Un postino vince un risarcimento di €15.000. Gli hanno vietato di iniziare a lavorare alle 5 del mattino

Simone Micocci

24 Febbraio 2026 - 17:53

Un postino britannico ottiene circa 15.000 euro di risarcimento per avergli rifiutato di adattare il suo orario per ragioni di salute. Ecco cosa è successo e quali tutele avrebbe avuto in Italia.

Un postino vince un risarcimento di €15.000. Gli hanno vietato di iniziare a lavorare alle 5 del mattino

Abbiamo spesso raccontato storie di lavoratori che perdono il posto per motivi che, almeno a prima vista, appaiono difficili da comprendere. Persone licenziate perché arrivano in anticipo, altre penalizzate per aver chiesto di poter rispettare un minimo riposo notturno.

La vicenda di cui vogliamo parlarvi oggi - che arriva dal Regno Unito - riguarda invece un postino che ha chiesto una modifica dell’orario di lavoro per ragioni di salute, senza ottenerla. L’uomo, infatti, affetto da autismo e da disturbi della salute mentale certificati, per non perdere il lavoro e allo stesso tempo non compromettere il proprio benessere, aveva chiesto di poter iniziare il turno alle 5 del mattino, così da evitare le ore più affollate e ridurre le situazioni di stress e ansia. Una routine che per anni aveva rappresentato un punto di equilibrio fondamentale.

Tuttavia l’azienda, la Royal Mail - principale operatore postale britannico - ha respinto la richiesta, modificando l’orario di ingresso. Una decisione che si è tradotta in un contenzioso giudiziario e che è costata cara alla società: il tribunale del lavoro di Manchester ha infatti riconosciuto la discriminazione per mancato adattamento ragionevole delle condizioni di lavoro, disponendo un risarcimento a favore del dipendente.

Ma, come spesso facciamo in questi casi, è interessante andare oltre il singolo episodio e chiederci cosa preveda la normativa italiana in situazioni analoghe. Un lavoratore con problemi di salute certificati può pretendere una modifica dell’orario? E fino a che punto l’azienda è tenuta ad adattare l’organizzazione del lavoro? Scopriamolo.

Postino licenziato per voler attaccare la mattina presto. La vicenda

La storia arriva da Eccles, nella Greater Manchester, e ha per protagonista Darren Williams, storico dipendente della Royal Mail, entrato in servizio quando era ancora adolescente. Per decenni ha lavorato con lo stesso schema: ingresso alle 5:00 del mattino, preparazione della corrispondenza e uscita per il giro di consegne intorno alle 9:00, con fine turno poco dopo mezzogiorno.

Un’organizzazione che rappresentava una necessità personale. Nel 2022 a Williams sono stati diagnosticati autismo e disturbi della salute mentale e iniziare a lavorare alle 5 gli permetteva di evitare i momenti di maggiore affluenza, così da contenere l’ansia. Inoltre, terminare prima dell’1:00 gli consentiva di rientrare a casa per assistere la moglie, anch’essa con problemi di salute.

La situazione si complica dopo un periodo di malattia, tra novembre 2022 e febbraio 2023. Al rientro, l’azienda lo informa che il suo giro è stato accorpato ad altri e che l’orario di inizio turno sarebbe stato posticipato alle 6.45, o alle 7.30 il martedì. Una modifica che, secondo la società, avrebbe ridotto il rischio di ulteriori assenze prolungate.

Williams si oppone con decisione. Anche mentre era ancora in malattia, riceve comunicazioni formali che lo invitano ad accettare il nuovo orario. Ma lui si nega, non vuole cambiare le proprie ore di lavoro.

Nel frattempo, una valutazione di medicina del lavoro conferma che l’ingresso alle 6.45 avrebbe potuto incidere negativamente sul suo benessere psicologico.

La tensione aumenta, seguono nuovi periodi di assenza e la vicenda approda davanti all’Employment Tribunal di Manchester. Il giudice Rhodri McDonald riconosce che la Royal Mail non ha adottato “ragionevoli accomodamenti” per venire incontro alla condizione di disabilità del dipendente, configurando una forma di discriminazione. Secondo il tribunale, l’azienda - dotata di sistemi organizzativi evoluti - avrebbe potuto rimodulare il giro di consegne per consentire almeno un inizio alle 6 del mattino, soluzione ritenuta sostenibile.

La richiesta di mantenere integralmente l’orario delle 5:00, con una redistribuzione più ampia dei carichi di lavoro, è stata giudicata eccessiva, tuttavia la mancata ricerca di un compromesso è costata cara alla società tanto che al lavoratore sono state riconosciute 12.925 sterline - poco meno di 15.000 euro - a titolo di risarcimento per danno morale.

Una decisione che riaccende il dibattito su un tema centrale nel diritto del lavoro contemporaneo: fino a che punto l’organizzazione aziendale deve adattarsi alle esigenze di salute del dipendente?

Quali diritti avrebbe avuto il postino britannico in Italia?

Se una vicenda simile fosse accaduta in Italia, il quadro normativo avrebbe offerto al lavoratore una serie di tutele precise. Il nostro ordinamento, infatti, prevede strumenti specifici per chi è affetto da patologie gravi che incidono sulla capacità lavorativa, con l’obiettivo di conciliare il diritto alla salute con quello al lavoro.

Ad esempio, l’articolo 8 del D.lgs. 81/2015 riconosce ai dipendenti pubblici e privati affetti da malattie oncologiche o da gravi patologie cronico-degenerative, accertate da una commissione medica della Asl, il diritto alla trasformazione del contratto da tempo pieno a part-time quando la capacità lavorativa risulti significativamente ridotta.

Inoltre, la legge 68/1999 garantisce al lavoratore disabile il diritto ad essere assegnato a mansioni compatibili con il proprio stato di salute e, in caso di aggravamento, anche a mansioni inferiori purché adeguate, mantenendo il trattamento economico di provenienza.

Sul fronte dell’orario di lavoro, il D.lgs. 66/2003 consente al lavoratore dichiarato inidoneo al turno notturno di essere assegnato a mansioni equivalenti in orario diurno, mentre la legge 104/1992 riconosce ulteriori tutele in caso di handicap grave, comprese agevolazioni sui trasferimenti e sui permessi.

In un contesto del genere, quindi, un lavoratore nelle condizioni del postino britannico avrebbe potuto far valere il diritto a una rimodulazione dell’orario o a un adattamento delle mansioni prima di arrivare a uno scontro giudiziario, con un obbligo per il datore di lavoro di valutare soluzioni compatibili con la tutela della salute che nel nostro sistema costituisce un principio costituzionalmente protetto.

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