Vi spiego come le banche centrali hanno alterato l’allocazione della liquidità e del risparmio

Guido Salerno Aletta

27/12/2024

Le politiche monetarie non convenzionali della Fed e della Bce hanno drogato i mercati, causato inflazione e distorto il risparmio, mentre il ritorno alla normalità sarà lento ma inevitabile.

Vi spiego come le banche centrali hanno alterato l’allocazione della liquidità e del risparmio

Altro che stabilità dei prezzi!

Sono anni che le politiche monetarie cosiddette “non convenzionali” adottate dalle banche occidentali, dalla Fed alla Bce per non parlare della BoJ, hanno avuto come risultato quello di affamare o di drogare i mercati, ora abbattendo i proventi dei rentier ed i profitti bancari, ora facendoli schizzare verso l’alto, mentre i corsi delle Borse si impennano a causa dell’enorme liquidità immessa e dei rendimenti infimi sui titoli di debito.

E’ dai tempi della Greenspan Put, la manovra consistente in eccezionali iniezioni di dollari decisa dall’allora Governatore della Fed per far riprendere i valori sui mercati internazionali che erano stati abbattuti dalle ricorrenti crisi, che le Banche centrali si sono assunte l’onere di intervenire con misure straordinarie non tanto per sostenere le singole banche che si trovino temporaneamente illiquide ma interi mercati finanziari colpiti da clamorosi tracolli.

Rifornire di liquidità straordinaria gli operatori speculativi, affinché possano utilizzarla per comprare asset a prezzo infimo e così assicurarsi laute plusvalenze, è già una pericolosa turbativa, che però viene giustificata dalla necessità di superare velocemente i momenti di crisi profonda riportando così la fiducia tra gli investitori.

A partire dalla Grande Crisi Finanziaria americana del settembre 2008, la Fed ha ripetutamente adottato misure straordinarie e non convenzionali di politica monetaria, sia immettendo “in via definitiva” quantità eccezionalmente rilevanti di nuova moneta attraverso l’acquisto sia di titoli federali che di obbligazioni immobiliari garantite dal Tesoro, sia portando i tassi di riferimento a zero: in questa maniera ha drogato i mercati, riportandoli in auge.

Lo stesso ha cominciato a fare, ma solo anni dopo, anche la Bce sotto la guida di Mario Draghi, con il suo Quantitative easing, per evitare che nell’Eurozona l’andamento dei prezzi virasse in negativo a causa della politica fiscale eccezionalmente severa adottata col Fiscal Compact: la deflazione comporta il fallimento degli operatori economici, che si trovano a vendere prodotti finiti oppure a fornire servizi a prezzi inferiori a quelli delle materie prime acquistate per produrli o dei costi sostenuti per fornirli. Ma la conseguenza sui tassi di interesse è stata catastrofica: sono andati sotto zero, per cui l’investitore non solo non incassava alcuna rendita sul capitale impiegato, ma addirittura se lo vedeva taglieggiato al momento del rimborso. Le banche europee hanno cominciato ad azzerare i tassi sui depositi, perché a loro volta non incassavano nulla sui prestiti: una situazione kafkiana, inverosimile, senza precedenti nella storia.
Gli acquisti di titoli di Stato sul mercato secondario da parte della Bce hanno superato ampiamente le emissioni nette necessarie per coprire i deficit di bilancio dei singoli governi, per cui la moneta circolante in euro è cresciuta come mai prima.
Come se non bastasse, anche in occasione della epidemia di Covid, tanto la Fed che la Bce hanno ricominciato con una nuova immissione netta di moneta.

Il PSPP (Public Sector Purchase Program) della Bce ha comportato, tra marzo 2015 e giugno 2022 una acquisizione di titoli di Stato per complessivi 2.730 miliardi di euro. Il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program) della Bce, tra marzo 2020 e marzo 2022 ha comportato l’acquisto di titoli di Stato per ulteriori 1.666 miliardi di euro. Nel complesso, si è trattato di liquidità per 4.396 miliardi di euro, con un eccesso rispetto ai titoli emessi nel frattempo di 1.426 miliardi di euro.
La Fed ha fatto assai peggio: nel 2007, alla vigilia della Grande Crisi Finanziaria, le detenzioni in titoli del Tesoro erano di appena 890 milioni di dollari. Ad aprile del 2022, quando si è concluso anche lo speciale Qe destinato a superare la crisi sanitaria, le detenzioni in titoli del Tesoro della Fed erano arrivate a 8.955 miliardi di dollari, di cui 4.790 miliardi acquisiti nei due anni della crisi sanitaria: altrettanta liquidità era stata immessa sui mercati, drogandoli.

La spaventosa fiammata inflazionistica delle merci sui mercati internazionali, che è iniziata nella primavera del 2021, è dipesa dagli investimenti speculativi effettuati a termine: la moneta immessa dalle Banche centrali è stata utilizzata per appiccare questo incendio dei prezzi.
Ma anche la vigorosa manovra di aumento dei tassi che è stata disposta dapprima dalla Fed e poi dalla Bce non ha fatto altro che propagare la dinamica inflazionistica: agendo sui prestiti in corso e sui mutui già erogati in precedenza a tasso variabile, le imprese hanno dovuto cercare di recuperare il maggior costo del servizio del debito aumentando i prezzi, e così hanno dovuto fare per recuperare i maggiori costi delle materie prime. Le famiglie, a loro volta, hanno dovuto ricorrere ai depositi bancari accumulati per fronteggiare la altrettanto incresciosa situazione che si era determinata sul versante dei prezzi e dell’indebitamento.
Le Banche Centrali sono state affette da una sorta di delirio di onnipotenza: creare moneta dal nulla sembrava il rimedio indispensabile per contrastare ogni difficoltà.

I danni provocati dalle misure straordinarie di immissione di liquidità sono stati enormi, con distorsioni mai viste prima.
Dopo essere state penalizzate per anni con i profitti a zero, le banche hanno cominciato a distribuire dividendi principeschi che i governi cercano invano di tassare.
Gli investitori, che sono stati penalizzati per anni, ora pretendono sempre tassi assai elevati sui loro impieghi nonostante le riduzioni decise dalle Banche centrali per via del ridursi delle aspettative di inflazione.
I depositi in conto corrente non rendono più nulla, e così si è alterato il meccanismo di allocazione della liquidità e del risparmio.
E’ tutto un pasticcio.
Ora, si assiste al ritorno della politica monetaria tradizionale: un processo che sarà lento, ma inevitabile.