Mercati: i 10 temi chiave del 2017 secondo Goldman Sachs

Goldman Sachs condivide i 10 temi principali per i mercati nel 2017. È forte l’influenza del neo presidente Trump sulle previsioni per il prossimo anno.

Goldman Sachs guarda già al 2017. In una nota ai clienti pubblicata giovedì, il responsabile della strategia sul credito Charles Himmelberg elenca i 10 temi principali sui mercati per il prossimo anno.

«Forte crescita, rischio più alto, rendimenti leggermente superiori»: è così che Goldman Sachs vede il 2017 - ed è subito chiaro come le previsioni per l’anno a venire siano state fortemente influenzate dalla vittoria di Donald Trump alle Elezioni USA.

Ecco i 10 temi principali individuati da Goldman Sachs si mercati a cui guardare per investire nel 2017.

1) Rendimenti leggermente più alti nel 2017

Rispetto alle previsioni per il 2016, Goldman Sachs ritiene che i proprietari di asset finanziari possono ragionevolmente aspettarsi dei rendimenti leggermente più alti, sottolineando però che questi probabilmente rimarranno bassi.

«Il miglioramento più forte sull’azionario mondiale in Asia ad esclusione del Giappone, dove prevediamo dei rendimenti del 12,5 per cento (contro il 3,8 per cento nel 2016)», scrivono gli analisti della banca americana.
«Dall’altra parte, in Giappone prevediamo cali del -3.7 per cento sul Topix (contro il rialzo del 5,2 per cento per il 2016)».

2) Politica fiscale USA: si punta alla crescita con Trump

L’attenzione del neo presidente Donald Trump sulla spesa per le infrastrutture durante il suo discorso di vittoria il 9 novembre - piuttosto che concentrarsi sulle restrizioni e il protezionismo commerciale o sull’immigrazione - catalizzata il sentiment che ha pervaso i mercati, secondo Himmelberg.

«I mercati sono affamati di crescita. Il che è chiaramente visibile nel desiderio con cui i mercati hanno accolto il messaggio incentrato sulla crescita di Trump», scrive.

«È visibile anche nella velocità con cui le attese del mercato sulle prospettive economiche sotto Trump si siano spostate da ‘incertezza’ a ‘crescita’».
Lo stimolo fiscale negli Stati Uniti aiuterà reflazione nell’economia, e ha buone possibilità di passare al Congresso, secondo Goldman Sachs.

3) Politica commerciale USA: la paura è esagerata

Goldman non vede all’orizzonte una guerra commerciale, e si aspetta che un’eventuale rinegoziazione degli accordi attualmente in vigore (come il NAFTA) si concentri sul tentativo di migliorare le prospettive per il settore manifatturiero degli Stati Uniti.

«Pensiamo che i racconti dei media popolari sul rischio di una guerra commerciale siano sopravvalutati», scrive il team di Goldman.
«La nostra opinione è che l’uso sperimentale di Trump delle tariffe ‘punitive’ sarà altrettanto pragmatico come quello del presidente Obama, anche se più esplicito».

4) Rischio mercati emergenti: il Trump tantrum è passeggero

Gli asset dei mercati emergenti sono stati schiacciati dopo le elezioni, con l’aumento dei rendimenti del Tesoro che ha ridotto la necessità di cercare rendimento all’estero per la resa all’estero e con le possibili politiche commerciali protezionistiche che minacciano di limitare le opportunità di crescita.

Gli investitori stanno uscendo dai fondi azionari e dagli ETF sugli emergenti in massa. Ma Goldman Sachs non prevede la continuazione della corsa fuori dagli emergenti nel 2017.

«Abbiamo sempre sperimentato che quando la crescita più forte negli Stati Uniti accompagna dei tassi più alti, gli asset dei mercati emergenti possono prosperare, in particolare le azioni e gli spread», scrive Himmelberg.

5) Copertura con lo yuan contro Trump e novità commercio

Il neo presidente ha fatto definito la Cina una manipolatrice di valuta. Ultimamente, Pechino ha fatto molto per mantenere la propria moneta artificialmente alta invece che abbassarla, utilizzando le sue riserve del tesoro in valuta estera per difendere lo yuan. Il deprezzamento gestito è nell’ordine del giorno per lo yuan cinese: dopo la svalutazione a sorpresa ad agosto 2015 che ha sconvolto i mercati finanziari, e il team di Goldman si aspetta che la Cina continui con la pratica nel 2017.

«Le nostre previsioni (USD/CNY a 7,30 in 12 mesi) implicano un deprezzamento che è ben al di là dei prezzi di mercato, il che implica dei guadagni positivi nonostante il negative carry», scrive l’analista.
«E al di là delle solite ragioni per voler coprire l’esposizione al ’rischio Cina’, pensiamo che copra anche dal rischio la copertura del rischio ‘Trump trade tantrum’».

