Ha fatturato €1 miliardo senza mai pagare tasse. Così questo imprenditore cinese ha beffato il Fisco italiano

P. F.

03/02/2026

Due anni di indagini hanno portato all’arresto di un imprenditore cinese, accusato di aver incassato oltre €1 miliardo con un e-commerce fondato su società usa e getta. Ecco come ci è riuscito.

Ha fatturato €1 miliardo senza mai pagare tasse. Così questo imprenditore cinese ha beffato il Fisco italiano

Per anni ha operato nel settore dell’e-commerce vendendo piccoli elettrodomestici per la casa e costruendo un giro d’affari superiore al miliardo di euro. Un successo solo apparente, perché a fronte dei ricavi non risulta alcun versamento di IVA o imposte allo Stato.

È l’assurda vicenda di un imprenditore di origine cinese, che è è stato arrestato dopo l’estradizione dalla Spagna al termine di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Gorgonzola e coordinata dalla Procura di Monza.

Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe gestito un sistema societario pensato per eludere sistematicamente il Fisco italiano, sfruttando la velocità del commercio online e la facilità di aprire e chiudere aziende nel giro di pochi mesi. Ecco come ci è riuscito.

Un impero costruito su società a perdere

Il meccanismo individuato dalle autorità lombarde si basava sulla creazione continua di nuove società, tutte attive nella vendita online di friggitrici ad aria, frullatori e aspirapolvere presentati come prodotti di “ultima generazione”. Le aziende venivano portate rapidamente a fatturare cifre elevate - fino ai 30 milioni di euro l’anno - per poi essere abbandonate quando iniziavano ad accumulare debiti o arrivavano le prime richieste di pagamento.

Il personale, i magazzini e le attività operative restavano invariati. Cambiava soltanto la ragione sociale, mentre la società precedente veniva lasciata fallire. Una pratica che ha generato una catena di fallimenti pilotati e un dissesto complessivo stimato in circa 5 milioni di euro.

Le indagini hanno evidenziato una struttura operativa distribuita su più Paesi europei. Le società facevano riferimento a una rete che si estendeva tra Spagna, Paesi Bassi, Germania e Gran Bretagna, rendendo complessa la ricostruzione dei flussi finanziari e l’individuazione delle responsabilità.

Questo assetto consentiva di spostare attività e risorse con rapidità, sfruttando le differenze normative e rallentando gli interventi delle autorità fiscali. Nonostante la frammentazione, la Guardia di Finanza è riuscita a risalire all’amministratore di fatto, considerato il vero regista dell’intero sistema.

Dalle verifiche Covid al mandato di arresto europeo

L’inchiesta è partita nel 2024 durante accertamenti legati ai fondi Covid. Da quel primo filone investigativo è emerso un quadro più ampio, ricostruito attraverso controlli incrociati sulle banche dati e analisi della vita societaria delle imprese coinvolte. Le società risultavano operative in media meno di 24 mesi, un dato ritenuto anomalo in rapporto ai volumi di fatturato.

Nel 2025 il gip del Tribunale di Monza ha emesso una misura cautelare nei confronti dell’imprenditore, rimasta ineseguita perché l’uomo si trovava all’estero. Il fermo è arrivato nei giorni scorsi a Madrid, in esecuzione di un mandato di arresto europeo, seguito dall’estradizione in Italia.

Le accuse di bancarotta e fode

Atterrato all’aeroporto di Linate, l’imprenditore è stato preso in consegna dagli investigatori e trasferito in carcere. Dovrà rispondere di bancarotta fraudolenta e frode fiscale, accuse legate allo svuotamento sistematico delle società e al mancato pagamento delle imposte.

Secondo la Guardia di Finanza, l’operazione ha un valore che va oltre il singolo caso. Schemi di questo tipo alterano la concorrenza e penalizzano le imprese che rispettano le regole, creando un vantaggio illecito fondato sull’evasione. L’indagine, spiegano dal comando della Martesana, mira a proteggere “il tessuto economico sano e chi opera nel rispetto delle regole”.

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