Cos’è la recessione tecnica: il vero significato dello stato dell’economia in Italia

Cos’è la recessione tecnica, il nuovo stato dell’economia italiana a seguito degli ultimi dati Istat sul PIL?

Cos'è la recessione tecnica: il vero significato dello stato dell'economia in Italia

L’Italia è in recessione tecnica. Tutti ne parlano, ma il suo significato risulta essere poco chiaro, anche a causa della mancanza di una visione comune tra gli economisti.

Che cos’è una recessione tecnica? È un parametro affidabile per valutare l’andamento dell’economia italiana e le più recenti scelte politiche ed economiche del Governo?

Vediamo di fare chiarezza individuando la differenza tra una recessione economica, una recessione tecnica e una crisi economica, analizzando gli indicatori che, invece, restituiscono un quadro migliore delle condizioni economiche nazionali.

Cos’è la recessione tecnica: significato

Nella teoria economica, con il termine «recessione tecnica» si indica un periodo di due trimestri consecutivi durante i quali si registra una crescita in negativo misurata attraverso il Prodotto Intero Lordo (PIL) di un Paese.

Il PIL è un indicatore chiave per misurare la salute dell’economia di un Paese che prende in esame la spesa delle famiglie in beni ovvero i consumi (C), gli investimenti privati (I), la spesa pubblica (G), il titola delle esportazioni (X) e delle importazioni (M) tramite la nota formula Y(PIL)=C+I+G+(X-M), come spiegato nella guida di Money.it su Cos’è il PIL.

Recessione tecnica, recessione economica, crisi economica

È opportuno riportare le dovute differenze rispetto ad altri termini in voga sullo stesso tema: in via ufficiosa, ovvero non riconosciuta in definitiva da organi competenti, parliamo di recessione economica quando il PIL è negativo su base annuale, ovvero rispetto all’anno precedente, mentre parliamo di crisi economica quando il PIL annualizzato arriva a superare la soglia negativa del -1%.

La recessione tecnica in Italia

L’Italia è entrata in quella che viene definita recessione tecnica a seguito della pubblicazione degli ultimi dati sul PIL ad opera dell’Istat.

Il dato pubblicato il 31 gennaio mostra una crescita in negativo per il quarto trimestre 2018 dello 0,2%, una delusione per gli analisti che avevano previsto una flessione dello 0,1%. Per il terzo trimestre l’Istat aveva già riferito una decrescita dello 0,1%, fattore che ha gettato le basi affinché si potesse iniziare a parlare di recessione tecnica.

L’arrivo della recessione tecnica in via ufficiale per l’Italia porta ora il Governo sotto una nuova, e pensante, pressione. Sono lontani infatti gli obiettivi che il premier Conte si è dato sul fronte del PIL per il 2019: il +1,5%, contro il +0,1% segnato nell’ultima rilevazione.

Un indicatore affidabile?

Le regressione del PIL per almeno due trimestri di fila è davvero un indicatore affidabile nel valutare la salute di un’economia? Certamente non siamo di fronte ad una notizia positiva ma occorre presentare alcune specifiche. Tuttavia, il PIL ha il ruolo di misurare la produttività di un Paese e, conseguentemente, la sua capacità di produrre ricchezza. Tale dato non riesce, invece, a misurare la ricchezza vera e propria di un Paese, ma solo i prezzi e i costi di beni e servizi al loro stato in un dato arco di tempo.

Il dato può scendere in territorio negativo quando le importazioni eccedono le esportazioni o quando la spesa delle famiglie, gli investimenti privati o tutti questi fattori scendono. Argomento a sé quello della spesa pubblica: il PIL può salire anche se la spesa pubblica diminuisce in modo considerevole, di fatto un elemento negativo per l’economia di un Paese.

Un indicatore utile per valutare la salute di un Paese è il PIL rapportato al totale del debito attraverso il noto rapporto Debito/PIL, il vero cruccio dell’Italia. Siamo di fronte ad una situazione sana quando il debito è alto ma lo è anche il PIL. Se invece, come per l’economia italiana, il debito è di gran lunga superiore al PIL, che non cresce, iniziano a palesarsi dei problemi strutturali importanti.

Le cause e i campanelli d’allarme

La storia economica ci mostra che, solitamente, una recessione dura dai sei ai 18 mesi.
Non esiste una metodologia affidabile per prevedere come e quando si verificherà una recessione. Tuttavia, secondo molti economisti, esistono degli indicatori, anche se non universalmente riconosciuti, che possono anticipare una recessione se presenti in contemporanea.

Tra questi, troviamo: un calo dei prezzi degli strumenti finanziari, l’andamento del tasso di disoccupazione e una curva dei rendimenti invertita. Quando i rendimenti a lungo termine scendono al di sotto di quelli a breve termine (i titoli decennali rispetto a quelli a 3 mesi), si verifica una recessione. Viceversa, una curva positiva, orientata nella direzione opposta, segnala una crescita.

Oltre alla rilevazione di trimestri consecutivi di calo del PIL, gli economisti valutano diverse metriche per determinare se vi è una recessione imminente o se è già in atto. Questi indicatori sono divisi in due categorie:

  • indicatori leading (primari)
  • indicatori lagging (differiti).

Gli indicatori primari si materializzano prima che una recessione venga dichiarata ufficialmente. Tra questi, il più comune è la contrazione del mercato azionario. Nella teoria economia una discesa dell’indice azionario di riferimento di un Paese si verifica diversi mesi prima che si formi una recessione. E’ il caso dell’Italia: il Ftse Mib nel corso del 2018 è sceso di oltre il 17%.

Di certo l’arrivo della recessione tecnica in Italia non stupisce nessuno, starà ora al Governo agire di conseguenza mentre attendiamo eventuali downgrade sull’economia italiana da parte delle maggiori agenzie di rating.

Iscriviti alla newsletter Formazione Finanziaria per ricevere le news su Recessione

Condividi questo post:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.