Le banche centrali accelerano sulle criptovalute di Stato

Pierandrea Ferrari

12 Febbraio 2021 - 14:38

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Un sondaggio di inizio anno della Banca dei regolamenti internazionali ha evidenziato come l’86% delle 65 banche centrali intervistate sia al lavoro su una criptovaluta di Stato. Dall’UE alla Cina: a che punto siamo?

Le banche centrali accelerano sulle criptovalute di Stato

Le banche centrali puntano sulle criptovalute di Stato. Un’evidenza, questa, che era già emersa dal sondaggio effettuato ad inizio anno dalla Banca dei regolamenti internazionali (BIS): l’86% delle 65 banche centrali intervistate ha infatti dichiarato di essere al lavoro sulle CBDC, Central Bank Digital Currencies.

Sugli scudi la Cina, già in fase avanzata con i suoi test sullo yuan digitale, mentre la BCE e la Federal Reserve stanno pensando al lancio di una versione virtuale delle proprie monete già nei prossimi anni: i dettagli.

Banche centrali al lavoro sulle criptovalute di Stato

Il contante è demodè, e le fiammate del Bitcoin e delle altre Altcoin non sono casuali: hedge fund internazionali, colossi dei pagamenti online e le grandi corporate stanno rivedendo al rialzo il volume delle loro scommesse, spedendo l’intero carrozzone criptovalutario ben oltre i massimi storici.

Ad annusare il favore che gli asset digitali continuano a riscuotere sul mercato ci sono anche gli Stati, in buona misura alle prese con progetti – alcuni embrionali, altri avanzati – relativi alle CBDC, criptovalute di Stato. “Se non possiamo batterle, dobbiamo unirci a loro”: questa la riflessione di Grant Wilson, analista di Exante Data.

Del resto, non sono pochi i benefici a cui le banche centrali potrebbero essere esposte con un’apertura alle valute virtuali: tra questi sono da annoverare i pagamenti istantanei, i costi delle transazioni contenuti e la possibilità di una maggiore inclusione finanziaria. Nessuna decentralizzazione, tuttavia, marchio di fabbrica delle crypto sul mercato.

Ma a che punto sono, dunque, le banche centrali? La formica laboriosa, come in una favola di Esopo, è la Cina, già in fase avanzata con il suo test pilota sullo yuan digitale. A fine gennaio Pechino ha lanciato il terzo round di prove nella città di Shenzhen con una lotteria promozionale, ma la scommessa del Dragone è più ambiziosa: abbattere il dominio del dollaro sulla scena internazionale.

UE e Stati Uniti: una valuta virtuale nei prossimi anni?

Sull’altra sponda, poi, le cicale canterine, UE e Stati Uniti: la Cina ha un altro passo, ma Bruxelles e Washington stanno già ragionando sulle prossime mosse. Secondo le ultime indiscrezioni, la BCE punta a lanciare una versione digitale dell’euro entro i prossimi cinque anni, lasso di tempo necessario per assicurarsi di fornire “un prodotto della massima qualità”, come rivelato ieri al quotidiano tedesco Der Spiegel da un membro del consiglio direttivo della banca centrale, Fabio Panetta.

Si preparano ad accelerare anche gli Stati Uniti: già nei mesi scorsi alte cariche della Federal Reserve – come Robert Kaplan, a capo della Fed di Dallas - avevano parlato della necessità di concentrarsi sullo sviluppo di una criptovaluta centralizzata, ovvero un dollaro digitale, e alcuni test sull’impatto di una criptovaluta di Stato sulla politica monetaria e bancaria sono stati già portati a termine. Si attende, ora, un cambio di marcia.

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