Vaccino Covid, subito anche ai giovani per una maggiore efficacia: lo studio

Martino Grassi

17 Dicembre 2020 - 13:35

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Per ottenere una maggiore efficacia il vaccino contro il Covid dovrebbe essere somministrato anche ai giovani fin dalle fasi iniziali della campagna di vaccinazione. Ecco perché.

Vaccino Covid, subito anche ai giovani per una maggiore efficacia: lo studio

Il vaccino contro il coronavirus deve essere somministrato anche ai giovani fin da subito, per ottenere il massimo risultato. È questa l’ipotesi confermata in uno studio tutto italiano pubblicato sulla nota rivista medica Vaccines, al quale hanno partecipato anche Ilaria Spassiani dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Lorenzo Gubian, della Uov Sistemi Informativi – Azienda zero della Regione Veneto.

L’Europa si appresta a dare il via al V-Day ossia al giorno in cui partiranno le vaccinazioni in tutti i Paesi membri dell’Unione, tra cui anche l’Italia se tutto sarà pronto, che con molta probabilità sarà tra il 27 e il 29 dicembre. I vari Stati intanto hanno definito il proprio piano vaccinale, stabilendo de criteri di priorità. In Italia la precedenza sarà data agli operatori sanitari e i pazienti più fragili e delle RSA, poi si procederà con la popolazione più anziana, fino ad arrivare ai più giovani.

Vaccino Covid, mix tra giovani e anziani

Secondo un modello matematico elaborato da diversi ricercatori italiani, tra cui Giorgio Palù, virologo dell’Università di Padova e neopresidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), e da Giovanni Sebastiani, matematico dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac), per avere il massimo risultato dalla campagna di vaccinazione, l’antidoto contro il coronavirus andrebbe somministrato sia alle persone anziane che a quelle giovani.

Gli studiosi infatti precisano che “la scelta di chi vaccinare per primo sarà un problema rilevante quando diversi vaccini con differenti profili di efficacia ed effetti collaterali saranno disponibili”. Proprio per questo motivo hanno deciso di mettere a punto uno strumento in grado di calcolare la giusta percentuale di giovani e anziani che dovranno essere vaccinati nello stesso momento, basandosi sull’evoluzione dell’epidemia.

Dopo la fase iniziale, che prevede la vaccinazione degli operatori sanitari e i residenti e personale delle residenze sanitarie assistenziali (RSA), non si dovrebbe limitare la vaccinazione esclusivamente alle fasce più anziane della popolazione per limitare il numero di decessi, ma dovrebbero essere immunizzate anche quelle in cui il virus circola maggiormente per arrestare i nuovi contagi, ossia quelle giovani e quelle intermedie, calcolando le giuste proporzioni.

In sostanza dunque, lo studio punta a fornire una soluzione che possa ottenere il massimo risultato combinando i due criteri, offrendo alla politica uno strumento per decidere la strategia più adatta avendo la possibilità di valutare, in anticipo, le possibili conseguenze delle scelte. Il metodo, che permette di considerare diverse variabili, come età, genere, tipologia del luogo di cura del paziente e comorbidità, è stato messo a punto lavorando sulla base dei dati del Veneto ma si tratta di un modello che può essere usato in diversi scenari”, ha spiegato Sebastiani ad Adnkronos Salute.

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