Musk sacrifica Model S e X sull’altare dell’intelligenza artificiale e dei robot. Per Tesla arriva la svolta storica.
Per Tesla è arrivata la tanto attesa - e per certi versi inevitabile - svolta.
L’industria automobilistica globale si trova oggi davanti a uno spartiacque che potremmo definire storico, davanti al quale si rende necessario - usando le parole dello stesso Elon Musk - un “congedo onorevole”.
Durante l’ultima conferenza sui risultati del quarto trimestre dello scorso anno, Musk ha ufficializzato quello che molti analisti temevano o speravano: la fine della produzione di Model S e Model X. Ma attenzione. Non siamo davanti a un semplice pensionamento di modelli datati, ma di una metamorfosi radicale che sposta il baricentro di Tesla dalle quattro ruote alla robotica umanoide e ai servizi di mobilità autonoma.
La svolta storica per Tesla
La decisione di interrompere le linee produttive delle due vetture che hanno plasmato il mercato delle auto elettriche di lusso non è priva di rischi. Musk ha chiarito che lo spazio liberato nello stabilimento di Fremont, in California, non sarà utilizzato per nuovi veicoli consumer, bensì per ospitare le linee di assemblaggio di Optimus, il robot umanoide che nella visionr del CEO dovrebbe diventare il prodotto più importante dell’azienda. Una mossa che segna il passaggio definitivo di Tesla da produttore di automobili a società di intelligenza artificiale applicata. Per gli investitori, il messaggio è cristallino: Tesla non punta più a vincere la guerra dei volumi nel settore automotive, ma a dominare l’economia dell’automazione.
Le cifre emerse dall’ultima trimestrale delineano una strategia di investimento senza precedenti. Il Chief Financial Officer, Vaibhav Taneja, ha confermato che per il 2026 le spese in conto capitale (Capex) supereranno i 20 miliardi di dollari, una cifra che raddoppia i già massicci investimenti del 2025. Una parte significativa di questi fondi è destinata a xAI, la società di intelligenza artificiale di Musk, in cui Tesla investirà 2 miliardi di dollari. L’obiettivo è integrare le capacità di calcolo e i modelli linguistici avanzati di Grok nei sistemi di guida autonoma e nei robot Optimus. Il risultato sperato? Una sinergia tecnologica che, secondo la dirigenza, giustificherebbe la valutazione stellare del titolo a Wall Street, nonostante il calo dei ricavi derivanti dalla vendita di automobili.
Non un addio definitivo all’automotive
Tesla non sta uscendo dal mercato dell’auto, ma sta semplificando la gamma. Elimina i modelli di nicchia e costosi (S e X) che richiedono troppa manutenzione industriale e offrono poco margine, per concentrarsi su pochi modelli ad altissimo volume, nonché sui nuovi veicoli autonomi.
Sono Model 3 e Model Y, ad oggi, i veri motori finanziari dell’azienda. Nel 2025 hanno rappresentato oltre il 95% delle vendite totali. Se Model Y rimane il SUV elettrico più venduto al mondo, modello su cui è previsto il lancio del restyling «Juniper» con miglioramenti all’aerodinamica e agli interni, Model 3 continuerà a essere la berlina di riferimento per il mercato di massa.
Tesla continua poi a lavorare su Model 2 e relativa piattaforma di nuova generazione per un’auto da circa 25.000-30.000 dollari, con l’obiettivo di saturare il mercato globale e contrastare l’avanzata dei produttori cinesi come BYD.
Nel frattempo Musk sta aumentando la produzione di Cybertruck per soddisfare gli ordini arretrati, un prodotto che è stato, è e al momento rimarrà di punta per il mercato americano. Prosegue il focus sulla logistica pesante con Tesla Semi, il camion elettrico della casa auto.
Musk ha promesso anche il debutto della nuova sportiva Roadster, un’auto che dovrebbe «volare» grazie a piccoli propulsori a gas freddo, tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Le (nuove) sfide per Elon Musk
Il pivot verso la robotica è però accompagnato da una pressione finanziaria non trascurabile. Il mercato abbia reagito inizialmente con entusiasmo, ma gli analisti più cauti guardano con preoccupazione alle ulteriori perdite di bilancio previste per l’anno in corso. Morgan Stanley stima un free cash flow negativo per oltre 8 miliardi di dollari nel 2026, voragine necessaria per finanziare la transizione tecnologica ma che espone l’azienda a una forte volatilità se le promesse su Robotaxi e Optimus dovessero subire i consueti ritardi.
La scommessa è grande. Con l’abbandono del segmento premium di Model S e X, Tesla rinuncia a una quota di mercato consolidata per inseguire la visione di una «abbondanza sostenibile» dove il costo del lavoro umano viene drasticamente ridotto dall’AI.
Il 2026 sarà l’anno della verità: i primi Cybercab dovrebbero iniziare a solcare le strade di Austin e di altre città pilota senza conducente, mentre la fabbrica di Fremont inizierà la sua nuova vita come culla dei robot. E intanto il mondo osserva con il fiato sospeso quello che potrebbe essere il più grande azzardo industriale del secolo.
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