E-commerce in Italia tra luce e ombre

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E-commerce in Italia tra luce e ombre

Ecco perché il commercio online è ancora poco diffuso tra gli utenti italiani e le Pmi stentano a far decollare le vendite.

Sono ancora pochi gli italiani che si affidano al web per i loro acquisti. L’e-commerce, in Italia, è un fenomeno lento che sta facendo registrare un piccolo aumento del giro d’affari ma che resta ancora quasi sconosciuto alle Piccole e Medie Imprese, il vero tessuto economico del Paese.

E’ la fotografia scattata dal rapporto di Bem Research dall’emblematico titolo “Luci e ombre del commercio online in Italia”.

Anche in Europa, la quota di mercato dell’e-commerce made in Italy è davvero esigua, soprattutto se confrontata con quella di altri Paesi come Francia, Germania e Spagna.

I dati del rapporto

Il rapporto ci consegna una realtà fatta di luci e ombre, appunto, con un volume d’affari generato online dalla imprese italiane in crescita e un giro d’affari aumentato di 5 miliardi in un anno, considerando i 21 miliardi di euro del 2015 e i 26 miliardi del 2016.

Questo incremento, però, non deve illudere perché l’e-commerce, in Italia, è ancora poco diffuso sia sul fronte della domanda che dell’offerta.

Basti pensare, infatti, che nel 2016 solo il 29% della popolazione di età compresa tra i 16 e i 74 anni ha comprato qualcosa online. Un dato molto distante da quelli della zona euro dove la percentuale di diffusione dell’e-commerce superava il 50% già nel 2015 (53%) contro il 26% dell’Italia, arrivando al 55% lo scorso anno.

Tra i settori che gli utenti hanno privilegiato per i loro acquisti sul web troviamo a pari merito con il 18%, il settore viaggi e trasporti e quello dell’abbigliamento, seguono poi i prodotti tecnologici (14%), gli articoli per la casa (13%), libri e giornali (13%), film, musica e biglietti spettacoli (11%) e infine telefonia e assicurazioni (5%).

Guardando alle imprese, il rapporto indica che appena l’8% di quelle con almeno 10 dipendenti ha ricevuto un ordine online nel 2016 e il 7% nel 2015. Ancora una volta numeri lontani dalla realtà europea dove la media è a due cifre con un 18% registrato l’anno scorso e un 17% nel 2015, senza considerare i picchi di Paesi come Danimarca (28%) o Germania (26%).

E se da una parte le grandi imprese riescono ad agganciare clienti e aumentare il fatturato delle vendite online, dall’altra ci sono le Pmi che invece nel periodo preso in considerazione hanno addirittura fatto passi indietro.

Il fatturato proveniente dall’e-commerce delle piccole e medie imprese, infatti, nel 2016 è diminuito arrivando a pesare su quello complessivo per un misero 6%, 2 punti in meno rispetto all’anno precedente.

I suggerimenti del rapporto

Partendo dall’analisi dei dati, il rapporto suggerisce anche alcuni interventi per migliorare la diffusione dell’e-commerce in Italia.

Innanzitutto, essendo le piccole e medie imprese il vero tessuto economico del Paese, bisognerebbe su questo fronte aumentare investimenti sia pubblici che privati.

“Lasciare che le PMI vengano fagocitate dai giganti del web significa privarle della possibilità, ad esempio, di poter creare strategie di marketing online perfettamente disegnate sui desideri e necessità degli utenti, caratteristica che generalmente assicura un maggior numero di vendite sul web e una migliore affermazione del brand”

si legge.

Più nel dettaglio, viene consigliato, si potrebbe creare un portale web per la promozione del made in Italy attuando nel contempo campagne informative specifiche.

Un’attenzione particolare andrebbe infine riservata alle regioni del Sud Italia dove l’accesso alla banda è disponibile solo per il 40% delle famiglie contro il 53% di quelle residenti nel Centro-Nord. Per questo

“Andrebbe creato un sistema di incentivi fiscali e/o contributi volti a sostenere le spese necessarie per poter accedere al web”.

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