Trump annuncia: si può riaprire a maggio. Cosa preoccupa (davvero) il presidente USA

Violetta Silvestri

16/04/2020

13/04/2021 - 10:14

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Nonostante i numeri sul coronavirus negli USA siano ancora allarmanti, Trump annuncia che a maggio si può ripartire. Il presidente teme i danni economici dell’epidemia. E scalpita per riaprire la nazione, anche in vista delle presidenziali.

Trump annuncia: si può riaprire a maggio. Cosa preoccupa (davvero) il presidente USA

Sono giorni ancora difficili per il coronavirus negli USA. A New York si scavano fosse comuni per i morti da COVID-19, l’emergenza sanitaria è ancora da gestire pienamente, i disoccupati aumentano e i morti sono ormai quasi 32.000.

Eppure Trump sembra ricadere nello stesso errore di settimane fa, che ora gli sta costando il prezzo di una pandemia molto grave: sottovalutare la pericolosità del contagio. E della crisi sanitaria.

Il presidente USA scalpita per far ripartire al più presto l’economia. L’annuncio è stato chiaro: “alcuni Stati potranno riaprire prima di maggio, il picco è stato superato”.

Quali motivi spingono l’inquilino della Casa Bianca a voler rimettere in moto l’economia, nonostante la tragedia sanitaria e la preoccupazione per la carenza di test? Almeno uno, di grande rilevanza.

Trump: “riaprire a maggio, picco ormai superato”

Lo ha annunciato ai giornalisti nella conferenza stampa del 15 aprile: “Riapriremo degli Stati prima di altri e penso che alcuni possano davvero riaprire prima del primo maggio.”

A sostenere questa sua convinzione c’è anche la dott.ssa Deborah L. Birx, coordinatrice della risposta al coronavirus per la Casa Bianca. L’esperta ha presentato una tabella di marcia con gli Stati scelti per allentare le restrizioni dei cittadini e per riaprire le attività commerciali, già per il 1 maggio.

“Abbiamo nove stati che hanno meno di 1.000 casi e meno di 30 nuovi casi al giorno”, questa è la rassicurazione della Birx.

Si attende il piano dettagliato del Governo federale per procedere alle restrizioni, che dovranno quindi essere messe in pratica dai governatori interessati.

Cosa accadrà? La domanda è più che mai lecita, visto che gli USA continuano ad oscillare su cifre preoccupanti per quanto riguarda contagi e decessi da COVID-19. Inoltre, i rapporti tra la Casa Bianca e i governatori non sono dei migliori.

Trump ha invocato l’autorità assoluta in tema di allentamento delle misure, aprendo una dura polemica con gli Stati, soprattutto con New York.

Perché Trump vuole una veloce ripartenza degli USA?

Il maggior cruccio di Trump è proprio questo: riattivare al più presto il motore economico e finanziario della grande potenza del mondo. A tutti i costi, anche se contagi e morti da coronavirus continuano a ritmi preoccupanti.

L’idea del presidente è allentare le restrizioni già a maggio, tra meno di un mese. Un tempo troppo vicino e azzardato, secondo i medici. Le osservazioni di Trump lo mettono in contrasto, non per la prima volta, con il massimo esperto statunitense di malattie infettive, Anthony Fauci, che ha subito avvertito che è ancora presto per allentare le misure (anche a maggio).

Che il presidente USA si faccia guidare soprattutto dagli interessi economici è ormai chiaro ed è stato ampiamente palesato durante la gestione della pandemia. Ora, però, Trump ha un motivo in più per ritornare alla normalità: le elezioni presidenziali.

Joe Biden è ormai il candidato democratico, dopo l’uscita di scena di Bernie Sanders. L’esponente dem è in vantaggio nei sondaggi, che vedono il tycoon repubblicano al di sotto del 50% anche nelle preferenze del suo operato.

La disoccupazione che avanza a ritmi vertiginosi, con almeno 1 americano su 10 che ha chiesto il sussidio, e la preoccupazione che sale tra la popolazione stanno nuocendo all’immagine di Trump.

Tornare il prima possibile alla normalità significa, per l’attuale presidente, riportare gli USA ai suoi primati finanziari. Anche se la pandemia ha lasciato già segni indelebili. Per rafforzarsi in vista delle presidenziali, Trump dovrà piuttosto dare prova di saper ripartire dai danni ormai fatti dal coronavirus.

Anche riaprendo le attività, non sarà niente come prima. Nemmeno lo splendore economico statunitense.

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