Conferenza Draghi: per la BCE inizia il lento cammino verso il Quantitative Easing Europeo

Renato Frolvi

05/06/2014

05/06/2014 - 15:32

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Nella conferenza stampa della BCE del 5 giugno Mario Draghi annuncia diverse misure che potrebbero però rivelarsi ancora inefficaci: se l’inflazione non tornerà subito a salire si dovrà per forza procedere a un QE anche in Europa.

Le decisioni prese oggi dalla BCE e annunciate da Mario Draghi oggi erano in gran parte scontate: l’abbassamento dei tassi sui REFI a 0,15%, quello sui prestiti marginali O/N allo 0,40% e la penale applicata sui depositi a 0,10% (tasso ufficiale a -0,10%) non hanno sorpreso di molto i mercati e non sorprenderanno l’economia.

Credo che difficilmente, da sole, queste misure possano dare una scossa all’offerta di credito all’economia visto che ci troviamo di fronte ad un allarmante dato sulla crescita degli impieghi diffuso dalla stessa BCE nel bollettino di maggio: -2.5% annualizzato da marzo 2013 a marzo 2014. La BCE si è mossa certamente con eccessiva lentezza in questi 2 anni.

La BCE ha sbagliato anche tutte le previsioni sull’inflazione per 4 anni consecutivi dal 2010 al 2013 sovrastimando pesantemente i dati effettivi che poi si sono realizzati, a Francoforte non hanno nemmeno previsto la perdurante forza dell’Euro e il suo contributo deflattivo per l’economia europea al punto tale che anche sino all’ultima conferenza stampa di maggio Draghi ha continuato a ripetere che il tasso di cambio non è un target di politica monetaria della BCE. Vero, ma avrebbero potuto almeno intervenire con l’acquisto di asset denominati in dollari (treasury molto corti, commercial papers di primario standing creditizio e altri strumenti di mercato monetario) al fine di porre un argine allo strapotere dell’Euro, determinato dagli afflussi continui sui mercati finanziari europei. L’acquisto di dollari sui mercati però non viene menzionato da Draghi nella conferenza stampa.

La manovra di un nuovo LTRO DA 400MLD con finalità di utilizzo, di durata 4 ANNI al tasso REFI +0.105 (in pratica 0.20%) rientra anch’essa negli interventi attesi da parte del mercato e anche la procedura di “funding for lending” che anche la BCE ha varato, imitando la Bank of England dei mesi passati.

Quest’ultima manovra dovrebbe facilitare l’aumento dell’offerta dei prestiti all’economia, ma soprattutto una diminuzione della frammentazione del costo dei finanziamenti in Europa: attualmente le imprese appartenenti ai paesi periferici (Italia e Spagna in primis) sopportano costi più alti delle imprese tedesche o francesi, aumentando vieppiù la disparità di trattamento all’interno dell’area Euro.

Le banche italiane e spagnole quindi dovranno aumentare l’offerta di credito alle aziende e ai privati a condizioni più favorevoli, rompendo la riluttanza a indebitarsi delle imprese e la loro stessa riluttanza a prestare (le banche infatti sono alle prese con pressanti richieste di rafforzamenti patrimoniali della BCE, con gli stress test della E.B.A. European Banking Autority e con un aumento problematico delle sofferenze su larga scala ).

Quanto al programma di acquisto delle cartolarizzazioni ABS in pancia alle banche esso rappresenta un intervento interessante ma di efficacia limitata a mio parere, soprattutto perché il mercato delle cartolarizzazioni non è molto ampio (100mld di Euro secondo la stessa ammissione di Draghi in una conference call di metà aprile 2014).

Tuttavia il riacquisto di questo tipo di carta favorisce i bilanci bancari che si liberano di tali prestiti cartolarizzati (mutui, finanziamenti a imprese, prestiti su carte di credito), ne cedono il rischio alla BCE e hanno nuovi impieghi da offrire all’economia lasciando invariati i coefficienti patrimoniali e aumentando i profitti da margine di interesse.

Ma soprattutto la conferenza stampa di oggi apre le porte al Quantitative Easing «in salsa europea» . Infatti sono state riviste al ribasso le proiezioni di inflazione per il biennio 2015/2016 , rispettivamente all’1,1% e all’1,4%: se la BCE fallisse – come io penso - l’obiettivo di riportare l’inflazione più in alto del livello attuale sino a superare l’1% almeno e di riportare la crescita della massa monetaria M3 almeno ad un +3% (ultimo dato di aprile era +0.8% su base annua) da qui a fine 2014, allora nemmeno Jens Weidemann si potrebbe opporre al piano di acquisti da 1 trilione di euro su larga scala per 12 mesi, a partire dall’inverno 2014.

GRAFICO: DISOCCUPAZIONE E INFLAZIONE IN AREA EURO DAL 2008 AD OGGI

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