C’è un errore che molti italiani commettono ogni giorno senza rendersene conto. È legale? No. È pericoloso? Molto più di quanto si pensi.
Succede tra amici, tra colleghi e soprattutto nelle famiglie con genitori anziani. Qualcuno ha bisogno di fare una spesa veloce, non ha i contanti, e tu gli allunghi la tua carta con un «usa la mia, tanto so che sei tu». Un gesto di fiducia che può trasformarsi velocemente in un errore che potrebbe costarti molto caro.
Prestare la propria carta di credito o di debito a terzi (anche al coniuge, ai figli, ai genitori, agli amici più stretti) è una violazione diretta dei termini e delle condizioni di utilizzo che hai accettato al momento dell’emissione. E le conseguenze, se qualcosa va storto, possono essere molto serie.
Non puoi prestare la tua carta a terzi
Quando una banca o un istituto di pagamento emette una carta a tuo nome, lo fa stipulando un contratto con te e soltanto con te. Il PIN che ti viene assegnato o che hai scelto è uno strumento di autenticazione personale che consente di attribuire l’operazione al titolare della carta.
Condividere carta e PIN con un’altra persona significa trasferire de facto il controllo su uno strumento finanziario intestato a te, senza che la banca ne sia informata né abbia dato il consenso. Questo espone il titolare a una serie di rischi. Il primo rischio è quello più immediato: se la banca rileva che la carta viene utilizzata da una persona diversa dal titolare (attraverso sistemi antifrode, anomalie nei comportamenti di spesa, o segnalazioni) può bloccare la carta e, nei casi più gravi, chiudere il rapporto contrattuale.
Niente rimborsi in caso di truffa
Il rischio più sottovalutato, però, è un altro e riguarda il diritto al rimborso in caso di truffa.
Le normative europee in materia di pagamenti, in particolare la PSD2 (Payment Services Directive 2), prevedono una tutela piuttosto ampia per il consumatore in caso di transazioni non autorizzate. In linea generale, se qualcuno usa la tua carta senza il tuo consenso, hai diritto a chiedere alla banca il rimborso delle somme sottratte.
Ma questa tutela ha dei limiti precisi e uno di questi riguarda la cosiddetta «colpa grave» del titolare. Se la banca riesce a dimostrare che il titolare ha ceduto la carta e il PIN a terzi, violando consapevolmente le condizioni contrattuali, può legittimamente rifiutarsi di rimborsare le perdite.
In caso di disputa, la prova della cessione volontaria non è sempre facile da raccogliere, ma le banche dispongono di strumenti di analisi sofisticati come la geolocalizzazione delle transazioni, l’analisi dei comportamenti di spesa incoerenti con il profilo del titolare, l’utilizzo da dispositivi diversi. Se dagli elementi raccolti emerge che il titolare ha condiviso volontariamente carta e credenziali, la banca potrebbe sostenere l’esistenza di una condotta gravemente negligente e contestare il diritto al rimborso.
Come usare la carta in modo sicuro
Al di là del caso specifico del prestito a terzi, proteggere la propria carta di pagamento richiede alcune abitudini che è bene adottare sistematicamente.
Non condividere mai il PIN, in nessuna circostanza e con nessuna persona. Vale anche per la password del tuo home banking. Se hai bisogno di annotarlo, non farlo su un pezzo di carta che conservi vicino alla carta stessa e mai in formato digitale non protetto.
Attiva le notifiche in tempo reale per ogni transazione effettuata con la carta. La maggior parte delle banche e degli istituti di pagamento offre questo servizio gratuitamente tramite SMS o notifica push sull’app. È il sistema più efficace per accorgersi immediatamente di un addebito non autorizzato.
Controlla regolarmente l’estratto conto, anche se ricevi notifiche. Le frodi più sofisticate a volte si nascondono in addebiti di piccoli importi, difficili da notare sul momento ma che si accumulano nel tempo.
Usa metodi di pagamento con doppia autenticazione quando fai acquisti online. I circuiti più diffusi usano sistemi come 3D Secure, che richiedono una conferma aggiuntiva (codice via SMS o biometria) prima di completare la transazione. Se un sito non la richiede, è un segnale d’allarme.
Preferisci il pagamento contactless o i wallet digitali (Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay) per le transazioni fisiche. Questi sistemi non trasmettono i dati reali della carta, ma un codice temporaneo generato per ogni transazione, molto più difficile da intercettare rispetto alla striscia magnetica.
Segnala immediatamente qualsiasi transazione sospetta alla tua banca. Più aspetti, più si complica la procedura di rimborso. La segnalazione tempestiva è spesso il fattore decisivo per ottenere il riaccredito delle somme.
E se ho bisogno di usare la carta di qualcun altro?
La maggior parte delle banche e dei servizi fintech consente di emettere delle carte aggiuntive collegate allo stesso conto, intestate a una persona specifica. In questo modo, chi usa la carta è identificato come titolare secondario autorizzato, la banca è al corrente della situazione e i diritti di entrambe le parti sono protetti.
Alcune piattaforme consentono anche di impostare limiti di spesa sulle carte aggiuntive, il che può essere utile quando si tratta di dare un accesso controllato a figli o familiari.
In alternativa, è possibile utilizzare strumenti pensati per essere condivisi o destinati a un altro utilizzatore, come delle specifiche carte prepagate, verificando sempre le condizioni previste dall’emittente.
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