Yuan digitale in arrivo: rivoluzione o grande flop?

Pierandrea Ferrari

28 Dicembre 2020 - 18:40

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Dopo una serie di test sullo yuan digitale, la Banca popolare cinese si prepara al lancio formale della cripotvaluta di Stato: ecco quali potrebbero essere i risvolti sul piano nazionale e internazionale.

Yuan digitale in arrivo: rivoluzione o grande flop?

I lavori della Cina sul versante dello yuan digitale procedono a pieno regime. Lo scorso fine settimana la Banca popolare cinese ha concluso il suo secondo programma pilota, e già nei prossimi mesi la nuova valuta virtuale potrebbe cominciare a circolare in tutto il territorio nazionale.

Un traguardo, questo, che renderebbe il Dragone un apripista nel campo delle criptovalute di Stato, con la BCE e la Federal Reserve che - nonostante il favore verso le monete digitali espresso dai rispettivi board - sono ancora fermi ad una fase interlocutoria sulle versioni virtuali dell’euro e del dollaro.

Ma cosa potrebbe cambiare con una definitiva accelerazione di Pechino sul fronte dello yuan digitale? Ecco i risvolti nazionali e internazionali attesi in caso di adozione della criptovaluta nel prossimo futuro.

Yuan digitale: le ambizioni della Cina dietro alla nuova criptovaluta

Circa dieci anni fa, in Cina, la maggior parte delle transazioni veniva effettuata in contanti. Oggi, invece, il Dragone figura tra i Paesi maggiormente digitalizzati, grazie soprattutto al contributo di aziende fintech come WeChat e Alipay che hanno scalzato il comparto bancario nazionale.

Ma dietro alle ultime evoluzioni sul versante dello yuan digitale non c’è solo la necessità di consolidare il processo di digitalizzazione nel Paese, ma anche le mire di Pechino tese ad aumentare la stretta delle autorità sul sistema economico cinese.

Più nel dettaglio, a preoccupare i vertici del Partito Comunista c’è l’esuberanza dei colossi dei pagamenti online, come le già citate WeChat e Alipay. In uno sforzo antimonopolistico senza precedenti – Ant Group è solo l’ultima fintech ad essere finita nel mirino dell’antitrust – il Governo intende sfruttare la nuova criptovaluta di Stato per riaffidare la leadership nel settore dei pagamenti alla Banca popolare cinese.

Inoltre, la versione digitale dello yuan permetterebbe a Pechino di controllare da vicino la natura di ogni transazione: ufficialmente, lo scardinamento del velo dell’anonimato servirebbe a scongiurare potenziali traffici illegali nel territorio cinese, ma la lunga mano di Xi Jinping potrebbe sfruttare alcune informazioni preziose per consolidare il controllo dello Stato sulla società.

In questo contesto, il ricorso allo yuan digitale è finalizzato anche a frenare la fuga dei capitali all’estero, con gli stablecoin – criptovalute con alle spalle asset finanziari – che da tempo sono finiti nel mirino delle banche centrali in quanto strumenti utili per i movimenti transfrontalieri di denaro. In tal senso, la versione digitale dello yuan potrebbe smorzare l’impatto di queste monete digitali, innalzando delle frontiere virtuali lungo il confine cinese.

In ambito internazionale, invece, la criptovaluta di Stato attualmente in via di sperimentazione cela l’ambizione di Pechino di rompere il dominio del dollaro. Trasformare lo yuan in una valuta globale e conseguentemente detronizzare il biglietto verde sono entrambe operazioni da tempo al vaglio dei vertici politici cinesi, ma gli analisti continuano a vedere nella stretta di Xi Jinping sul sistema finanziario nazionale un ostacolo alla diffusione della valuta.

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