Australia: crescita da record ma pesa bolla immobiliare. Il destino dell’economia

In Australia la bolla immobiliare preoccupa la Reserve Bank of Australia e le famiglie, eppure il paese è ad un passo dal record di crescita economica.

Australia: crescita da record ma pesa bolla immobiliare. Il destino dell'economia

L’Australia ha eguagliato il record storico dell’Olanda con 103 trimestri consecutivi di crescita economica misurata tramite il PIL, senza alcuna recessione.
Questo però non basta a tranquillizzare la Reserve Bank of Australia (RBA), la banca centrale del paese, alle prese con le preoccupazioni legate alla bolla immobiliare.

Sebbene l’ultima recessione conosciuta dall’Australia risalga al 1991, anno di conclusione di un devastante periodo di tempo scandito principalmente da riforme mirate a creare un’economia aperta, flessibile e competitiva, la nazione inizia a scricchiolare sotto il peso del suo successo.

La bolla immobiliare, che attualmente sta interessando tutto il mondo inclusi i paesi con un’economia solida, in Australia è alimentata da tassi d’interesse ai minimi storici (1,5%). Questo ha portato le famiglie ad indebitarsi a livelli che minacciano non soltanto la stabilità finanziaria ma anche il prezioso rating AAA al quale un deficit di bilancio non gioverebbe.

Il debito delle famiglie ammonta al 180% del loro reddito, valore che indica la gravosità dei mutui sulle spese familiari. I prezzi delle case infatti dal 2009 sono praticamente raddoppiati: soltanto nell’ultimo trimestre del 2016 sono cresciuti del 4,1% rispetto al trimestre precedente su base nazionale.

La RBA si preoccupa del fatto che la crescita dei salari possa a lungo andare risultare più debole rispetto alla velocità con cui aumentano i prezzi delle case, al punto da costringere le famiglie indebitate a ridurre drasticamente i consumi. Ciò risulterebbe deleterio perché questi ad oggi vanno a costituire più della metà del PIL australiano, in crescita del 3%.

Per non alimentare la bolla immobiliare la RBA quindi ha scelto di non tagliare i tassi al di sotto della soglia attuale, approvando il tasso d’inflazione inferiore al target.

Australia, allarme bolla immobiliare: è la fine del boom economico?

Molti investitori, in preda alla preoccupazione della RBA e delle famiglie per la bolla immobiliare, temono che sia arrivata la fine della fase del boom economico, dovuto principalmente a tre fattori:

  • l’industria mineraria;
  • i benefici dell’intervento diretto nei mercati finanziari e della spesa pubblica;
  • l’assenza di picchi di disoccupazione;
  • le esportazioni in Cina.

In particolare l’intensa esportazione verso la Cina è un vero e proprio toccasana per l’economia australiana: la Cina infatti, che si avvia verso il primato di maggiore potenza economica mondiale, compra un terzo delle esportazioni dell’Australia. Nel 1991 queste ammontavano soltanto al 2%.

La Cina quindi protegge l’economia australiana grazie alla forte domanda di risorse. L’economista Saul Eslake spiega:

“Non c’è nessun paese al mondo che ha tratto maggiore beneficio dell’Australia dalla rapida crescita e industrializzazione della Cina negli ultimi trent’anni. Dopo la fine del boom minerario poi la forte immigrazione sta aiutando ad evitare una recessione statistica”.

I due cardini sui quali ha potuto poggiare la crescita economica dell’Australia negli ultimi venticinque anni sono proprio i guadagni della popolazione, investiti nei consumi interni al paese, e le esportazioni verso la Cina.

Di certo non sono sufficienti due trimestri negativi per parlare di recessione, tuttavia Bob Gregory, esperto di economia specializzato nel mercato del lavoro e professore alla National University di Canberra ha sottolineato:

“Quello che sta accadendo ora in Australia è una sorta di lunga ma lenta recessione. Niente di drammatico, semplicemente ogni anno non è più buono come quello prima”.

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