Dimenticarsi qualcosa non è sempre negativo, anzi per qualcuno è addirittura motivo di gioia. Questo studente aveva investito 25 euro in Bitcoin e quando se ’è ricordato ha trovato una fortuna.
Ci si dimentica di molte cose, soprattutto di vecchi progetti universitari, ma raramente queste circostanze si rivelano fortunate. Tra le eccezioni più eclatanti, un caso più unico che raro, la storia di uno studente norvegese. Per la sua tesi di laurea aveva investito poco più di 25 euro in Bitcoin, ma se ne è completamente dimenticato per anni, riscuotendo poi un’inaspettata fortuna. Si chiama Kristoffer Koch e su questo ha costruito una carriera. Ecco quanti soldi ha adesso.
Investe 25 euro in Bitcoin e se ne dimentica
Possiamo dirlo, questo studente norvegese ha davvero una fortuna invidiabile. Ha potuto infatti accumulare una ricchezza ingente senza sforzo o preoccupazioni, tutto grazie a una ricerca, al tempismo e alla poca memoria. Se solo uno di questi elementi fosse mancato, infatti, probabilmente oggi avrebbe molti meno soldi. Ma cominciamo dall’inizio. Torniamo indietro fino al 2009, quando i Bitcoin erano agli albori, un piccolo esperimento di nicchia dal valore pressoché nullo.
Di fatto, nemmeno l’ex studente protagonista di questa storia aveva deciso di investire nei Bitcoin con qualche tipo di consapevolezza o interesse personale particolare. Non che fosse estraneo a questo mondo, ma comunque non aveva dato alcuna importanza alla questione. Kristoffer Koch stava scrivendo una tesi magistrale nell’ambito della crittografia, pertanto ha acquistato una piccola somma di Bitcoin, dopo aver scoperto un documento di Satoshi Nakamoto durante la ricerca.
L’investimento di circa 25 euro è stato pensato semplicemente come un esperimento da inserire nella tesi, pertanto è stato presto dimenticato. Nel frattempo, il Koch si è laureato ed è andato avanti con la sua vita senza più pensare all’argomento, convinto che sarebbe rimasto semplicemente “una nota a piè di pagina nella mia tesi” (come ha dichiarato ai media norvegesi). Nel 2013, come possiamo immaginare, il ricordo gli è stato risvegliato dal clamore mediatico. Il valore dei Bitcoin è cresciuto esponenzialmente, catturando sempre maggiore interesse.
L’ex studente si è quindi ricordato dell’investimento fatto qualche anno prima, ma non ha potuto subito raccoglierne i frutti, avendo ormai dimenticato le credenziali di accesso. Ci sono voluti vari tentativi e sono passati altri anni, ma alla fine è riuscito a recuperare la password del suo account e scoprire il tesoro. Una serie di circostanze fortuite che l’ha portato ad accumulare più di 800.000 euro senza rendersene conto. Di fatto, recuperare questa cifra non era affatto scontato. Di casi analoghi ce ne sono moltissimi, la maggior parte dei quali ha un esito assai differente.
Si stima infatti che più di un terzo dei Bitcoin esistenti sia perduto a causa di credenziali dimenticate, chiavette Usb smarrite e altri spiacevoli intoppi (tanto che impazzano truffe che sfruttano questo timore). Non è così strano considerando che buona parte dei cittadini comuni che ha accumulato cifre sostanziose con i Bitcoin aveva investito nella fase primordiale del progetto, senza troppe ambizioni e quindi senza interesse per vario tempo.
Quanti soldi ha adesso
La storia di Kristoffer Koch è già sui generis fino a questo punto, ma ci sono degli aspetti ancora più interessanti nelle modalità di gestione di questa scoperta. Quando Koch ha appreso di avere oltre 800.000 euro a disposizione non si è lasciato trasportare dall’entusiasmo, ma ha pensato con lucidità e senso strategico. Un quinto della somma è andato subito all’acquisto di un appartamento a Oslo, un bene tangibile che ha fatto diventare realtà la somma letta sul computer.
Così l’ex studente si è assicurato una stabilità e ha anche influito sulla regolamentazione fiscale sulle criptovalute in Norvegia. Non sappiamo cos’abbia fatto con la restante parte dei Bitcoin, potrebbe averli venduti in momenti ancora più favorevoli oppure no, ma siamo certi che le soddisfazioni non gli siano mancate. Koch è infatti cofondatore di Kaspara AS, un’azienda norvegese che si occupa proprio di asset digitali, pensando a infrastrutture e servizi di custodia. Ha quindi avuto la capacità, non comune, di andare oltre al caso e sfruttarlo come trampolino di lancio verso una carriera promettente.
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