2 miliardi di persone non avranno il vaccino anti-Covid prima del 2022

Laura Pellegrini

16 Dicembre 2020 - 13:30

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Saranno quasi 2 miliardi le persone che in tutto il mondo non riusciranno ad avere accesso al vaccino contro il coronavirus prima del 2022: i Paesi più ricchi, infatti, si sono riservati le dosi maggiori.

2 miliardi di persone non avranno il vaccino anti-Covid prima del 2022

Secondo uno studio un quarto della popolazione mondiale non avrà il vaccino contro il coronavirus fino al 2022. Secondo le stime, infatti, saranno almeno 1,957 miliardi le persone - principalmente provenienti da Paesi e reddito medio o basso - che dovranno attendere più di un anno per poter vedere uno spiraglio della fine della pandemia.

A riservarsi le dosi maggiori di vaccino anti-Covid è stato il 14% della popolazione mondiale, ovvero gli abitanti dei Paesi ad alto reddito, come gli Stati dell’Unione Europea o gli USA. Ma l’OMS e altre organizzazioni internazionali hanno istituito il programma chiamato COVAX che ha l’obiettivo di distribuire 700 milioni di dosi anche ai Paesi a basso reddito.

Ecco come sta avvenendo la distribuzione dei vaccini nel mondo e chi ne sta rimanendo escluso.

Vaccino coronavirus: chi potrà averlo?

Le aziende farmaceutiche stanno lavorando a pieno ritmo per garantire il prima possibile l’arrivo di un vaccino efficace contro il coronavirus. Il loro lavoro, però, non basterà a garantire le dosi necessarie per l’intera popolazione mondiale: ciò significa che soltanto i Governi più ricchi riusciranno ad acquistare i quantitativi maggiori.

Secondo un’analisi pubblicata sul British Medical Journal, dunque, sarà circa un quarto della popolazione mondiale a dover attendere il 2022 prima di poter avere le prime dosi di vaccino.

Tutto questo potrebbe avvenire per due ragioni. I Paesi ricchi - ad esempio gli Stati membri dell’Unione Europea o alcuni Stati Americani - si sono riservati le dosi maggiori di vaccino, lasciando il resto del mondo in balia dell’emergenza. Questi Paesi, però, rappresentano soltanto il 14% della popolazione mondiale, ovvero una minima parte di essa.

Inoltre, tra le 13 aziende farmaceutiche che stanno attualmente sperimentando il vaccino, soltanto 6 di queste hanno iniziato a stipulare accordi di vendita con gli Stati interessati.

Vaccino: i problemi logistici e le assegnazioni delle dosi

Non si tratta soltanto di una questione di ricchezza: il vaccino contro il coronavirus ha bisogno di essere conservato e trasferito da un Paese all’altro rispettando la catena di freddo a certe temperature. Ciò significa che, non soltanto i Paesi a basso reddito non riusciranno ad acquistarlo per il suo prezzo, ma non riuscirebbero in ogni caso a trasferirlo e conservarlo per la mancanza di infrastrutture adeguate.

Inoltre, la situazione si potrebbe aggravare anche nel momento in cui occorre andare a definire una scala gerarchica di distribuzione delle dosi acquistate. Se si decide, ad esempio, di vaccinare dapprima i lavoratori addetti alle funzioni sociali per garantirne la continuità, si andrebbe a scegliere un target di circa 258 milioni di persone al mondo.

Per ovviare a questa serie di problemi, dunque, si è pensato di andare a riservare le dosi di vaccino che arriveranno in seguito alle prime distribuzioni alla beneficienza. La proposta è arrivata da esperti, dirigenti e sanitari di tutto il mondo, affinché anche nei Paesi a medio o basso reddito possano essere garantiti i minimi standard sanitari.

A tal fine è attivo anche COVAX, il programma promosso dall’OMS che ha l’obiettivo di trasferire 700 milioni di dosi di vaccino necessarie in 92 Paesi poveri che altrimenti resterebbero esclusi. Al momento, però, mancano ancora 5 miliardi di dollari per poter finanziare le dosi entro la fine del 2021.

I Paesi che avranno più dosi

Andando ad analizzare la distribuzione delle dosi di vaccino in tutto il mondo, è impossibile non notare lo squilibrio creatosi tra i Paesi a medio e basso reddito rispetto a quelli più ricchi. Sono attualmente 7,4 miliardi le dosi acquistate in tutto il mondo, secondo il Duke Global Health Innovation Center. Di queste, inoltre, i Paesi ad alto reddito hanno acquistato 3,9 miliardi di dosi, i Paesi a reddito medio-alto si sono assicurati 1 miliardo di dosi e i Paesi a reddito medio-basso hanno contratto 1,8 miliardi di dosi.

Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno riservato 800 milioni di dosi, ma attualmente rappresentano (da soli) soltanto un quinto di tutti i casi di Covid-19 registrati a livello globale. Al contrario, Giappone, Australia e Canada hanno riservato più di un miliardo di dosi, ma i tre Paesi uniti tra loro non rappresentano nemmeno l’1% di tutti i casi attuali.

Per quanto riguarda, invece, l’analisi pro capite delle dosi di vaccino, pare che - nell’ordine - il Canada, l’Australia, il Regno Unito, il Giappone, l’Unione Europea e gli Stati Uniti abbiano prenotato almeno una dose di vaccino a persona. Al contrario, i Paesi a reddito medio-basso, come sono il Brasile e l’Indonesia, hanno riservato meno di una dose ogni due persone.

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