COVID-19, Speranza: “Abbiamo salvato l’Italia, ma non è finita”

COVID-19, Speranza soddisfatto: “Abbiamo salvato l’Italia”. Ma poi non si dice tranquillo riguardo a cosa potrebbe succedere in autunno.

COVID-19, Speranza: “Abbiamo salvato l'Italia, ma non è finita”

COVID-19: è ancora presto per parlare di rischio superato ma comunque l’Italia è sulla buona strada. Ne ha parlato il Ministro della Salute, Roberto Speranza, in un’intervista pubblicata in queste ore dal Corriere della Sera, con cui è stata fatta chiarezza su cosa è successo lo scorso marzo e su cosa ci attende in autunno.

Nei giorni scorsi gli esperti del Ministero della Salute, insieme a quelli dell’ISS, hanno realizzato un documento che verrà inviato alle Regioni al fine di definire un piano comune per il controllo dei contagi nel prossimo autunno, quando - complice la riapertura delle scuole - è prevista una risalita della curva. Un dossier che conferma il rischio di una seconda ondata ed è per questo che - come spiegato da Speranza - dobbiamo prepararci ad un “autunno di resistenza” (ma senza nuovi lockdown).

Ma Speranza si sofferma anche sulle polemiche politiche nate dopo la diffusione dei verbali del Comitato tecnico-scientifico, dove ad esempio si legge che fu il Premier Giuseppe Conte a decidere per un lockdown generalizzato in tutta Italia (mentre il CTS aveva proposto misure differenziate a seconda delle varie zone).

COVID-19, il Ministro Speranza: “Abbiamo salvato l’Italia

Non ha alcun ripensamento su quanto fatto lo scorso marzo dal Governo, quando il Presidente Conte prese una decisione senza precedenti decretando la zona rossa per tutta Italia.

A tal proposito il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha rivendicato le scelte fatte dal Governo ad inizio della pandemia, dichiarando che chiudendo tutto abbiamo salvato l’Italia. Parole forti, non condivise da tutti. Ad esempio, in questi giorni non sono mancate le polemiche a riguardo da parte di Salvini, a cui però Speranza non intende rispondere:

Finché questa emergenza non sarà finita non inseguirò nessuno sulle polemiche. Anche perché credo che la gente abbia capito fino in fondo come sono andate le cose.

E riguardo alla vicenda di Alzano e Nembro, Speranza ha spiegato che non c’è alcun buco temporale. Quanto successo si può spiegare in maniera lineare:

Tra il 3 marzo e il Dpcm del 10 che chiude tutta l’Italia non c’è alcun buco. Il 4 marzo ricevo il verbale del Cts, che mi arriva sempre il giorno dopo. Il 5 avviso Conte e chiediamo un approfondimento a Brusaferro. Il 6 il premier vede il Cts e lì matura il cambio di linea, perché il tentativo di bloccare il virus in zone delimitate è superato dai numeri dell’epidemia in Emilia, Piemonte, Liguria, Marche. Il Dpcm dell’8 marzo che chiude solo le aree più colpite è pienamente conforme alle idee del Cts.

Il Ministro della Salute, quindi, è convinto della bontà delle decisioni prese dal Governo. Decisioni che hanno contribuito a rendere l’Italia uno dei Paesi che attualmente, almeno in Europa, ha il minor numero di contagiati da coronavirus.

Tuttavia è ancora presto per essere tranquilli; a tal proposito Speranza ha anche fatto il punto della situazione su cosa ci aspetta in autunno.

Il Ministro della Salute: “Ecco cosa ci aspetta in autunno

Secondo Speranza quello che ci aspetta sarà un “autunno di resistenza” nell’attesa che venga messo sul mercato un vaccino efficace. D’altronde il coronavirus non è scomparso ed è ovvio che i mesi autunnali, in cui solitamente ha inizio la stagione influenzale, sono quelli che preoccupano di più.

Quindi, anche se l’Italia è messa meglio di altri Paesi non si può non essere preoccupati. Essere tranquilli sarebbe da sconsiderati, in quanto in questi frangenti nulla può essere dato per scontato.

In ogni caso, Speranza si dice sicuro del fatto che la ripresa delle lezioni in presenza sarà il 14 settembre, come previsto dal piano del Ministero dell’Istruzione. Un ritorno a scuola irrinunciabile, anche perché il rischio zero non esiste.

Tuttavia, la riapertura delle scuole dovrà comportare dei sacrifici: dovremo essere cauti altrove ed è per questo, ad esempio, che il Ministro Speranza non si è detto convinto della possibilità di rivedere il pubblico negli stadi di calcio.

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