Riapre la miniera d’oro da $40 miliardi capace di far scoppiare una guerra civile

Alessandro Nuzzo

12 Febbraio 2026 - 22:42

Un’enorme miniera d’oro e rame chiusa 30 anni fa dopo una sanguinaria guerra civile sta per essere riaperta. E la preoccupazione cresce.

Riapre la miniera d’oro da $40 miliardi capace di far scoppiare una guerra civile

Un’enorme miniera di rame e oro, che in passato ha scatenato una sanguinosa guerra civile e che per questo è rimasta chiusa per oltre trent’anni, è ora sulla buona strada per essere riaperta. Ma non mancano polemiche e timori. Si tratta della miniera di Panguna, situata a Bougainville, regione autonoma della Papua Nuova Guinea. Il sito ospita una delle più grandi riserve di rame al mondo e, se riattivato, potrebbe generare fino a 40 miliardi di dollari di ricavi.

La miniera venne chiusa 33 anni fa a causa di forti tensioni sociali e ambientali sfociate in un conflitto che causò tra le 10.000 e le 15.000 vittime. La guerra civile si concluse solo nel 2001, con la firma di un accordo di pace che garantì maggiore autonomia alla regione. Oggi, secondo diverse indiscrezioni, il governo autonomo di Bougainville avrebbe firmato un accordo riservato con la società mineraria indiana Lloyds Metals and Energy Limited per riaprire l’impianto. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di generare le risorse economiche necessarie a finanziare il percorso verso l’indipendenza dalla Papua Nuova Guinea.

Il governo locale punta infatti a dichiarare l’indipendenza entro il prossimo anno. Poiché l’economia di Bougainville è ancora fortemente dipendente dal governo centrale, diventa cruciale creare nuove fonti di reddito. E la riapertura della miniera rappresenterebbe, nelle intenzioni dell’esecutivo, la principale leva economica per sostenere questo progetto politico.

Forti critiche per la decisione della riapertura

Tuttavia, il piano è fortemente criticato. Molti residenti e attivisti hanno espresso preoccupazione per la mancanza di trasparenza, accusando il governo di aver sacrificato il confronto pubblico pur di accelerare il progetto. Al centro delle polemiche c’è proprio l’accordo segreto con la società indiana. L’attuale licenza di gestione dell’area è infatti detenuta da Bougainville Copper Limited, che sostiene di non essere stata adeguatamente informata delle trattative con un nuovo partner.

L’intesa non vincolante tra il governo autonomo e Lloyds Metals delineerebbe non solo la riapertura della miniera, ma anche un più ampio piano di sviluppo: la costruzione di una raffineria d’oro, un impianto per la lavorazione del rame, nuove strutture sanitarie, edifici governativi e persino l’istituzione di un sistema bancario commerciale locale. Il protocollo sarebbe stato siglato senza coinvolgere la società attualmente titolare della concessione, che nel frattempo stava cercando un proprio partner minerario, individuato in un’azienda cinese.

A fine gennaio, il governo autonomo ha annunciato di aver respinto la proposta di partnership tra Bougainville Copper Limited e la società cinese, scegliendo invece di proseguire il dialogo con il gruppo indiano.

Le preoccupazioni riguardano anche la popolazione locale. Diversi proprietari terrieri, in particolare quelli con appezzamenti confinanti con la miniera, hanno dichiarato di non essere stati consultati e temono di essere stati esclusi dalle decisioni che avranno un impatto diretto sulle loro terre e sul loro futuro.

Gli sviluppi sono seguiti con attenzione anche dall’Australia e dagli altri Paesi della regione. L’eventuale indipendenza di Bougainville potrebbe modificare gli equilibri geopolitici del Pacifico. La priorità, secondo gli osservatori internazionali, resta evitare il riaccendersi di tensioni interne che potrebbero riportare l’isola a una stagione di instabilità.

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