Chi vincerà le elezioni regionali 2020? Il centrodestra sogna il filotto, Conte trema

Con i sondaggi che non possono essere diffusi, alcune Regioni appaiono ancora in bilico: il centrodestra sogna di vincere ovunque in queste elezioni anche per dare una spallata al governo, mentre i giallorossi puntano a un pari per blindare l’esecutivo e stoppare le varie trame interne di chi vorrebbe mandare a casa il premier Giuseppe Conte.

Chi vincerà le elezioni regionali 2020? Il centrodestra sogna il filotto, Conte trema

I sondaggi sono fermi ma non mancano i pronostici su chi vincerà queste elezioni regionali 2020. Da tempo si sente parlare di 5-1 o 3-3 come se si stesse parlando di possibili risultati di una partita di calcio.

Domenica 20 e lunedì 21 settembre si voterà, oltre che per il referendum e il primo turno delle amministrative, in sette Regioni: Puglia, Marche, Liguria, Veneto, Toscana, Campania e Valle d’Aosta.

Nel cercare di capire chi potrà uscire vincitore dalle urne nelle varie Regioni occorre mettere da parte la Valle d’Aosta, che rappresenta un discorso a sé in quanto vige una legge elettorale che prevede la presenza solo di liste, quasi tutti a carattere locale, e non di aspiranti governatori.

In tutte le altre elezioni regionali i cittadini andranno a eleggere direttamente il loro Presidente, con il centrodestra che sogna un en plein e il Partito Democratico di portare a casa un pareggio che rappresenterebbe un successo.

Elezioni regionali 2020: chi vincerà?

Dalla mezzanotte del 4 settembre per legge non possono essere divulgati nuovi sondaggi inerenti alle elezioni regionali, alle amministrative e al referendum confermativo sulla riforma del taglio dei parlamentari.

Nelle settimane precedenti però ne sono usciti a iosa che hanno provato a dipingere lo scenario di questa tornata delle regionali. Nelle sei Regioni dove si elegge direttamente il Presidente, tre appaiono avere un esito scontato.

Luca Zaia in Veneto infatti non sembrerebbe avere rivali, con l’unica “gara” che sembrerebbe essere quella tra il listino del Presidente e quella della Lega visto il possibile dualismo tra il governatore e Matteo Salvini per una futura leadership del centrodestra.

Altri due governatori uscenti non dovrebbero avere problemi: Giovanni Toti in Liguria e Vincenzo De Luca in Campania sembrerebbero essere proiettati verso un comodo successo elettorale.

Nelle Regioni dove l’esito sembrerebbe essere scontato ci sarebbe una situazione di 2-1 per il centrodestra. Anche nelle Marche c’è un chiaro favorito: Francesco Acquaroli.

Il deputato di Fratelli d’Italia potrebbe portare a casa una vittoria storica visto che nelle Marche da anni è il centrosinistra a dettare legge: sfumato un accordo ufficiale con i 5 Stelle, per il dem Maurizio Mangialardi l’unica speranza sembrerebbe essere quella di un voto disgiunto da parte dell’elettorato pentastellato.

Altra Regione storicamente “rossa” è la Toscana, dove il candidato del centrosinistra Eugenio Giani dovrà vedersela con la arrembante leghista Susanna Ceccardi. Come ha ammesso Matteo Renzi sarà una sfida “all’ultimo voto”, per una situazione che ricorda molto quella andata in scena a inizio anno in Emilia Romagna.

Infine c’è la Puglia dove anche qui si parla di un serrato testa a testa tra Michele Emiliano e Raffaele Fitto: più che la corsa in solitario del Movimento 5 Stelle, per il governatore potrebbe essere fatale la scissione dei renziani che hanno candidato Ivan Scalfarotto.

In questo scenario, il centrosinistra spera di poter confermarsi in Puglia e Toscana per impattare un 3-3 che non lascerebbe sul campo né vincitori né vinti. In caso di 4-2 o peggio 5-1 per il centrodestra, la situazione si complicherebbe non poco per il governo.

I rischi per Conte

Spettatore molto interessato di queste elezioni regionali è Giuseppe Conte. Non è un caso che prima della scadenza dei termini per la presentazione delle liste, il premier avesse lanciato una sorta di appello per un accordo tra il PD e i 5 Stelle.

Il Presidente del Consiglio però è stato accontentato solo in Liguria, dove il candidato giallorosso Ferruccio Sansa sembrerebbe comunque avere poche chance di vittoria. Nelle Marche e in Puglia invece non è arrivata una fumata bianca.

A destare maggiore preoccupazione a Palazzo Chigi sono i contraccolpi nel Partito Democratico in caso di una debacle alle regionali. A quel punto la segreteria di Nicola Zingaretti infatti sarebbe fortemente a rischio.

Gli immancabili rumors parlano di un Matteo Renzi molto attivo per togliere dal Nazareno l’attuale segretario, usando magari Stefano Bonaccini come grimaldello tanto che il governatore di recente si è dato un gran da fare in termini di visibilità.

Senza Zingaretti alla guida del PD, Conte perderebbe il suo più grande alleato e il nuovo corso dei dem potrebbe così avallare l’ipotesi di un governo tecnico che avrebbe il compito di gestire l’enorme fiume di denaro in arrivo con il Recovery Fund.

Con il Movimento 5 Stelle che sta facendo campagna elettorale solo per il referendum, sono le regionali a far tremare il governo: una disfatta per il PD potrebbe infatti come a effetto domino innescare tutta una serie di dinamiche poco rassicuranti per Giuseppe Conte, che andrebbe a tirare un bel sospiro di sollievo solo in caso di un pareggio alle urne.

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