro sparso tra le sue riserve in tutto il mondo è stato sempre più chiacchierato, fino a quando lo scorso giovedì la Bundesbank ha confermato di aver riportato in territorio tedesco 583 tonnellate d’oro dalle riserve che deteneva a New York e a Parigi.
Il suo piano di voler far tornare metà il suo oro a Francoforte è ora al punto in cui sarebbe dovuto essere tra tre anni, secondo quanto previsto inizialmente dalla Germania.

Germania rimpatria l’oro, è panico: c’è da preoccuparsi?

Secondo alcune fonti riportate dall’agenzia Reuters, il ritorno dei lingotti d’oro in territorio tedesco (la Germania ha la seconda riserva aurea più grande del mondo) «può essere necessario per sostenere un nuovo marco tedesco, qualora la zona euro dovesse rompersi».

Questo scenario, tuttavia, appare abbastanza inverosimile, tanto più che il sistema Bretton Woods sui tassi di cambio fissi ha avuto fine nel 1970. Davvero Berlino si sta preparando al crollo dell’euro?

Poi c’è la conferma dei rapporti tesi tra gli Stati Uniti e la Germania: il membro del consiglio della Bundesbank Carl-Ludwig Thiele ha fatto riferimento al nuovo presidente statunitense durante la sua ultima conferenza stampa:

«Trump non ha aperto un discorso sull’impianto di stoccaggio di New York».

Davvero Trump sta spaventando le banche centrali mondiali tanto da spingerle a rimpatriare il loro oro sparso per il mondo? Sembra quantomai esagerata come view.

Infine, le voci provenienti dalla Russia. Sputnik News, che recentemente ha negato le accuse dalla NATO di essere una macchina propagandistica del Cremlino, sostiene che alla Germania sia stato dato l’oro “sbagliato”.
Citando l’economista russo Vladimir Katasonov, il sito di notizie riferisce che gli Stati Uniti potrebbero aver venduto i lingotti d’oro affidati dalla Germania anni fa per poi frettolosamente acquistarne di altri quando la Bundesbank ha bussato la porta per avere indietro il suo oro.

Ormai sembra che per qualsiasi cosa accada di importante nel mercato dell’oro ci sia una cospirazione dietro.
Invece, la spiegazione e la linea ufficiale è un po’ meno allarmistica e interessante. La Bundesbank ha reso noto che il piano di rimpatrio dell’oro serve «per costruire la fiducia a livello nazionale».

Nel 2015 la banca tedesca ha addirittura pubblicato una lista di 2.300 pagine con un elenco di tutti i suoi lingotti d’oro. La lista conteneva i numeri dei lingotti, la composizione, il numero di inventario, il peso lordo e la finezza dell’oro. Ma sembra un lavoro più duro del previsto combattere le teorie complottistiche legate da anni al metallo prezioso.

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