Btp verde, emissione al via: cosa c’è da sapere sul primo titolo di Stato «green» in Italia

Pierandrea Ferrari

03/03/2021

03/03/2021 - 10:33

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Il primo Btp green è ai nastri di partenza: il Tesoro ha affidato ad un pool di banche il mandato per il collocamento sindacato.

Btp verde, emissione al via: cosa c'è da sapere sul primo titolo di Stato «green» in Italia

Ormai ci siamo: il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha affidato a BNP Paribas, Crédit Agricole, Intesa Sanpaolo, JP Morgan e NatWest Markets il mandato per il collocamento sindacato del primo titolo di Stato green, destinato a finanziare le spese del Governo italiano nel quadro della tassonomia europea e di sette obiettivi dell’agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile.

Il nuovo bond, che verrà emesso in un mercato da oltre 400 miliardi di dollari (dati 2020), segue il Btp Italia, indicizzato all’inflazione italiana, e il Btp Futura riservato ai piccoli risparmiatori, e potrebbe presto essere accompagnato dall’emissione di un Btp Salute, quest’ultimo destinato ad armare la mano del Governo in ambito sanitario.

Destinatari, obiettivi, framework di riferimento, spese non ammissibili: ecco tutto quello che c’è da sapere sul primo Btp verde italiano.

Btp verde, emissione imminente: cosa c’è da sapere

Il primo Btp green italiano avrà una scadenza al 30 aprile 2045 e rendimenti intorno all’1,46% con probabile premio all’emissione (secondo le stime di Unicredit), e come precisato dal Mef sarà quotato sui mercati secondari Mts e MoT e destinato esclusivamente agli investitori istituzionali, con un particolare focus su coloro che ancora non detengono titoli di debito pubblico. L’emissione andrà a finanziare – e soprattutto rifinanziare - progetti per un tetto massimo di 35 miliardi di euro, sebbene questo volume dipenda dall’andamento del mercato e della domanda.

Nel mirino sette dei diciassette obiettivi dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, ma le prime tranche serviranno a rifinanziare le spese sostenute nel periodo 2018-2020, per poi allargarsi a quelle previsionali 2021.

Il Mef, inoltre, ha presentato il framework di riferimento per i nuovi bond green: il Btp seguirà lo standard Green Bond Principles dell’Icma, Associazione internazionale dei mercati di capitali, e finanzierà le spese statali finalizzate a perseguire una serie di obiettivi ambientali già tracciati dall’ONU e conformi alla tassonomia europea.

Tra questi, nello specifico, le attività di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione dell’inquinamento, la protezione degli ecosistemi, della biodiversità, delle risorse idriche e dell’ambiente marino e la transizione verso una economia circolare.

Le spese non ammissibili

I green bond che il Mef si appresta ad emettere non potranno essere destinati al finanziamento di una serie di spese in contrasto con gli sforzi tesi alla salvaguardia dell’ambiente promossi dall’UE e dall’Italia.

Tra le categorie tagliate figurano la fissione nucleare, le attività legate ai combustibili fossili e quelle minerarie, gli impianti di energia, i contratti militari, la produzione dei derivati del tabacco, di bevande alcoliche e di armi e il gioco d’azzardo.

In tal senso, il Governo provvederà ad una chiara rendicontazione delle spese: come precisato dal Mef, verrà pubblicato con cadenza annuale un documento – denominato Italian Sovereign Green Bond Allocation and Impact Report – che farà luce sull’allocazione delle risorse affidate allo Stato dagli investitori istituzionali che decideranno di puntare sui bond, oltre a fornire indicazioni sullo stato di avanzamento dell’erogazione delle somme.

Argomenti

# Italia
# BTP

Iscriviti alla newsletter

Money Stories