Dopo mesi di euforia, Wall Street sta riscoprendo che anche l’oro, come ogni asset, vive di aspettative e che queste possono cambiare quando la banca centrale americana decide di cambiare tono.
L’oro, che per mesi aveva rappresentato uno dei trade preferiti di Wall Street con target di prezzo sempre più ambiziosi, sta vivendo un repentino ripensamento collettivo. Dopo aver sfiorato nuovi massimi storici, il metallo giallo ha ceduto terreno nella seduta di lunedì 22 giugno, con i futures che hanno chiuso intorno ai 4.207 dollari l’oncia.
Dietro questa flessione non c’è solo il classico incasso di profitti o il raffreddamento della domanda di beni rifugio legato al parziale allentamento delle tensioni in Medio Oriente.
Il vero driver è il cambio di paradigma emerso dalla prima riunione di politica monetaria del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh. Fino a poche settimane fa l’oro incarnava la combinazione perfetta di fattori favorevoli: aspettative di tagli dei tassi da parte di una Fed ancora orientata al sostegno della crescita, persistenti timori inflazionistici, acquisti aggressivi da parte delle banche centrali e un contesto geopolitico teso. [...]
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