Euro digitale: cos’è e come funziona

13 ottobre 2020 - 13:17 |
26 ottobre 2020 - 17:34 |

Le prove generali dell’euro digitale sono in corso: la Bce sta esaminando pro e contro mentre in Francia è già stato effettuato il più grande esperimento di euro digitale su blockchain in Europa. Ecco cos’è e come funziona.

Euro digitale: cos'è e come funziona

L’euro digitale è il progetto a cui sta pensando la Banca centrale europea per la creazione di una moneta elettronica da introdurre nei 19 Paesi che utilizzano l’euro. Una valuta pubblica utilizzabile sia dagli intermediari che direttamente dai consumatori con cui potranno fare pagamenti via smartphone.

Per decidere se dar vita all’euro digitale, il 12 ottobre la Bce ha lanciato una consultazione pubblica rivolta a cittadini, accademici, istituzioni finanziarie e pubbliche autorità, invitati a esprimersi sulle loro esigenze in tema di pagamenti e a offrire indicazioni sui potenziali vantaggi di questa novità.

Ma cos’è l’euro digitale, come funziona e quali caratteristiche avrebbe? Ecco una semplice guida.

Cos’è l’euro digitale

L’euro digitale sarebbe la CBDC (valuta digitale della banca centrale) dell’eurozona. Simili e ispirate alle criptovalute, ma da non confondere con queste, le CBDC sono la versione digitale della moneta fiat.

In sostanza l’euro digitale sarebbe l’equivalente elettronico dell’euro fisico in contanti. Una moneta virtuale parallela alle banconote, con corso legale e garantito dalla Banca centrale europea, che verrebbe usata per i pagamenti nei Paesi del blocco.

L’arrivo dell’euro digitale consentirebbe per la prima volta ai privati cittadini di depositare denaro direttamente presso la BCE, al di fuori delle banche commerciali.

Come funziona l’euro digitale

L’euro digitale funzionerebbe come il Bitcoin, quindi sarebbe emesso e trasferito utilizzando la blockchain e conservato nei portafogli digitali (wallet). A differenza delle criptovalute, però, sarebbe implementato e controllato centralmente, tramite database gestito da banca centrale, dal governo o società terze approvate, anche se distribuito su registro pubblico a blocchi.

Come spiegato dalla Bce, un euro digitale integrerebbe il contante, ma non lo sostituirebbe.

Perché un euro digitale?

Un euro digitale disegnato dalle banche centrali per abbracciare l’innovazione tecnologica finanziaria renderebbe più veloci i pagamenti e più semplice il tracciamento e il contenimento dei reati finanziari, anche se non mancano dubbi e perplessità sul fronte privacy e libertà fondamentali.

Un sondaggio condotto tra 66 banche centrali della Bank of International Settlement mostra che l’80% è al lavoro su valute digitali delle banche centrali.

Il progetto, annunciato circa un anno fa, in Europa sta iniziando essere testato. In Francia la Banca centrale, in collaborazione con Sociéte Générale, ha già effettuato una transazione di prova di euro digitale sulla blockchain consistita nell’emissione di 40 milioni di euro di obbligazioni garantite sulla blockchain pubblica sotto forma di token di sicurezza. Si tratta di uno dei più grandi esperimenti del genere svolti finora nell’Eurozona e potrebbe aprire la strada a un futuro euro digitale da estendere a banche, imprese e consumatori.

La Bce aveva sempre negato questa possibilità, finché a dicembre 2019 non ha annunciato che “continuerà anche a valutare i costi e i benefici dell’emissione di una valuta digitale della banca centrale (CBDC) che potrebbe garantire che il pubblico rimanga in grado di utilizzare la moneta della banca centrale anche se l’uso del contante fisico alla fine diminuisce”.

A ottobre 2020 la Bce ha pubblicato un rapporto sulla proposta di euro digitale e ha lanciato la consultazione pubblica che la aiuterà a decidere se proseguire o abbandonare i piani per l’emissione di un euro digitale.

Quando avremo l’euro digitale?

Yves Mersch, vicepresidente del Consiglio di vigilanza della Banca centrale europea, ha spiegato che è in corso uno studio esplorativo sulla possibilità di introdurre una moneta digitale per i cittadini dell’Unione europea per agevolare il passaggio dal contante ai metodi di pagamenti digitali. Più del 70% delle transazioni in UE avviene ancora tramite contante ed è un problema perché la strada che i diversi governi hanno già intrapreso o vogliono intraprendere è quella di una maggiore tracciabilità e trasparenza dei pagamenti per la lotta al nero e all’evasione fiscale.

In realtà gran parte del denaro emesso dalle banche centrali attraverso le operazioni di credito all’ingrosso con le controparti è già digitale, sebbene non chiamato CBDC (Central Bank Digital Currency). La vera novità consisterebbe quindi in una valuta digitale al dettaglio, accessibile a tutti, e non solo a limitati gruppi di controparti finanziarie.

I rischi legati a un euro digitale su blockchain

Una moneta digitale della banca centrale sarebbe basata su token digitali che circolerebbero in modo decentralizzato e consentirebbero l’anonimato nei confronti della banca centrale come i contanti, nel rispetto pieno degli standard di privacy e libertà finanziaria che l’Europa deve garantire ai suoi cittadini.

Eppure non sono mancati i dubbi: non si rischia di esporre i propri dati sensibili? Non si rischia di mettere a repentaglio la propria libertà e di essere controllati dai poteri forti?

C’è chi, come Christian Miccoli, ceo di Conio (app italiana per vendere e comprare Bitcoin), sostiene che “Un euro digitale, strutturato come lo yuan digitale, implicherebbe la possibilità da parte del governo nazionale di controllare i movimenti finanziari con la possibilità di bloccare i fondi individuali a propria discrezione e programmare smart contract per obbligare o vietare determinate categorie di spesa”

La BCE il problema se lo è posto, spiegando che l’introduzione di un euro digitale al dettaglio potrebbe avere risvolti molto seri sull’intero sistema finanziario, ed è per questo che finora le banche centrali non hanno fornito accesso al dettaglio al denaro nonostante la tecnologia per farlo fosse già disponibile

“Alcuni sostengono che una valuta digitale basata su token potrebbe non garantire il completo anonimato. Se ciò si dimostrasse, solleverebbe inevitabilmente problemi sociali, politici e legali”, ha detto Mersch nel suo discorso sull’euro digitale dell’11 maggio 2020. Ma non solo. “La disintermediazione sarebbe economicamente inefficiente e giuridicamente insostenibile. Un CBDC al dettaglio creerebbe una concentrazione sproporzionata di potere nella banca centrale. Questi effetti potenzialmente avversi sul sistema finanziario sembrerebbero superiori ai benefici previsti dall’introduzione di un CBDC al dettaglio”, ha concluso il funzionario della Bce.

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