Covid: il 56% delle famiglie ha difficoltà ad arrivare a fine mese

Antonio Cosenza

28/04/2021

28/04/2021 - 10:10

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Il Covid ha comportato una riduzione del reddito per 7,5 milioni di lavoratori. Più della metà delle famiglie italiane ha difficoltà a sostenere le spese quotidiane.

Covid: il 56% delle famiglie ha difficoltà ad arrivare a fine mese

Le conseguenze del Covid sull’economia italiana non hanno precedenti: secondo uno studio condotto dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, il 56% delle famiglie ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese.

Basterebbe questo dato per giustificare le riaperture autorizzate dal Governo con l’ultimo decreto, decisione che però non piace ad alcuni esperti in ambito sanitario che ritengono si tratti di un rischio “non ragionato. Mario Draghi però non si è nascosto in conferenza stampa, spiegando di essere rimasto colpito dalle proteste di piazza da parte di coloro che da oltre un anno sono senza lavoro e devono fare affidamento solamente sui ristori del Governo, con tutte le incertezze del caso.

Perché è vero che l’andamento della pandemia, seppure la curva sia ormai tendente verso il basso, non ci fa dormire sonni tranquilli, ma è altrettanto vero che non si possono lasciare sole tutte quelle famiglie che a causa della pandemia sono state vittime di una notevole contrazione del reddito, con il rischio concreto di perdere il posto di lavoro (specialmente una volta che verrà eliminato il blocco dei licenziamenti).

Per questo motivo è stato deciso un primo allentamento delle restrizioni: d’altronde, come spiegato anche dal Ministro dell’Economia Daniele Franco, “il miglior ristoro possibile è proprio il lavoro”. Ecco perché è stata autorizzata la ripresa delle attività, con la speranza che le conseguenze, disastrose per l’economia, della pandemia possano essere mitigate.

L’altra faccia del Covid: il 57% delle famiglie ha difficoltà ad arrivare a fine mese

Secondo quanto riportato dalla ricerca (“Gli italiani e il lavoro dopo la grande emergenza”) della Fondazione studi consulenti del lavoro, il Covid ha causato una contrazione del reddito per 7,5 milioni di lavoratori.

Sono lontani i tempi in cui l’allora Ministro dell’Economia Gualtieri rassicurava le famiglie italiane dicendo che “nessuno avrebbe perso il lavoro causa Covid”. Non è “andato tutto bene” come si sperava, visto che ad oggi più della metà delle famiglie italiane vive in una situazione di disagio economico a causa del Covid.

E ci sono famiglie ancora bloccate: circa 1,8 milioni di lavoratori, infatti, ancora non possono riprendere a lavorare a causa delle restrizioni imposte dal Governo, o comunque sono stati messi in cassa integrazione dalla loro azienda in difficoltà.

Ma paradossalmente il peggio potrebbe ancora arrivare: c’è sempre lo sblocco dei licenziamenti all’orizzonte, tant’è che - come riportato dallo studio - più di un milione di lavoratori, di cui 620 mila dipendenti e 400 mila autonomi - sono convinti di perdere a breve il proprio posto di lavoro. Ci sono poi quelli che temono, ma non sono certi, le ripercussioni dello sblocco dei licenziamenti: si tratta di altri 2,6 milioni di lavoratori.

Guardando ai redditi, 7,5 milioni di persone hanno registrato una perdita delle entrate mensili, ossia il 32,5% degli occupati in Italia. Questo ha fatto sì che molte famiglie abbiano cominciato a tagliare le spese superflue, penalizzando quindi ancora di più l’economia del Belpaese.

Nel dettaglio, la maggioranza delle famiglie italiane (il 56,1%) ha dichiarato di aver incontrato problemi nel far fronte alle spese quotidiane. Una difficoltà ad arrivare alla fine del mese che ha reso necessario - nel 44,2% dei casi - un taglio dei consumi per i beni non di prima necessità. E nei casi più gravi, il 16,7%, c’è stato un taglio anche nell’acquisto di beni primari. E il 4,4% è stato persino costretto a chiedere un prestito, o comunque ad indebitarsi.

Il Covid penalizza maggiormente gli autonomi e i precari

Le conseguenze sull’economia si ripercuotono perlopiù sui redditi degli autonomi. Più della metà degli indipendenti - il 53,5% - ha registrato un calo del reddito da lavoro che per un lavoratore su dieci è stato persino superiore al 50%. Il 27,1% dei dipendenti, invece, ha subito un calo del reddito: ma se si escludono gli statali, tra i meno penalizzati dallo scoppio della pandemia, la percentuale sale al 31,7%.

Per non parlare poi dei lavoratori precari, in quanto questi non hanno potuto fare affidamento sulla stabilità del posto di lavoro. È questo il gruppo che ha subito le conseguenze più rilevanti: basti guardare al dato relativo a coloro che hanno avuto difficoltà a far fronte alle spese quotidiane, il quale interessa il 68,1% dei lavoratori precari.

Non siamo ancora usciti dalla pandemia - ed è ancora in vigore il blocco dei licenziamenti - e le conseguenze sull’economia sono persino peggiori rispetto a quelle previste un anno fa. Serve che il mondo del lavoro riparta per scongiurare una crisi economica ancora peggiore, e - come spiegato da Rosario De Luca, presidente della Fondazione - è necessario “investire in modo strutturale sulle politiche attive del lavoro, per riqualificare le competenze di tutti quei lavoratori che rischiano di essere espulsi dal mercato”.

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