6) Politica monetaria più targettizzata

Per Goldman Sachs la scelta della Bank of Japan di controllare la curva dei rendimenti è il segno premonitore di una serie di innovazioni politiche «che colpiscono il costo intermediario dell’offerta di credito alle banche nel breve termine piuttosto che il costo di mercato dei prestiti tramite il debito pubblico a lungo termine».

Il focus su questo elemento del meccanismo di trasmissione e lo spostamento verso delle misure come «funding for lending» è quello che avrà il maggior impatto sull’attività economica reale, soprattutto sugli investimenti.
Lo stimolo monetario più mirato potrebbe contribuire ad evitare alcuni effetti collaterali negativi associati ai tassi negativi e al quantitative easing, che inibiscono la creazione del credito.

7) Utili delle società in ripresa

Per anni, le società dello S&P 500 hanno superato le aspettative degli analisti grazie alla combinazione tra la riduzione dei costi e del numero di azioni - piuttosto che in scia di un forte rialzo delle vendite - che ha alimentato la crescita degli utili per azione.

Tuttavia, gli analisti «si aspettano che il 2017 confermi che il settore delle imprese degli Stati Uniti è emerso dalla sua recente recessione delle entrate».
Un’economia mondiale in crescita e il recupero del prezzo del petrolio dai minimi di febbraio influiranno in modo significativo sulle prospettive di crescita dei ricavi negli States.

«Per il 2017, il nostro team americano prevede che dei miglioramenti modesti nel contesto macroeconomico aiuteranno il rialzo degli EPS dello S&P 500 del 10 per cento a $116, con target di fine anno per lo S&P 500 di 2.200», scrive Himmelberg.

8) Inflazione finalmente in ripresa (forse troppo)

I dati basati sulle aspettative di mercato sull’inflazione degli Stati Uniti sono saliti velocemente dopo le elezioni - i trader scommettono che Donald Trump sarà il presidente dell’inflazione.

«Ci sembra chiaro, come sostenuto in precedenza, che le questioni economiche, in particolare i tagli alle tasse, gli investimenti nelle infrastrutture e la spesa per la difesa, sono prioritarie in agenda - una ricetta per la reflazione», scrive il team di Goldman.
«Prevediamo grandi spinte alla spesa pubblica in Giappone, Cina, Stati Uniti e in Europa, il che dovrebbe alimentare le pressioni inflazionistiche nelle relative economie».

Goldman ritiene che le banche centrali dei Paesi sviluppati saranno disposte a tollerare un superamento dei loro target d’inflazione, dal momento che le pressioni sui prezzi sono state sotto gli obiettivi per un periodo prolungato di tempo.

9) Nessuna sorpresa dal ciclo economico

Anche se i comparti legati alle materie hanno sofferto molto nel 2016, non vi è stato molto contagio. Il team di Goldman si aspetta lo stesso nel 2017, senza che il ciclo del credito prenda una svolta per il peggio.

«Indipendentemente dallo stato di bilancio dei fondamentali, le recessioni portano ad un’accelerazione significativa dei default, mentre le espansioni li mantengono bassi. Ci aspettiamo lo stesso playbook in questo ciclo».

«La forte componente del ’ciclo economico’ nella composizione dei default ad alto rendimento, e la nostra view per cui il rischio di recessione negli Stati Uniti rimane basso nel 2017, ci lasciano pensare il punto di flesso è improbabile si concretizzi il prossimo anno, nonostante lo stato debole dei bilanci aziendali».

10) La sfida di Janet Yellen

In questo periodo dello scorso anno il team di Goldman sosteneva che la saggezza condivisa attorno alla Federal Reserve - che avrebbe lavorato per mantenere le attività finanziarie in alto con l’allentamento della politica in risposta a qualsiasi turbolenza di mercato - si stesse muovendo nella direzione opposta. Ora, un allentamento delle condizioni finanziarie permetterebbe alla banca centrale di normalizzare la politica più rapidamente, ma premendo sulla valutazione degli asset finanziari.

«Per il 2017, questa intuizione sembra valida più che mai, soprattutto in considerazione della promessa del presidente neo eletto Trump di uno stimolo fiscale concreto», scrive Himmelberg. Le aspettative sulla Yellen aumentano: con il grande stimolo fiscale del 2017, il FOMC sarà obbligato a rispondere in modo più aggressivo all’allentamento delle condizioni finanziarie.

Tuttavia, Goldman avverte che non si tratta di una scommessa sicura la previsione che le condizioni finanziarie verranno allentate il prossimo anno, notando il recente aumento dei rendimenti obbligazionari e del dollaro statunitense.

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