Bella Ciao: testo, vero significato e origine della canzone

Bella Ciao è davvero una canzone comunista o di sinistra? No: ecco origine e significato del testo di Bella Ciao, perché è diventata la colonna sonora di serie TV e manifestazioni, e perché l’Anpi invita tutti a cantarla dai balconi il 25 aprile.

Bella Ciao: testo, vero significato e origine della canzone

Qual è il significato di Bella Ciao e perché la canzone è diventata un tormentone negli ultimi anni? In occasione della Festa della Liberazione il 25 aprile, che quest’anno non si potrà celebrare come al solito a causa del lockdown, la Presidenza e la Segreteria nazionale ANPI hanno lanciato il flash mob #bellaciaoinognicasa. Alle ore 15 (l’ora in cui ogni anno parte a Milano il grande corteo nazionale) di sabato 25 aprile i cittadini potranno affacciarsi alle finestre o uscire sul balcone e intonare la canzone. All’appello hanno aderito sindacati, associazioni e gruppi politici.

Si riaccendono quindi i riflettori su una canzone che, da simbolo dell’antifascismo e della Resistenza italiana, è diventata oggi un vero e proprio inno moderno e pop.

Bella Ciao è stata infatti remixata, usata come colonna sonora nella serie Netflix (La Casa di Carta ndr) e intonata dalle Sardine durante le manifestazioni nelle piazze italiane. Di recente Bella Ciao è arrivata anche sui banchi della politica (vi ricordate la polemica su Bella Ciao cantata dai commissari del Parlamento europeo, qui il VIDEO, che ha indignato Giorgia Meloni e la destra italiana poiché da questi considerata una canzone comunista?).

Ecco quali sono le origini della canzone e il vero significato del testo di Bella Ciao.

Testo Bella Ciao: origine e significato della canzone

Prima di capire come è nata Bella Ciao e qual è il significato della canzone, diamo un’occhiata al suo testo:

Una mattina mi son svegliato
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
una mattina mi son svegliato
ed ho trovato l’invasor.
O partigiano portami via
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.
E seppellire la su in montagna
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e seppellire la su in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.
Tutte le genti che passeranno
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior.
E questo è il fiore del partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà.

Bella Ciao è un canto popolare italiano le cui origini sono ancora incerte e oggetto di studio. Si suppone che la versione di Bella Ciao dei partigiani, quella più celebre, fosse una rivisitazione di Bella Ciao delle mondine padane composta dopo la guerra dal mondino Vasco Scansani di Gualtieri, anche se con alcune differenze nel testo e nella musicalità.

In ogni caso, sebbene sia nota come canzone simbolo della lotta partigiana contro i nazifascisti, in verità diverse fonti e importanti storici della canzone italiana affermano che Bella Ciao fu poco cantata durante la seconda guerra mondiale e la Resistenza, e si diffuse dopo la Liberazione. Bella Ciao è diventata nei fatti l’inno ufficiale della Resistenza solo dopo 20 anni dalla fine della guerra: contrariamente a quanto la maggior parte di noi crede, Bella ciao non sarebbe quindi mai appartenuta davvero alle formazioni partigiane.

La sua diffusione risale agli anni 50 poiché veniva cantata in occasione dei Festival mondiali della gioventù democratica che si tenevano in varie città europee dove veniva intonata prima dai delegati italiani e poi tradotta in varie lingue dai delegati stranieri. Bella Ciao divenne poi estremamente popolare negli anni Sessanta, soprattutto durante le manifestazioni operaie e studentesche del ’68.

Bella Ciao nel corso dei decenni non ha perso appeal perché, ruotando intorno alla lotta contro un invasore e alla morte di un uomo che combatte per la libertà, si è divincolata dal significato stretto di Resistenza contro il nazifascismo per aprirsi a quello più ampio di resistenza come guerra di classe o guerra civile contro ogni tipo di prevaricazione, abuso di potere, violazione dei diritti. Un inno alla libertà in ogni sua forma.

Tra gli anni 90 e 2000 Bella Ciao ha riacquisito popolarità In Italia: è stata rifatta da alcuni gruppi legati alla politica di sinistra come i Modena City Ramblers e Banda Bassotti; è stata usata nelle campagne elettorali (SYRIZA nel 2015 e Hollande nel 2012) e nelle manifestazioni nelle piazze (a Istanbul contro Erdogan, dagli indipendentisti curdi nell’attuale guerra civile siriana, nelle proteste a Barcellona per l’indipendenza della Catalogna, in quelle contro i cambiamenti climatici).

Sicuramente negli ultimi tempi l’utilizzo del brano nella serie TV di Netflix La Casa di Carta ha ridato linfa a Bella Ciao, la cui fama è arrivata anche oltreoceano.

Perché cantare Bella Ciao il 25 aprile 2020

Il flashmob del 25 aprile #bellaciaoinognicasa è stato lanciato dall’Anpi (Associazione nazionale partigiani) per chiedere ad associazioni, partiti, movimenti che si riconoscono nei valori della democrazia, della Costituzione e della Resistenza di essere uniti - anche se distanti - per celebrare il valore della memoria. “Quest’anno non potremo scendere in piazza, ma non ci fermeremo”, scrive l’Anpi nella lettera aperta, e invita tutti caldamente a esporre dalle finestre e dai balconi la bandiera tricolore e intonare Bella ciao perché “l’Italia ha bisogno, oggi più che mai, di speranza, di unità, di radici che sappiano offrire la forza e la tenacia per poter scorgere un orizzonte di liberazione”.

Perché Bella Ciao è diventata la canzone delle Sardine

Nel 2019 Bella Ciao è diventata una delle canzoni simbolo del Movimento delle Sardine, nato a Bologna il 14 novembre dalla mente di un gruppo di ragazzi come protesta contro la campagna elettorale di Matteo Salvini in Emilia Romagna. Bella Ciao è diventata la colonna sonora spontanea dei flash mob delle Sardine nelle piazze. Il movimento, ci tengono a precisare i suoi promotori (leggi chi è Mattia Santori, ideatore del movimento delle Sardine), e senza bandiere e apartitico. Bella Ciao non è una canzone comunista o di sinistra, ma un inno ai valori della democrazia, tolleranza, uguaglianza, libertà contro il populismo, il razzismo, l’ignoranza e la politica degli slogan.

Giorgia Meloni contro Bella Ciao

La performance dei Commissari europei socialisti che a fine 2019 al Parlamento UE hanno intonato Bella Ciao non è piaciuta a Giorgia Meloni, che si è detta indignata. “Commissari europei intonano Bella Ciao. Solo io reputo scandaloso questo ridicolo teatrino da parte delle più alte istituzioni europee? Non hanno nulla di più importante di cui occuparsi?” scrive la leader di Fratelli d’Italia sui social.

Cos’ha la Meloni, e in generale la destra sovranista, contro Bella Ciao? Affibbiare il colore rosso alla canzone per anni ha fatto sì che sia facile oggi per la politica criminalizzare Bella Ciao come un brano di estrema sinistra senza riconoscerle il messaggio di libertà e democrazia contro lo spettro del fascismo quale è.
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Quando la Meloni andava ai convegni dell’Arcigay: “Fermare le discriminazioni”.

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