Eurozona, Bundesbank: misure della BCE non convincono

Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha dichiarato di non essere convinto dalle recenti misure varate dalla BCE. In arrivo difficoltà per Draghi?

Nell’ultima riunione di marzo, la BCE ha deciso di utilizzare molte delle munizioni a sua disposizione per cercare di arginare il pericolo deflazione e per stimolare la crescita dell’Eurozona.

Il pacchetto di misure varato dall’istituto centrale europeo ha lasciato di stucco i mercati vista l’imponenza dei pacchetti messi in atto come l’aumento monetario del QE, l’estensione degli acquisti di corporate bond, l’emissione di 4 TLTRO e un ulteriore taglio ai tassi di interesse. Incombe però per il futuro il ritorno al voto dei membri “falchi” del board della BCE con in prima fila il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann.

Il numero uno della banca centrale tedesca ha infatti dichiarato che i pacchetti di stimoli varati non lo hanno convinto.

Eurozona: il bazooka della BCE ha calmato i mercati finanziari

L’ultima riunione della BCE ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai mercati finanziari vista la potenza di fuoco messa in campo dall’istituto centrale europeo per stimolare la crescita e l’inflazione dell’Eurozona.

Nell’ultimo meeting, il board della massima banca europea ha deciso di utilizzare strumenti straordinari per venire in aiuto all’economia della zona Euro, varando un aumento monetario del QE, l’estensione temporale dello stesso, un taglio dei tassi di interesse, l’emissione di 4 TLTRO e l’inserimento dei bond corporativi tra gli asset acquistabili tramite QE.

La mossa ha lasciato di stucco i mercati che non si aspettavano una mossa così forte da parte della BCE e hanno festeggiato le nuove misure con rialzi durati giorni.

Eurozona: Weidmann (Bundesbank) non è convinto dalle misure della BCE

C’è però chi storce il naso per quanto fatto dall’istituto europeo. Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank e membro votante della BCE, ha infatti dichiarato che gli stimoli monetari messi in campo dalla BCE non lo hanno convinto.

Nel dettaglio, Weidmann ha dichiarato che “facendo una considerazione generale, le decisioni prese dalla BCE sono andate troppo oltre e il pacchetto di misure varato non mi ha convinto molto”.

Inoltre, il governatore della banca tedesca ha sottolineato come la BCE debba essere flessibile nei tempi di recupero dell’inflazione e del raggiungimento del target.

La Banca Centrale Europea dovrebbe preoccuparsi del fatto che le attuali politiche erodano i profitti delle banche, rendendo così potenzialmente inefficaci le misure stesse.

La BCE più volte ha discusso su quanto rapidamente si possa raggiungere il target di inflazione del 2%, ribadendo spesso che l’orizzonte temporale prefissato è di medio-termine (inteso anche oltre il 2018).

Eurozona, Weidmann: target inflazione non vanno centrati di corsa e a qualsiasi prezzo

Weidmann stesso ha fatto capire che “medio-termine” può indicare un lasso di tempo ambiguo senza un esatto orizzonte temporale. Ciò non vuol dire però che l’obiettivo sia quello di raggiungere i target inflattivi il più presto possibile e a qualsiasi prezzo, ha aggiunto il numero 1 della Bundesbank.

Il banchiere tedesco ha tenuto a precisare di non ritenere al momento possibili rischi di deflazione, nonostante l’indice dei prezzi al consumo europei si sia contratto in territorio negativo.

Eurozona, Weidmann: cautela nell’uso del QE e dei tassi negativi

Weidmann non è convinto neanche del fatto che l’inflazione core, cioè quella che non tiene conto dei beni più volatili, possa continuare a scendere.

Infine, Weidmann, nell’intervento in Lichtenstein, ha fatto capire la sua avversione all’uso del QE e dei tassi negativi o molto bassi. Il governatore della Bundesbank infatti ritiene che il QE vada usato con cautela e come strumento di emergenza poiché induce alla creazione di bolle speculative e ad allungare i tempi per la messa in opera di riforme strutturali da parte dei governi.

I tassi bassi o negativi, invece, rischiano di detronizzare la trasmissione degli stimoli monetari all’economia reale, poiché l’impatto sugli istituti di credito è quello di ridurre le riserve di capitale (vista l’erosione dei profitti) e di conseguenza di essere incapaci a trasmettere gli stimoli della BCE.

Il ritorno dei falchi nel Consiglio Direttivo della BCE rappresenterà un problema per il presidente Mario Draghi?

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