Banche e imprese pagano il conto delle tensioni: vendite di obbligazioni ai minimi dal 2008

Le aziende italiane stanno riducendo il ricorso al mercato obbligazionario: nei primi 11 mesi dell’anno, le emissioni corporate da parte di società italiane hanno fatto segnare il livello minimo da 10 anni.

Banche e imprese pagano il conto delle tensioni: vendite di obbligazioni ai minimi dal 2008

Le tensioni tra l’esecutivo italiano e le autorità europee stanno riducendo il ricorso delle aziende al mercato dei bond.

Secondo le indicazioni fornite da Refinitiv, e riportate dal Financial Times, società e banche domiciliate in Italiana nel 2018 hanno messo sul mercato obbligazioni per 77 miliardi di dollari, il livello minore, per i primi 11 mesi dell’anno, dal 2008. Rispetto al pari periodo 2017, la contrazione supera il 25%.

È di qualche giorno fa la notizia che UniCredit ha collocato un’obbligazione “Senior Non-Preferred” a 5 anni per un importo pari a 3 miliardi di dollari (UniCredit: collocato bond per 3 miliardi, “possiamo accedere al mercato in qualsiasi condizione”) con un costo di raccolta di 420 punti base, sei volte rispetto a quando pagato solo 11 mesi fa (Economia Italia: ecco le prove dell’inasprimento finanziario).

In questo modo, il faticoso passaggio da un modello “banco-centrico” a uno in cui le imprese si rivolgono al mercato per reperire risorse rischia sta subendo un brusco stop.

Bankitalia: provvista si conferma limitata

Standard & Poor’s recentemente ha rilevato come i continui scontri tra Roma e Bruxelles “potrebbero portare ad un innalzamento dei costi di raccolta per il settore privato, incluse le banche” e “limitare i progressi delle banche nel percorso di ripresa”.

Nel suo ultimo “Rapporto sulla stabilità finanziaria”, la Banca d’Italia ha rilevato come “la provvista sui mercati obbligazionari internazionali rimane limitata”. “Nel terzo trimestre le emissioni nette di titoli senior sono state negative per 200 milioni; quelle di titoli subordinati, che nel trimestre precedente avevano registrato il valore minimo degli ultimi cinque anni (-6,6 miliardi), sono state pari a un miliardo”.

“Nello stesso periodo –continua via Nazionale- le banche italiane non hanno effettuato collocamenti di obbligazioni chirografarie di secondo livello (senior unpreferred bonds) […]; le emissioni complessive di tali titoli da parte degli altri intermediari europei sono state pari a 10,6 miliardi (2 e 12 miliardi nel primo semestre dell’anno per le banche italiane ed europee, rispettivamente)”. Il valore delle obbligazioni in circolazione delle banche italiane a settembre ha segnato una contrazione annua del 17%.

Cresce il costo delle nuove emissioni

“Il peggioramento delle condizioni sui mercati si è tradotto in un aumento del costo delle nuove emissioni obbligazionarie e nei ridotti collocamenti di imprese che hanno fatto ricorso per la prima volta a questi finanziamenti”.

Il rendimento medio delle obbligazioni a tasso fisso emesse nel terzo trimestre è salito al 3,5%, contro l’1,8% dei primi tre mesi dell’anno, il livello più alto dal 2014. Negli ultimi due trimestri si sono dimezzati, a 1,4 miliardi, i collocamenti dei nuovi emittenti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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