Euro-dollaro a caccia dei minimi storici: analisi e previsioni per la settimana (21/11 - 25/11)

Il cambio euro-dollaro registra i nuovi minimi del 2016 a 1,056, infilando il decimo giorno consecutivo di ribasso: vediamo le prospettive a breve termine di EUR/USD.

Il cambio euro-dollaro riesce, con la giornata di venerdì, ad abbattere quota 1,06 e a registrare il nuovo minimo annuale a 1,056, in un’inarrestabile crollo che sembra non conoscere tregua.

Novembre è il mese del dollaro USA, che sta riparametrando tutti i cambi nei quali è coinvolto, primo tra tutti il cross contro lo yen, nell’aspettativa di un rialzo ormai certo dei tassi di interesse da parte della Fed nella prossima riunione.

Il mercato torna a credere nel raggiungimento della parità tra euro e dollaro, prospettiva affascinante ma che vede ancora la presenza di diversi scetticismi.

Dopo aver visto le previsioni per la settimana di Borsa Italiana, analizziamo ora l’andamento di euro-dollaro e i possibili movimenti dei prossimi giorni.

Cambio euro-dollaro: parità o meno, a breve il verdetto

Il cambio euro-dollaro non conosce altra direzione se non quella del ribasso dal giorno della vittoria di Trump, avendo coperto nel giro di 10 giorni il range di prezzo che va da 1,13 a 1,05.

EUR/USD registra quindi i minimi degli ultimi 11 mesi, con il mercato che ha praticamente già scontato un rialzo dei tassi di interesse Fed nella riunione del 14 dicembre, prospettiva che sembrava potesse svanire con l’elezione del candidato repubblicano ma che invece ne sembra uscire rafforzata.

La caduta a picco della quotazione ha già visto esprimersi diversi importanti istituti sul possibile raggiungimento della parità tra euro e dollaro.

Barclays e Deutsche Bank, ad esempio, sono stati tra i primi a parlare di un raggiungimento di quota 1,00 del cambio EUR/USD, ipotizzando addirittura una discesa al di sotto della parità.

A loro si contrappone tuttavia una folta schiera di scettici, come nel caso di Commerzbank e della persona di Ulrich Leuchtmann, ricercatore dell’istituto di credito di Francoforte:

“Sta diventando sempre più chiaro che la BCE non potrà mantenere il suo programma di QE invariato per ancora molto tempo, anche se i dati sull’inflazione dell’Eurozona continuano a deludere. ”

L’attenzione viene quindi spostata al ruolo che l’euro potrebbe svolgere da qui ai prossimi mesi, atto ad arginare la crescente forza del biglietto verde:

“Sia che la BCE diminuisca le attuali misure o che ne proponga di nuove, a cominciare dalla riunione di dicembre o al più nei primi mesi del 2017, questo non potrebbe che rafforzare la moneta unica e prevenire un ulteriore crollo del cambio euro-dollaro. ”

Al di là delle possibili reazioni alle novità che prima o poi Draghi comunicherà al mercato, le previsioni per fine anno di Commerzbank per EUR/USD rimangono invariate all’1,04.

In realtà tutto si giocherà nell’area di supporto tra 1,046 e 1,052, che il cambio è ormai prossimo a raggiungere, come osservabile nel seguente grafico settimanale:

I due supporti in verde delimitano l’area oggetto del discorso e rappresentano l’ultimo cuscinetto utile ad euro-dollaro per evitare di stabilire nuovi record storici al di sotto.

Si tratta dei livelli di minimo registrati a marzo e a novembre del 2015, ora estremamente vicini a dove si è fermata la quotazione nella giornata di ieri.

Se è ipotizzabile un loro test nei prossimi giorni, sicuramente lo è di meno l’esito a cui questo porterà.

Un loro abbattimento darebbe nuovo vigore alle chance di raggiungere la parità entro fine anno, magari proprio dopo il rialzo dei tassi da parte della Fed nella riunione del 14 dicembre.

Un rimbalzo da quest’area potrebbe invece tenere a galla EUR/USD tra l’1,052 e la prima grande resistenza lasciata alle spalle a 1,070, con un nuovo equilibrio che quindi non vada a disturbare i minimi storici del cambio, Fed e BCE permettendo.

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