Eurozona: “scontro” tra Schäuble e Visco sull’uso del QE e sul taglio dei tassi

Divergenza di vedute tra il governatore di Bankitalia Visco e il ministro delle finanze tedesco Schäuble sull’uso della politica monetaria. La BCE, però, non può deludere.

Botta e risposta tra il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Il ministro della Germania, nel commentare i lavori del G20 a Shanghai, ha esortato le banche centrali, con particolare riguardo alla BCE, a non puntare su politiche monetarie espansive per migliorare la crescita economica reale.

Per Schäuble è necessario mettere in atto riforme strutturali affinché gli Stati riescano ad alimentare la crescita economica, evitando così manovre monetarie che stimolano la crescita di debiti e la creazione di bolle.

Di diverso avviso il governatore Ignazio Visco che, seppur concordando con Schäuble sul tema delle riforme strutturali, non vuole escludere stimoli di politica monetaria volti a sostenere la crescita in un contesto pieno di rischi. Intanto, la BCE sta cercando di capire come non deludere i mercati il 10 marzo, giorno della fondamentale riunione in cui l’istituto centrale europeo dovrà entrare in azione.

Schäuble: uso eccessivo di politica monetaria crea bolle ed «economie zombie»

Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco e il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble hanno messo in evidenza i loro punti di vista, differenti, sulla politica monetaria.

Il ministro teutonico, a ridosso dell’inizio dei lavori del G20 di Shanghai, ha dichiarato che la Germania non sostiene l’uso di politiche monetarie accomodanti ma che piuttosto preferirebbe la messa in opera di riforme strutturali da parte dei Paesi per sostenere la crescita.

Per il funzionario tedesco, i livelli di debito hanno raggiunto il limite e le politiche monetarie espansive alimenterebbero la crescita degli stessi. Forzare le banche a erogare credito e a immettere liquidità nei mercati pone il rischio di creare bolle le quali, in caso di “sgonfiamento”, creerebbero grossi problemi economici.

Inoltre, sempre secondo Schäuble, l’uso di una politica monetaria espansiva rischia di generare “economie zombie” cioè alimentate da stimoli economici senza i quali non riescono a sopravvivere fisiologicamente (come ad esempio il Giappone).

È necessario quindi ricorrere all’uso di riforme strutturali che permettano così una crescita reale e sostenibile, piuttosto che preferire accomodamenti fiscali e monetari.

Visco: sì a riforme strutturali ma serve il supporto della politica monetaria

Non è dello stesso parere Ignazio Visco, governatore di Bankitalia e membro del consiglio BCE. Secondo Visco, è vero che c’è bisogno di riforme strutturali per ogni Paese e ogni macro-area ma non si può prescindere dal perfezionare politiche monetarie in un contesto di rischi a ribasso per l’attività economica.

Visco quindi si allinea al pensiero del presidente della BCE, Mario Draghi, il quale fin da tempi non sospetti aveva avvertito che una politica monetaria espansiva non sarebbe servita a molto senza riforme.

Eurozona: serve mix di riforme e sostegno di politica monetaria

In effetti, pompare liquidità e cercare di facilitare l’accesso al credito non può essere una misura che da sola può aiutare la crescita economica dei Paesi europei.

Nel Vecchio Continente servono riforme strutturali ma che devono essere coordinate tra i vari membri dell’Eurozona in modo da non creare squilibri che già persistono all’interno dell’area Euro e che mettono a repentaglio la sostenibilità della moneta unica.

Moneta unica che potrebbe svalutarsi ulteriormente in vista dell’importante riunione della BCE di marzo dalla quale ormai i mercati si aspettano un incremento notevole dell’attuale politica monetaria.

Eurozona: i dilemmi della BCE per non deludere i mercati a marzo

Draghi, insieme al board della BCE, dovrà mettere in atto una manovra che non deluda i mercati finanziari come avvenuto nel mese di dicembre quando l’istituto centrale si limitò ad estendere la durata del QE e a tagliare i tassi di deposito scatenando così un sell-off sui mercati europei.

Le attese per la riunione di marzo sono per un aumento monetario del QE da €60 a €70-80 mld mensili e per un nuovo taglio dei tassi di deposito. Mentre la seconda operazione sembra più probabile non lo è tanto la prima, secondo gli esperti di Oxford Economics. Per la casa di ricerche economiche, è probabile che Draghi peschi un “coniglio dal cilindro”.

Un taglio dei tassi di interesse metterebbe in difficoltà la redditività delle banche e per evitare ciò la BCE potrebbe decidere di abbassare i livelli minimi di riserva di capitale per permettere così alle banche di liberare più liquidità (è un sistema in uso ad esempio in Svizzera).

Sul fronte Quantitative Easing, la BCE potrebbe decidere di derogare alla regola degli acquisti effettuati in base alla grandezza economica dei Paesi. In questo modo si permetterebbe ai membri dell’Eurozona più deboli come Italia, Spagna e Portogallo di supportare maggiormente gli acquisti sul debito.

Questo però potrebbe essere mal digerito dalla Germania e dai Paesi “virtuosi” che vedrebbero in una manovra del genere un aiuto per quei Paesi che hanno sostenuto politiche più rischiose.

Permettere alle banche centrali di comprare debito di altre nazioni sembra alquanto improbabile visto le ingerenze della Germania nel condividere i rischi sul debito tra i vari membri dell’Eurozona.

L’acquisto di altri asset, come ad esempio i bond corporativi, al momento non sembra plausibile visto che è una misura da intraprendere in tempi di vera emergenza, cosa che al momento non sussiste.

Quindi, vista la volontà di alcuni Paesi di non aumentare il QE (tra cui proprio la Germania, membro forte in Europa) può essere che la BCE preferisca spingere su un taglio dei depositi o usando misure alternative ad un aumento degli acquisti tramite QE.

Il rischio però è di deludere i mercati e, rischio ancor più grande, è di diminuire fortemente la credibilità dell’istituzione centrale europea.

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