Covid, scoperte le cause che provocano i danni al cervello: lo studio

Martino Grassi

6 Gennaio 2021 - 10:22

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Un nuovo studio è riuscito a scoprire quali sono le cause che provocano i danni al cervello dopo l’infezione da coronavirus, notando che non dipendono direttamente dall’infezione virale.

Covid, scoperte le cause che provocano i danni al cervello: lo studio

Se ormai era già noto che il Covid-19 avesse delle ripercussioni anche sul cervello, e non solamente sui polmoni, adesso un nuovo studio è riuscito a scoprire anche quali possono essere le cause che provocano i danni al sistema nervoso centrale, mettendo in luce il fatto che non dipendono direttamente dall’infezione virale.

La ricerca è stata condotta dagli scienziati del National Institute of Health (NIH) degli Stati Uniti, che hanno analizzato i danni del cervello nei pazienti deceduti dopo aver contrattato la malattia, notando delle lesioni simili a quelle provocate dagli ictus e da altre patologie neuroinfiammatorie.

Covid, scoperte cause dei danni al cervello

“Siamo rimasti completamente sorpresi. Abbiamo osservato danni che di solito sono associati a ictus e malattie neuroinfiammatorie”. È quanto ha dichiarato Avindra Nath, direttore clinico del National Institute of Neurological Disorders and Stroke (NINDS) del NIH e autore senior dello studio. Sebbene infatti vi fossero già delle ricerche che confermavano il rischio di eventi cerebrovascolari causati dalla Covid-19, i ricercatori hanno notato anche un assottigliamento dei vasi sanguigni rispetto ai pazienti sani in alcune aree del cervello, e un maggiore rilascio di proteine, come il fibrinogeno.

Il dottor Nath, che ha effettuato la microscopia a risonanza magnetica post-mortem, andando ad indagare i bulbi olfatti e del tronco celebrale, ha confermato che è stato “scoperto che i pazienti che contraggono l’infezione da Sars-Cov-2 possono andare incontro a danni cerebrali dovuti a lesioni microvascolari. Lo studio ha coinvolto 19 pazienti deceduti, ed ha permesso di ritrovare anomalie in 10 soggetti.

I risultati dello studio

All’interno delle scansioni sono stati ritrovati molti punti luminosi, chiamati iperintensità, che indicano un’infiammazione, e diverse macchie di colore scuro, chiamate ipointensità, che invece sono sintomo di un sanguinamento. Da una successiva analisi al microscopio è stato possibile scoprire che le parti luminose erano causate da lesioni microvascolari e dalla perdita di fibrogeno, mentre quelle scure indicavano dei sanguinamenti congestionati, dovuti a microemmorragie, che sembravano innescare una risposta immunitaria, come dimostrato anche da un’elevata quantità di cellule T del sangue e cellule immunitarie in queste regioni.

Durante la ricerca tuttavia non sono stati individuati dei segni di infezione all’interno dei campioni di tessuto celebrale analizzato, nonostante siano stati adottati diversi metodi di rilevazione in grado di rintracciare la presenza di materiale genetico o proteine di Sars-Cov-2. “I nostri risultati suggeriscono che il danno possa non essere stato causato dal virus SARS-CoV-2 che infetta direttamente il cervello” ha precisato Nath, aggiungendo che adesso si dovranno indagare le modalità tramite cui la malattia riesce a danneggiare i vasi sanguigni del cervello.

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