Banche fallite, decreto salva-banche e bail in: vincitori e vinti

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Banche fallite, decreto salva-banche e bail in: vincitori e vinti

Vincitori e vinti del primo caso italiano di Bail in bancario: dalle conseguenze del fallimento delle quattro banche, ecco chi ci guadagna e ci perde.

Scopriamo chi sono i “vincitori” ed i “vinti” della recente vicenda che ha coinvolto quattro istituti di credito, precisamente Banca delle Marche, Carife, Carichieti e Banca Etruria.

Dopo aver ripercorso l’intera storia del decreto salva-banche, riassumendo in 5 punti il salvataggio delle 4 banche tra le mosse del Governo e le conseguenze per i risparmiatori, ecco chi ci guadagna e chi ci perde.

Salva-Banche e Bail in: i vincitori

  • Il Dott. Roberto Nicastro

Ex Direttore generale di Unicredit, ora Presidente di Nuova Banca Marche, Nuova Carife, Nuova Carichieti e Nuova Banca Etruria. Il quotidiano Repubblica su un recente articolo pubblicizza un compenso annuo a favore del Dott. Nicastro di 400.000 euro. Il costo annuo per i Cda (comprendendo già i 400.000 euro del Dott. Nicastro) ed i collegi sindacali delle quattro banche ammonterebbe invece a ben 2,4 milioni.

  • Banca Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi Banca

Senza nessun bando pubblico è stato stabilito dal Governo/Banca d’Italia che saranno queste le tre banche che concederanno, a tassi di mercato, “la liquidità necessaria” al Fondo di Risoluzione (unico azionista di Nuova Banca delle Marche, Nuova Carife, Nuova Carichieti e Nuova Banca Etruria) per iniziare immediatamente ad operare in attesa che vi siano i conferimenti da parte di tutti gli Istituti di Credito Italiani.

Dai conti fatti da Banca d’Italia, il Fondo di Risoluzione ha avuto nell’immediato bisogno di 300 milioni “liquidi” per sottoscrivere il capitale dei 4 nuovi Istituti di Credito e di 140 milioni sempre “cash” per dotare la “Banca cattiva” del capitale minimo necessario per operare.

  • Gli “Specialisti del recupero crediti”

Nella “Banca cattiva”, priva di licenza bancaria nonostante il nome, sono stati concentrati i prestiti in sofferenza delle vecchie quattro banche che residuano una volta fatte assorbire le perdite dalle azioni e dalle obbligazioni subordinate; da tener conto che tali prestiti in sofferenza, da un valore originario di 8,5 miliardi, sono stati svalutati - secondo non ben precisate logiche - a 1,5 miliardi (ovvero di circa l’82 %).

E’ altamente probabile che, per recuperarli, verranno venduti a specialisti del recupero crediti; se il Fondo di Risoluzione dovesse incassare una somma superiore a 1,5 miliardi, il denaro in più verrà trattenuto dal Fondo; il miliardo e mezzo finirà invece nell’attivo della Nuova Banca Marche, Nuova Carife, Nuova Carichieti e Nuova Banca Etruria; senza contare che ovviamente, quanto gli specialisti del recupero crediti incasseranno in più dai crediti ceduti rispetto a quanto pagato alla “Banca cattiva” (al netto dei costi operativi sostenuti) resterà nelle loro casse.

  • I futuri acquirenti delle quattro “banche ponte”

Ovvero di Nuova Banca Marche, Nuova Carife, Nuova Carichieti e Nuova Banca Etruria. Gli amministratori di queste quattro banche hanno assunto il preciso impegno di vendere le “banche buone” al miglior offerente e di retrocedere al Fondo di Risoluzione i ricavi di vendita. Nella tabella sottostante (fonte Banca d’Italia) è fornito l’«aggregato» da vendere:

Si nota come i futuri acquirenti perfezioneranno l’acquisto di società “ripulite” dalle sofferenze; è il sogno proibito di qualsiasi banca quello di acquistare solo bocconcini finanziari “buoni” e non quelli “avariati”.

  • Il Fondo di Risoluzione Unico europeo

Come visto poc’anzi, una volta terminate tutte le operazioni sopra esposte, i denari resteranno nel Fondo di Risoluzione italiano e non è previsto la distribuzione di un eventuale residuo né agli azionisti e neppure ai sottoscrittori dei prestiti subordinati delle vecchie quattro banche.
Da segnalare che il Fondo di Risoluzione italiano è destinato, tra circa 8 anni, a scomparire per confluire nel Fondo di Risoluzione Unico europeo che verrà adoperato per la risoluzione delle crisi “europee” di 26 paesi dell’UE di cui 19 dell’area euro; va evidenziato che non hanno aderito a questo sistema né Svezia né Regno Unito.

