Fintech: Cina ordina ad Ant Group di Jack Ma di revisionare i servizi bancari

28 dicembre 2020 - 11:57 |

La Banca popolare cinese ha invitato Ant Group, azienda fintech affiliata ad Alibaba, a revisionare i propri servizi bancari e rinunciare alle manovre monopolistiche che hanno attirato l’attenzione dell’antitrust.

Fintech: Cina ordina ad Ant Group di Jack Ma di revisionare i servizi bancari

Alta tensione tra Ant Group e il Governo cinese. Nella giornata di sabato 26 dicembre i regolatori finanziari di Pechino – tra cui la Banca centrale e la Commissione per la regolamentazione del mercato azionario – hanno convocato i vertici della fintech per sollecitare un’ampia revisione dei servizi bancari offerti.

La compagnia di pagamenti online era finita nel mirino dell’antitrust già lo scorso novembre, quando l’Ipo sulla Borsa di Shanghai era stata bocciata dai regolatori cinesi a causa delle modifiche del contesto normativo in materia di tecnofinanza.

Una contesa, questa, parzialmente alimentata dalle parole di Jack Ma - patron del gruppo Alibaba e proprietario al 33% di Ant Group – che nel mese di ottobre aveva criticato pubblicamente il sistema regolatorio cinese.

Ant Group dovrà rivedere i suoi servizi bancari

Ant Group non è un istituto di credito e deve tornare ad operare come provider di pagamenti online. Questo, in sintesi, l’orientamento della Banca centrale cinese e degli altri enti regolatori che hanno acceso i fari sul business della prima fintech del mondo.

Un richiamo all’ordine ribadito anche dal vicegovernatore della Banca centrale, Pan Gongsheng, a margine della riunione con i vertici di Ant Group. Il banchiere ha sottolineato come la fintech, in qualità di azienda con una influenza significativa nell’ambito della tecnologia finanziaria, debba “rispettare consapevolmente le leggi e i regolamenti nazionali”.

Come precedentemente accennato, l’intenzione è di abbattere le pratiche monopolistiche del colosso dei pagamenti che, secondo le autorità centrali, avrebbero scardinato quella concorrenza tesa a proteggere i consumatori sul mercato. Più nel dettaglio, gli enti regolatori hanno intimato alla fintech di offrire una maggiore trasparenza nelle transazioni commerciali, ottenere i permessi necessari per le attività di credito personale e abbandonare le manovre che hanno portato Ant Group a concorrere slealmente.

Le autorità di regolamentazione hanno inoltre posto l’accento sulle attività finanziarie illegali della fintech, sollecitando i vertici a rivedere le politiche aziendali in materia di prestiti, assicurazioni e gestione patrimoniale. Richiesta, poi, un’ulteriore regolamentazione in merito al rating del credito per proteggere le informazioni personali.

La solerzia dei regolatori cinesi è da inquadrare nella più ampia contesa tra il Governo di Pechino e i colossi tecnologici del Dragone. Sebbene gli alti rappresentanti del Partito Comunista abbiano ripetutamente confermato il loro orientamento favorevole verso le performanti piattaforme del web, questo ultimo giro di vite conferma l’intento delle autorità politiche di riaffermare la propria leadership sul segmento tech nazionale.

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