Un’obbligazione che non espone al rischio di cambio e che la stacca la cedola al termine di ogni periodo di maturazione
Come da consuetudine, i primi dell’anno sono tra i momenti più intensi in termini di raccolte di provviste finanziarie per gli emittenti corporate. Dopo il bond Unicredit a 25 anni con ISIN IT0005689861, e la dual tranche del tipo “Daily Accrued su Euribor 3Mi” della francese Societe Generale, ecco in campo Goldman Sachs (GS).
Il colosso finanziario di stanza a New York è una banca d’investimento globale tra le più rinomate al mondo e assai variegata in termini di servizi offerti alla clientela.
Sul mercato gode di buon rating emittente pari ad A per Fitch, ad A2 per Moody’s e a BBB+ per S&P. Il rischio di credito, di controparte, è quindi basso, per cui oggi sarebbe minimo il rischio di non vedersi rimborsato il capitale a scadenza. Ora, la settimana scorsa GS ha emesso una dual tranche retail, tra cui un bond senza rischio di cambio. Presentiamone pro e contro, anticipando solo che paga il 15% in 24 mesi poi cedola fissa decrescente su questo callable bond in euro.
Investire a lungo termine ma con il “rischio” call
L’obbligazione ha matricola ISIN XS2688619555 ed è quotata e negoziata sul MOT di Borsa Italiana, segmento EuroMOT. L’investimento minimo è di 1 titolo con taglio minimo di 100 €, mentre l’ammontare del prestito è di soli 80 mln di €. Tuttavia, GS si è riservato il diritto di diminuirlo in ogni momento, cancellando il relativo stock di bond non sottoscritti.
Morale, come specifica la stessa banca americana emittente non vi è alcuna garanzia che si sviluppi un mercato secondario liquido.
Veniamo alla durata dell’investimento. L’obbligazione ha data emissione martedì 20 gennaio 2026 e scadenza ufficiale tra 15 anni, alla stessa data e quindi il 20/01/2041. Tuttavia, a partire dal 20 gennaio 2028, tra 2 anni, e poi ogni anno in ciascuna data di stacco cedola, è prevista l’opzione call a discrezione del debitore.
Laddove esercitata, l’investimento durerebbe meno dei 15 anni previsti, con diversi pro e contro. Un primo contro è la perdita delle cedole successive, e un altro riguarda il c.d. rischio di reinvestimento. Vale a dire il rischio di un futuro scenario di mercato con rendimenti più avari sull’asset class, a parità di condizioni. Un grande pro, invece, è che terrebbe alto il rendimento dell’investimento, dato che la struttura cedolare è del tipo step-down.
La struttura cedolare dell’obbligazione in euro Goldman Sachs
In tutti i casi resta l’impegno emittente (salvo default) al rimborso integrale del nominale sottoscritto sia a naturale scadenza che all’eventuale richiamo anticipato. Nella stessa circostanza pagherebbe anche l’ultima cedola di periodo, dato che questa è posticipata e con periodicità annua.
Le cedole sono del tipo step-down, cioè fisse e decrescenti, con data stacco al 20/01 di ogni anno (di cui la prima in calendario per il 20/01/2027) e pari a:
- 7,50% p.a. per i primi 2 anni per un 15% lordo complessivo nei primi 24 mesi di vita, e sarebbero certi dato che la call non arriva prima del termine del primo biennio. Al netto della ritenuta fiscale del 26% si parla di un 5,55% annuo per il 1° e 2°, ossia 5,55 € per ogni 100 € di obbligazione posseduta;
- 4,50% per il 3° e 4°;
- 3% per ogni anno del 3° biennio;
- 2,75% lordo per il settimo e ottavo anno;
- 2,50% nel 9° e 10°;
- 2% dall’11° anno fino al 20/01/2041, sempre salvo eventuale call.
Tradare l’obbligazione nel corso dei 15 anni di vita fruttifera
Un aspetto che balza evidente è come i coupon partano ricchi e robusti i primi due anni salvo poi sgonfiarsi rapidamente. A metà vita, cioè al 7° e 8° anno, l’obbligazione paga già il 2,75% annuo lordo, il 2,035% al netto delle tasse. Simili strutture confidano nel fatto che in futuro il costo del denaro, e quindi i rendimenti, sarà più basso di oggi. Tuttavia, si tratta di previsioni dato che nessuno oggi sa dire con certezza a che livello saranno i tassi nel 2032-’34.
Da emissione a scadenza, e in ipotesi di acquisto e rimborso a 100, il monte cedole è del 50,5% lordo complessivo. Dividendolo per i 15 anni di durata ne verrebbe fuori un’ipotetica cedola del 3,37% annuo lordo ponderato. Giusto per avere un ordine di raffronti, il bond MEF pari durata rende quasi il 3,9% (BTP Tf 1,8% Mz41, ISIN IT0005421703; dati: Borsa Italiana). Per tenere alto lo yield non resterebbe che sperare nel futuro crollo dei rendimenti e, a quel punto, molto probabile esercizio della call anticipata.
Ovviamente sul ritorno del trade incide anche il proprio, effettivo prezzo di carico e scarico del titolo, oltre al cumulo delle spese di gestione bancaria.
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Ricapitolando, il titolo vanta dalla sua il buon rating emittente, l’assenza di rischio di cambio e la certezza delle cedole al termine del periodo di maturazione. In altri termini gli interessi non arrivano in un’unica soluzione (cumulative) come talora avviene nelle emissioni corporate. Infine spicca la forza delle cedole del 1° biennio, magari da incassare e reinvestire per donare maggiore verve all’investimento.
Non mancano i potenziali svantaggi, come ricordati da GS nel prospetto dedicato al prodotto. Oltre al rischio di credito emittente (e garante) e quello di eventuale call (e quindi durata), occhio al rischio tassi di interesse e al rischio mercato (e di liquidità). Nel 1° caso c’è che le cedole sono fisse e stabilite a priori su scenari futuri ignoti. Se tra X anni i tassi di interesse dovessero tornare a salire come nel ’22-24 ed essere superiori ai payout del bond SG, gli investitori non ne beneficerebbero. Il 2° richiama i rischi connessi ai movimenti delle quotazioni fino al 2041. Il 100% del valore nominale è solo a scadenza o eventuale data call, mentre prima di allora il prezzo di mercato varierà in base di più fattori.
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