Austria: trionfa l’estrema destra. La nuova minaccia all’Unione Europea

Austria: il partito di estrema destra, anti euro e anti immigrati, trionfa al primo round delle presidenziali. La nuova minaccia all’Unione Europea si chiama Norbert Hofer.

Austria: la corsa dell’estrema destra alle Presidenziali fa paura all’Unione Europea, che continua ad assistere al trionfo dei partiti anti europa e anti immigrati e al crescente malcontento della popolazione.

Il partito di estrema destra in Austria ha trionfato il primo round delle elezioni presidenziali del Paese.

Norbert Hofer, candidato del Partito della Libertà (Fpoe) - anti immigrazione, anti Europa e anti Euro - ha portato a casa circa il 37% delle preferenze su un totale di sei candidati in corsa.
Di quegli uomini a cui piace andare in giro con una pistola per sentirsi più al sicuro dai rifugiati, che vuole espellere tutti gli stranieri dal paese e che mette sotto minaccia l’integrità dell’Unione Europea.

Hofer ora si prepara ad affrontare al ballottaggio del 22 maggio in cui si scontrerà con il “secondo classificato”, l’ex Verde Alexander van der Bellen (21%).

L’attenzione non della sola Austria ma di tutta l’Unione Europea si sposta a fine maggio, quando verrà eletto il nono capo di Stato della seconda Repubblica sorta alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Austria: trionfa l’estrema destra sui partiti tradizionalisti

Per una vittoria netta e definitiva al primo round era necessario il 50% dei voti, ma il trionfo dell’estrema destra non ha mancato di lasciare a bocca aperta gli avversari e l’intera comunità europea.

Il successo dell’estrema destra austriaca è la risposta frustrata delle popolazione all’orientamento dei leader verso la crisi dei rifugiati in Europa, e indica che, per la prima volta dal 1945, l’Austria non avrà un presidente né del centro-sinistra (socialdemocratici) né del partito popolare (centro-destra).

Hofer, infatti, ha superato a vele spiegate i candidati dei due partiti - i socialdemocratici e il Partito popolare - che ha guadagnato solo l’11,2 per cento delle preferenze ciascuno.

Il risultato del primo round delle elezioni presidenziali in Austria è la più grande vittoria che il partito delle libertà di Hofer abbia mai visto sin dalla sua nascita dopo la seconda guerra mondiale.

Marine Le Pen, a capo del partito di destra francese Fronte Nazionale, ha inviato le sue congratulazioni a Hofer via Twitter, dicendo:

«I miei più sinceri complimenti ai nostri amici del #FPÖ per questo bellissimo risultato. Congratulazioni al popolo austriaco».

Hofer, che a sua detta va in giro con una pistola Glock la maggior parte del tempo per sentirsi al sicuro dai rifugiati, viene considerato dai media locale ben più amichevole del leader effettivo del partito delle Libertà, Heinz-Christian Strache.

Eppure, Hofer dice di volere che l’Austria lasci l’Unione Europea, che tutti gli stranieri vengano espulsi dal paese e vietare alle donne di indossare il velo.

Austria e non solo: trionfa l’estrema destra grazie alla crisi dei rifugiati

Come già successo altrove in Europa, gli analisti attribuiscono il crollo delle basi di appoggio ai “partiti tradizionali” alla crescente xenofobia, aumentata a dismisura in risposta al grande afflusso di rifugiati verso l’Europa in cerca di asilo e in figa dalla guerra in Siria e Iraq.

Lo scorso settembre, i leader della coalizione in Austria avevano dato appoggio alla cancelliera tedesca Angela Merkel e alla sua determinazione nell’intraprendere la strada morale, consentendo ai rifugiati di chiedere asilo in Europa.

Il cancelliere socialdemocratico austriaco, Werner Faymann, si era inoltre unito alla Merkel e alla sua critica feroce contro l’Ungheria, non molto favorevole ad accogliere a braccia aperte l’afflusso di rifugiati tanto da erigere una recinzione ai confini del Paese per tenerli fuori.

Ma, mesi dopo, i responsabili politici austriaci sembrano aver optato per un’inversione di tendenza.

Prima del vertice cruciale dell’Unione Europea a febbraio, occasione per i leader europei per trovare una soluzione comune alla crisi dei rifugiati, l’Austria ha fatto marcia indietro e ha annunciato la sua intenzione di imporre un limite al numero di profughi ammissibili nel paese.

L’Austria ha eretto inoltre una recinzione lunga 2,5 miglia sul confine con la Slovenia e predisposto del personale militare lungo gli altri confini.

Ma tutto questo non è stato abbastanza per alimentare la fiducia degli austriaci nella coalizione di governo, spianando la strada all’ascesa dell’estrema destra, anti immigrati per gloria e definizione.

«Le persone sono profondamente insoddisfatte nei confronti del governo,»

ha commenato Eric Frey, esperto di scienze politiche, alla testata Deutsche Welle.

«Sono sconvolti dal modo in cui il governo ha gestito la crisi dei rifugiati, che ha solo aggiunto al danno la beffa agli occhi di molti austriaci che sono già colpiti da un aumento della disoccupazione del Paese, dal crescente deficit di bilancio e da un sistema di formazione sistemica disfunzionale».

L’estrema destra austriaca all’attacco

Anche in altri Paesi in Europa i politici di estrema destra hanno sfruttato i timori dovuti all’afflusso di profughi facendo pensare alla popolazione che i nuovi arrivati fossero pronti a privare la popolazione locale dei propri diritti civili.

A giugno 2015, erano 60,747 i rifugiati che vivevano in Austria, 30.000 i richiedenti asilo.

E gli attacchi contro la nuova popolazione austriaca non fanno altro che aumentare.
All’inizio del mese, 30 persone che hanno affermato di essere membri del movimento giovanile di estrema destra «Identitarismo» hanno preso d’assalto un teatro a Vienna, in cui si stava tenendo una produzione con un cast composto interamente da rifugiati di Siria, Iraq e Afghanistan.

I manifestanti, per lo più uomini, sono corsi sul palco, hanno gettato del sangue finto sul pubblico e dei volantini con su scritto «il multiculturalismo uccide.» Il gruppo ha infine dispiegato un grande striscione con su scritto

«Ipocriti: la nostra resistenza alla vostra decadenza».

Nel 2015, le strutture di asilo e di accoglienza sono state attaccate 25 volte. Alcuni degli incidenti hanno visto coinvolta la propaganda nazista e dei colpi di fucile ad aria compressa. Altri attacchi hanno coinvolto incendi dolosi o fuochi d’artificio artigianali.

La xenofobia è arrivata anche nella retorica politica. Robert Lugar, ex membro del dell’FPOe e attuale presidente della estrema destra populista Team Stronach, ha paragonato i richiedenti asilo a dei «Neanderthal».

Lugar ha anche proposto che a tutti i richiedenti asilo di sesso maschile di età superiore ai 14 fosse richiesto il test del DNA nel caso in cui in futuro si dovessero rivelare dei molestatori sessuali.

Il lato morale sopravvive

Non tutti gli austriaci condividono questi punti di vista e sono in molti a dirsi delusi dalla decisione del governo di difendere i suoi confini. Una manifestazione a Vienna lo scorso marzo, organizzata sotto lo slogan «Benvenuti ai rifugiati, No alla Fortezza Europa», ha attirato circa 6.000 persone.

La divisione della questione immigrazione si è riflessa all’interno della coalizione attualmente alla guida del governo dell’Austria.
Norbert Hofer si è limitato a lavorare la crepa nel terreno continuando a scavare.

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