Cani anti-COVID negli aeroporti, al via la sperimentazione: ecco dove

7 settembre 2020 - 16:07 |

Ha preso il via la sperimentazione dei cani anti COVID in alcuni aeroporti: gli animali sarebbero in grado di fiutare le persone infette. Ecco dove.

Cani anti-COVID negli aeroporti, al via la sperimentazione: ecco dove

Parte la sperimentazioni dei cani anti COVID in alcuni dei principali scali del mondo, un’alternativa ai classici tamponi che ha fatto molto discutere gli esperti e gli scienziati. Dopo una prima sperimentazione in laboratorio, i cani utilizzati per rilevare se i passeggeri sono affetti da coronavirus diventano realtà in alcuni aeroporti, come quello di Dubai, negli Emirati Arabi e in quello di Helsinki, in Finlandia.

Questi animali sarebbero quindi in grado di diagnosticare il coronavirus ai viaggiatori semplicemente annusando la loro saliva o il sudore, con una precisione tale da fargli prendere il nome di cani anti COVID o “sniffer dosg”.

Cani anti COVID negli aeroporti

I cani all’interno degli aeroporti venivano già utilizzati da anni per la loro capacità di fiutare droghe e materiali esplosivi, così come in medicina: alcuni di questi animali infatti riescono a fiutare alcune particolari patologie, come il cancro e il morbo di Parkinson. A queste adesso si aggiunge anche il coronavirus.

L’impiego di questi cani negli scali internazionali permette di ridurre le file e tempi di attesa dei test somministrati ai viaggiatori. Annusando un campione di saliva o di sudore prelevato dalle ascelle dei passeggeri i cani anti COVID sono in grado di rilevare la presenza del virus nell’organismo con una precisione del 92%. Questa loro capacità è stata sviluppata in laboratorio dopo un lungo addestramento. Gli animali vengono bendati al fine di non avere delle distrazioni a livello visivo e vengono addestrati seguendo il modello del condizionamento classico: ogni volta che indovinano il campione contenente tracce di coronavirus vengono ricompensati con un croccantino.

I dubbi degli esperti

Questa modalità di test ha sollevato diverse polemiche tra la comunità scientifica. Anche il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi ha affermato che effettivamente “in fase infettiva, il corpo produce più composti volatili carboniosi, come cortisolo e adrenalina: queste sono le sostanze fiutate dagli animali, tuttavia si è dichiarato dubbioso circa la loro effettiva attendibilità:

“E’ sicuramente una sperimentazione interessante, ma ancora in fase di studio. In una fase delicata come questa, in cui i contagi da COVID–19, stanno nuovamente risalendo, mi sembra azzardato e rischioso applicarla in un aeroporto come unico strumento di rilevazione del virus”.

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