Dalle minute relative all’ultima riunione della BCE dell’11 giugno è emerso il dibattito in seno all’istituzione del rialzo dei tassi che venne varato da Trichet.
Diffuse oggi, giovedì 9 luglio 2026, le minute relative all’ultima decisione che la BCE di Christine Lagarde ha preso sui tassi di interesse dell’area euro, decidendo di alzarli per la prima volta dal 2023.
Lo scorso 11 giugno, la Banca centrale europea ha alzato i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali di 25 punti base, rispettivamente al 2,25%, al 2,40%, al 2,65%.
Oltre che con l’annuncio sui tassi, la riunione si è conclusa con la comunicazione, da parte dello staff dell’Eurotower, delle nuove previsioni sul trend del PIL e dell’inflazione dell’Eurozona, che hanno confermato il timore di un’accelerazione dell’inflazione, nel blocco, a causa della guerra tra l’Iran e gli Stati Uniti. Guerra messa in pausa con un accordo che si è dimostrato subito fragile, e che è appena saltato ieri, con la dichiarazione del Presidente americano Donald Trump relativa alla fine del cessate il fuoco.
Chi aveva già messo in conto una ritirata dei prezzi del petrolio sostenibile nel tempo e dunque un possibile smorzarsi delle pressioni inflazionistiche dovrà dunque rimettersi a tavolino e rifare i conti.
Rialzo tassi BCE, il messaggio arrivato con la pubblicazione dei verbali
Intanto, occhio a quanto è scritto nei verbali, che riassumono il dibattito in seno alla BCE sulla direzione dei tassi che si è tenuto nell’ultima riunione dell’11 giugno.
La risposta che le minute sono chiamate a dare ai mercati è se Lagarde e colleghi continueranno ad alzare i tassi.
Su questo, sono emerse poche informazioni, con l’istituzione che ha reso noto che continuerà a dipendere dalle informazioni che arriveranno dai dati macro.
Di fatto, nelle minute relative all’ultima riunione della BCE si legge che il Consiglio direttivo si è trovato d’accordo a continuare “a monitorare con attenzione l’evolversi della situazione”.
E’ stato concordato che “quanto più a lungo i prezzi dell’energia fossero rimasti elevati, tanto maggiore sarebbe stata la probabilità che alimentassero un aumento più ampio dell’inflazione, attraverso effetti indiretti e di secondo impatto. Era pertanto importante monitorare attentamente l’entità e la persistenza dell’aumento dei prezzi dell’energia e il modo in cui esso si trasmetteva alla formazione dei prezzi e dei salari, alle aspettative di inflazione e alla dinamica economica complessiva”.
La BCE spiega perché ha alzato i tassi. Tra i motivi potenziali carenze di energia e altre materie prime
Di qui, la decisione di alzare il costo del denaro dell’area euro, che la BCE ha continuato a spiegare così con la pubblicazione dei verbali relativi a quel meeting:
“Tra gli altri elementi chiave da tenere in considerazione si sono messi in evidenza (nell’ultimo meeting della BCE) le potenziali carenze fisiche di energia e di altre materie prime, l’evoluzione della domanda aggregata, gli sviluppi dell’inflazione di fondo e delle misure sottostanti dell’inflazione, l’andamento delle condizioni finanziarie – anche per valutare se la trasmissione della politica monetaria avvenisse in modo regolare – nonché gli sviluppi dei mercati finanziari, anche alla luce dei rischi per la stabilità finanziaria”.
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Nel dibattito di giugno la differenza con rialzi tassi BCE 2011. La differenza rispetto a oggi, spiegata
La BCE ha reso noto inoltre che, nella riunione di giugno, gli esponenti del Consiglio direttivo hanno anche ricordato l’errore, così come è passato alla storia, commesso dall’allora Presidente Jean Claude Trichet, che alzò i tassi di interesse dell’area euro nel 2011, nel pieno della crisi dei debiti sovrani:
“I membri hanno fatto il confronto tra l’attuale situazione e quella del 2011, quando la BCE aumentò i tassi di interesse ad aprile e luglio, per poi invertire la rotta nei mesi di novembre e dicembre. Da allora, il Consiglio direttivo ha riesaminato due volte la propria strategia di politica monetaria, traendo insegnamenti sia da quell’episodio sia da una serie di altri shock”.
A tal proposito, la BCE ha rimarcato nei verbali appena pubblicati che è stato osservato che la principale differenza rispetto a quanto avvenuto nel 2011 è consistita “nel fatto che, pur in presenza di alcuni rischi per la stabilità finanziaria, quali quelli connessi a valutazioni elevate nei mercati finanziari, non sono presenti al momento segnali concreti di tensioni finanziarie in atto né dei conseguenti rischi recessivi, mentre gli aumenti dei tassi del 2011 erano avvenuti in un contesto in cui la crisi del debito sovrano dell’area dell’euro era nel pieno del suo sviluppo”.
Praticamente, riferendosi alle decisioni dell’allora Presidente Jean Claude Trichet, la BCE ha precisato che “l’insegnamento tratto dal 2011 non è che il Consiglio direttivo debba evitare in ogni circostanza di aumentare i tassi in presenza di rischi per la stabilità finanziaria, bensì che debba evitare di assumere impegni preventivi riguardo alle future decisioni di politica monetaria”.
Sulla base di questo presupposto, il rialzo dei tassi di 25 punti base deciso a seguito della riunione di giugno, “accompagnato dal continuo monitoraggio dei rischi per la stabilità finanziaria e dal mantenimento di un approccio basato sui dati e adottato di riunione in riunione, è stato ritenuto pienamente coerente con tali insegnamenti ”.
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Lagarde difende a spada tratta rialzo tassi dell’11 giugno
PIù volte nelle ultime settimane, e anche in occasione del forum delle banche centrali organizzato dalla BCE che si è tenuto a Sintra, in Portogallo, Lagarde ha difeso la decisione di alzare i tassi di interesse dell’Eurozona.
Così, nell’intervista rilasciata lo scorso 2 luglio al quotidiano Les Echos:
“Siamo convinti di aver preso la decisione giusta. Già ad aprile, un’ampia maggioranza dei membri del Consiglio direttivo era pronta ad adottare una decisione. Tuttavia, in quel momento non disponevamo ancora di tutte le informazioni necessarie. Tutti i dati ricevuti da allora hanno confermato la nostra analisi. Ci troviamo di fronte a uno shock esterno dell’offerta che si sta attualmente propagando al resto dell’economia e i cui effetti indiretti sono già visibili. Stiamo inoltre monitorando con grande attenzione il rischio di effetti di secondo impatto, sebbene non si siano ancora materializzati”.
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