Domani vertice BCE: la situazione nell’Eurozona peggiora, ma Draghi non può intervenire. Ecco i motivi dello stallo

Napoli domani ospita la riunione della Bce. Nonostante i dati sull’inflazione peggiorino la situazione dell’Eurozona, per domani si prevede un altro vertice di stallo.

La situazione economica nell’Eurozona fa tutt’altro che migliorare. A settembre l’inflazione è stata pari allo 0,3% con un indice core tornato ai minimi storici, +0,7, la disoccupazione in alcuni paesi dell’Ue, Italia in primis, continua a macinare nuovi record negativi e l’iniezione di liquidità tentata con l’asta Tltro di settembre non ha sortito l’effetto sperato. Nonostante la situazione richieda oggi più che mai un intervento deciso di politica monetaria, nella riunione di domani gli analisti non si aspettano grandi sorprese da Mario Draghi.

Nuove iniziative
Secondo gli osservatori è difficile che nella riunione di domani, a Napoli, la Bce possa decidere per nuove iniziative. Il motivo principale dello stallo sarebbe tutto politico, Draghi non ha ancora, all’interno del board della Bce, un sostegno politico tale da poter intraprendere altre iniziative di politica monetaria.

Tutti i banchieri centrali dell’Eurozona sono coscienti della drammatica situazione dell’economia comunitaria, soprattutto se si guarda i dati legati all’inflazione che si allontana sempre più dall’obiettivo del 2%. Ma nonostante questo, i falchi europei non sono ancora disponibili ad assecondare ulteriori iniziative.

Aste Tltro
Prima di intervenire con mezzi non convenzionali, come il quantitative easing, la Bce vuole vedere l’effetto sull’economia reale della seconda asta Tltro di dicembre e l’acquisto di titoli cartolarizzati.

Giovedì 18 settembre 255 banche europee avevano la possibilità di chiedere prestiti a tassi agevolati allo 0,15% per circa 400 miliardi. Le stime, avevano già anticipato che la domanda si sarebbe fermata a circa 120 miliardi, in vista della seconda asta quando le richieste sarebbero state più ingenti. Ma la realtà è stata peggiore delle aspettative: nella prima asta Tltro soltanto 33 banche hanno chiesto credito alla Bce per una cifra che si è fermata a 82,6 miliardi di euro. La prima asta di Tltro è stata giudicata dai più un flop, ma probabilmente Draghi, nella riunione di domani, cercherà di spostare l’attenzione sulla prossima asta Tltro, quella in programma per l’11 dicembre. Quel giorno la Bce metterà a disposizione delle banche i restanti 317,4 miliardi di finanziamenti meno cari di 10 punti base rispetto all’asta di settembre.

ABS e covered bond
L’unica cosa certa è che domani Draghi svelerà i dettagli dell’operazione di acquisto di obbligazioni Abs. Draghi ha però già precisato che la Bce è disposta ad acquistare solamente titoli «trasparenti» e di categoria senior, ovvero la parte di obbligazioni più sicura, al riparo da grandi perdite e con i rendimenti più bassi. Inoltre, la Bce potrà acquistare anche covered bonds, vale a dire obbligazioni emesse dalle banche e garantite dai flussi di denaro che arrivano dalle rate sui prestiti che rimangono però nei bilanci delle banche.

Ma secondo indiscrezioni raccolte dal Financial Times è possibile che le caratteristiche di Abs che la Bce è disposta ad acquistare siano tali da comprendere anche i titoli più sicuri emessi dalle banche di Grecia e Cipro. Se domani Draghi optasse per regole più flessibili - (attualmente la Bce guarda solo ad Abs con rating minimo BBB) - anche le banche di Cipro e Grecia potrebbero beneficiare degli acquisti.

Aqr e stress test
Infine l’altro ostacolo ad ulteriori iniziate della Bce sono i risultati degli asset quality review e stress test che dovrebbero essere pubblicati a metà ottobre. Conoscere la salute delle banche dell’Eurozona permetterà loro di avere un’idea più chiara delle necessità di finanziamento e della strategia da mettere in pratica sui prestiti all’economia reale. Ed è proprio in attesa di questi risultati che i falchi della Bce frenano sui nuovi interventi. Un quantitative easing finirebbe per aiutare anche quelle banche che si sono comportate in maniera poco prudente, creando un problema di moral hazard da parte dei manager bancari.

Superati questi importanti appuntamenti, a coloro che siedono alla Bce e sono contrari al quantitative easing, resterebbe da invocare soltanto la mancanza delle riforme strutturali da parte dei paesi in difficoltà. Potrebbero legare il via libera al QE alla conclusione dei compiti a casa da parte dei Paesi dell’Eurozona. Ma a quel punto la situazione potrebbe essere ulteriormente peggiorata, e potrebbe essere già troppo tardi.

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