La Grecia ha mai pensato davvero di uscire dall’Euro?

In queste concitate ore non è chiaro quale sarà il destino della Grecia. Ma esiste davvero un piano per l’uscita dall’euro, il famoso «Piano B» o «Grexit» ?

Siamo in un periodo cruciale per la Grecia e per l’Unione Europea.

La trattativa riguardante il nuovo piano di aiuti al Paese mediterraneo è stata molto travagliata, fino ad arrivare ad un punto di rottura (a seguito del quale, come abbiamo visto, si è convocato un referendum in cui al popolo greco si chiederà se accettare o meno la proposta della ex-Troika) che in queste ore si sta cercando di ricomporre.

Ma nel caso in cui l’accordo non fosse possibile, oppure in futuro avvenga una nuova crisi dei rapporti Grecia-UE-FMI, Syriza è davvero pronta a gestire la (forse) necessaria uscita dall’euro, l’ormai famosa «Grexit»?

In parole povere, ha il partito greco davvero preparato «il piano B», un progetto per abbandonare la moneta unica?

Nell’ultima puntata di In Onda (talk show estivo su LA7) del 30 Giugno, l’economista Alberto Bagnai ha espresso disappunto nei confronti del premier greco Tsipras per non essere andato al tavolo di Bruxelles con un piano per l’uscita dall’euro pronto per essere usato come contro-arma di ricatto nei confronti delle «Istituzioni» nel caso in cui non fossero scese a patti riguardo la fine delle misure di austerità. Bagnai affermava di poter dire questo in base alle sue conoscenze in Grecia e dentro Syriza.

Eppure il suo collega e amico Antonio Maria Rinaldi il 7 Marzo di quest’anno scriveva sul sito Scenarieconomici.com che Tsipras ha da tempo un piano pronto per tornare alla dracma, con tanto di interventi su sistema bancario, finanziario e assicurativo, supporto a famiglie imprese da parte della banca centrale greca e addirittura con l’istituzione di un team di avvocati che gestisca i contenziosi sui debiti a seguito della rottura delle trattative fatte con la Troika dall’interno della UE.

Inoltre, più recentemente, Ambrose Evans-Pretchard (giornalista del quotidiano inglese Telegraph e autore di molti articoli sul caso Grecia) il 15 Giugno sosteneva che la corrente più a sinistra dentro Syriza, «Piattaforma di Sinistra», avrebbe preparato un piano completo per il ritorno alla dracma: controlli di capitale, ristabilimento delle piene funzioni della banca centrale greca, ridisegno del sistema finanziario.

Per la verità dall’articolo (non molto dettagliato...) sembra di capire che si sia pensato anche ad una doppia circolazione euro-dracma, che essendo però incompatibile con i trattati europei non sarebbe stata presa veramente in considerazione.

Evans-Pretchard spiegava anche la proposta avrebbe il sostegno di almeno 30 parlamentari di Syriza della «Piattaforma», oltre ad alcuni altri appoggi da altre correnti estreme del partito e, pare, anche dei loro alleati di governo ANEL (il partito nazionalista di destra con cui Tsipras è stato costretto ad un accordo per formare il governo visti i numeri del suo partito nel Parlamento greco).

In effetti, seppur non vi sia scritto a chiare lettere che la volontà è quella di uscire eventualmente dall’Euro, il 4 Giugno la Piattaforma di Sinistra proponeva un documento al comitato centrale di Syriza in cui si affermava che

Se le “istituzioni” (l’ex troika - ndr) continuano con la loro politica di ricatto nei prossimi giorni, il governo ha il compito di affermare chiaramente che da qui in avanti non “spennerà” più il popolo greco saccheggiando i suoi risparmi, non procederà al prossimo pagamento del FMI e che intende portare avanti soluzioni alternative per il futuro del paese sul piano economico, sociale, politico e strategico, a salvaguardia del suo programma

».

E tra le «soluzioni alternative», è probabilmente sottinteso il ritorno alla dracma. Il documento è stato respinto dal comitato centrale del partito con 95 voti contrari contro 75 favorevoli. 

Va assolutamente ricordato che in questo articolo non è stato fatto altro che riportare voci di corridoio.

Non possiamo sapere con estrema precisione, in questo momento, quali sono state le carte preparate da Syriza prima, durante e dopo la trattativa con i creditori della Grecia: né è facile venirne a conoscenza perché, come è ovvio, questi passaggi sono molto delicati e non possono essere sbandierati all’opinione pubblica come niente fosse.

Ciononostante, queste indiscrezioni ci danno la possibilità di fare alcune interpretazioni riguardo tutta la strategia con la quale Tsipras e Varoufakis stanno affrontando la situazione.

A parere di chi scrive, è molto probabile che i due abbiano sempre avuto almeno un abbozzo di piano di uscita dalla moneta unica: nessun Paese, in questo momento storico, può fare a meno di pensare a utilizzare questo tipo di estremo rimedio, nel caso in cui non si riesca a riformare efficientemente l’eurozona e la crescita economica non ripartisse con una certa velocità.

Ma proprio perché, come dicevamo, si tratterebbe di un passaggio molto delicato in cui il rischio di speculazione sulla moneta e sui titoli di Stato che potrebbe partire nel momento in cui si annuncia la possibilità di uscita dall’euro è molto alto, il governo greco potrebbe aver deliberatamente scelto di non parlare troppo di Grexit se non nei momenti più critici: come quelli di questi giorni.

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