Sempre più persone stanno comprando telefoni “sbloccati” provenienti dalla Cina per provare a risparmiare. Ma potrebbe rivelarsi molto pericoloso
Grazie alla globalizzazione e al dominio dei marketplace, è diventato possibile acquistare oggetti provenienti da ogni angolo del mondo. Una vera e propria manna dal cielo per gli appassionati di tecnologia che con qualche ricerca approfondita possono riuscire a trovare dispositivi elettronici, smartphone, tablet e computer di classe alta a prezzi infinitamente più bassi rispetto a quelli dei negozi.
Purtroppo, però, l’importazione di dispositivi “sbloccati” provenienti da Paesi come la Cina e riconvertiti per i mercati europei può nascondere pericoli da non sottovalutare. Vediamo di che tipo.
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Il caso dell’One Plus 15 “sbloccato”
Pochi giorni fa è comparso sul marketplace di un colosso come MediaWorld un modello di OnePlus15 che, si è scoperto successivamente, era destinato al mercato cinese.
Il dispositivo era stato poi riconfigurato per i Paesi Europei attraverso modifiche ai principali software e al sistema operativo.
All’apparenza, quindi, l’OnePlus 15 non presentava differenze, ma è stato presto scoperto che mancava il marchio CE, ovvero il lasciapassare necessario per la distribuzione nello Spazio Economico Europeo.
Cos’è l’importazione parallela
Chi ha cercato almeno una volta nella vita uno smartphone o un altro dispositivo elettronico online, quasi sicuramente si sarà trovato davanti a qualche prodotto dal prezzo insolitamente basso. Probabilmente dietro di esso si nasconde l’importazione parallela, ovvero la vendita di prodotti acquistati in uno spazio economico diverso da quello di destinazione.
A scanso di equivoci è bene precisare che non si tratta di una pratica che viola la legge. In UE vige la libera circolazione delle merci e uno smartphone può essere rivenduto anche da soggetti che non sono i distributori ufficiali.
Il problema arriva quando l’oggetto arriva da un mercato extra UE. Per essere venduto in Europa, un prodotto deve rispettare gli standard di conformità tecnica, sicurezza e compatibilità necessari per ricevere il marchio CE. Se la dicitura è assente può significare che il dispositivo che pensiamo di acquistare proviene da un Paese in cui quegli standard non sono in vigore oppure che non sono stati rispettati. Con tutto ciò che comporta a livello di sicurezza e tutele in caso di guasti, furti di dati o malfunzionamenti assortiti.
L’importazione parallela è difficile da contrastare
Il fenomeno dell’importazione parallela è quasi impossibile da arginare e potrebbe accompagnarci ancora per molti anni. Le ragioni sono principalmente economiche. I prodotti provenienti dai Paesi Asiatici hanno costi infinitamente più bassi rispetto a quelli europei e per un rivenditore acquistarli e distribuirli può rivelarsi un vantaggio diretto notevole su una concorrenza sempre più agguerrita e in mercati sempre più saturi.
A farne le spese, però, potrebbero essere i consumatori finali. Nessuno mette in dubbio la qualità della produzione asiatica, ma il principio della trasparenza commerciale impone che chi compra sappia con chiarezza cosa sta acquistando e da dove proviene.
Garanzia e assistenza a rischio
Per chi compra un dispositivo privo del marchio CE i maggiori rischi riguardano la garanzia e l’assistenza post-vendita in caso di guasti o malfunzionamento.
Se il rivenditore aggiunge una sua garanzia il problema è legato alla solidità dell’azienda da cui ha comprato il dispositivo. In caso di guasti, però, l’acquirente potrebbe ritrovarsi privo dell’assistenza e di un eventuale rimborso. Per chi acquista potrebbe rivelarsi un pessimo affare. Per chi distribuisce una perdita di reputazione difficilissima da recuperare.
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