  • I gestori dei fondi comuni d’investimento

Con l’effetto “panico” che la normativa sta trasferendo sui risparmiatori, quest’ultimi saranno “indotti” a diversificare i propri risparmi; chi ad esempio ha 500.000 euro in conto, riterrà più efficiente, invece di aprire cinque conti in cinque banche diverse, sottoscrivere un fondo monetario; e chi solitamente ha sempre investito in obbligazioni della banca verrà “indotto” ad investire su fondi obbligazionari.

Salva-Banche e Bail in: i vinti

  • I titolari di azioni delle 4 banche

Hanno perso tutto quello che avevano investito; ovviamente un azionista dovrebbe sapere che è il soggetto meno tutelato in caso di default di una società; per quanto consapevole di ciò, nessun azionista di qualsiasi banca, per quanto tecnicamente preparato, poteva immaginare che il recepimento di direttive europee potesse portare, in maniera del tutto arbitraria, soggetti terzi (Governo e Banca d’Italia nello specifico) a decidere che l’attivo “buono” della società venisse ceduto a terzi, facendo una sorta di “bancarotta preferenziale” e che l’azionista si trovasse così fin da subito, senza aspettare la realizzazione degli attivi societari, con un pugno di mosche in mano.

  • I titolari delle obbligazioni subordinate delle 4 banche

Anche loro hanno perso tutto quanto investito; anche l’investitore “consapevole” che aveva sottoscritto tale tipo d’investimento leggendo attentamente il prospetto informativo, sapeva che, in caso di liquidazione della società, sarebbe stato rimborsato solo dopo il pagamento integrale di tutti i creditori non subordinati dell’Emittente ma prima delle azioni; ma non poteva mai immaginare che il recepimento di direttive europee potesse portare in maniera del tutto arbitraria, soggetti terzi (Governo e Banca d’Italia nello specifico) a decidere che l’attivo “buono” della società venisse ceduto a terzi, facendo una sorta di “bancarotta preferenziale” e che i detentori di obbligazioni subordinate si trovassero fin da subito, senza prima aspettare la realizzazione degli attivi societari, con il cerino in mano.

  • I dipendenti delle 4 “banche ponte”

Come già detto, le quattro “banche ponte”, ovvero Nuova Banca Marche, Nuova Carife, Nuova Carichieti e Nuova Banca Etruria sono destinate ad essere “vendute”; difficile immaginare, soprattutto in questo momento in cui tutti gli istituti bancari di medio – grosse dimensioni, stanno attuando piani di significativo ridimensionamento del personale, che non vi siano “tagli”.

  • Le Banche di Credito Cooperativo

Nonostante il sistema del credito cooperativo sia stato finora totalmente autonomo da quello delle altre banche (Popolari varie, Intesa San Paolo, Unicredit, MPS, ecc.) si è trovato obbligatoriamente a dover contribuire al salvataggio di 4 banche che non avevano nulla a che fare con il modo delle Bcc; il Presidente di Federasse, Alessandro Azzi, ha affermato che tale salvataggio costerà alle banche di credito cooperativo ben 225 milioni di euro. Trattasi oggettivamente di una decisione a dir poco scandalosa visto che finora, i crediti cooperativi, si sono sempre arrangiati autonomamente nella risoluzione dei loro problemi, senza aiuti di stato e senza far perdere nulla agli obbligazionisti, neppure a quelli subordinati.

  • I detentori di obbligazioni subordinate di altri istituti bancari

L’effetto “panico” è partito e già lo si vede in questi ultimi giorni in cui i prezzi di tali strumenti finanziari stanno crollando in quanto c’è un eccesso di vendite. Domenica 13 dicembre 2015, nel primo pomeriggio, durante il programma “In mezz’ora” su Rai 3, era ospite il Direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi il quale ha affermato che “è necessario vietare per legge la vendita allo sportello di prodotti come le obbligazioni subordinate…”.

Parole decisamente forti soprattutto considerando che durante la trasmissione, apparivano delle slide (con scritto Fonte Banca d’Italia) dalle quali si apprendeva che il valore delle obbligazioni subordinate emesse in Italia è di 63 miliardi di cui 35 miliardi in mano alle famiglie.

Chissà come andrà a finire…io qualche idea ce l’ho già.

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