Countdown alla prossima riunione del Consiglio direttivo della BCE di Christine Lagarde. Tassi euro, cosa è cambiato nelle previsioni con la guerra in Iran?
Mancano ancora due settimane alla prossima riunione del Consiglio direttivo della BCE, la seconda del 2026, in calendario giovedì 19 marzo.
Ma nel giro di pochi giorni le scommesse sulla direzione dei tassi dell’Eurozona sono state in alcuni casi letteralmente stravolte.
Tutta colpa della guerra in Iran che, nell’infiammare i prezzi del petrolio e del gas, ha costretto diversi economisti -e, in primis, sicuramente la Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde - a mettere in conto il rischio di un’inflazione che torni ad andare fuori controllo.
Non è detto che un tale scenario si realizzi. Non subito, almeno, visto che il tasso di inflazione headline dell’area euro rimane al di sotto della soglia del 2%: quella a cui punta la BCE nel medio termine.
Ma la storia insegna che cambiamenti improvvisi possono verificarsi in qualsiasi momento, senza dare neanche il tempo alle banche centrali di comprendere cosa stia davvero accadendo.
Inflazione euro, è appena arrivato un segnale di cattivo auspicio per la BCE di Lagarde?
Non è stato di buon auspicio l’ultimo dato macro, che ha messo in evidenza un’accelerazione del trend di crescita dei prezzi e una inflazione core superiore al target dell’Eurotower; tanto che la reazione dei BTP e dei bond in generale dell’area euro è stata fulminea.
La paura di un’inflazione sul punto di marciare al rialzo, dopo essere stata messa finalmente in riga a seguito di quegli anni (2022-2023) in cui è esplosa a valori record della storia - ha convinto i mercati a non escludere l’ipotesi che la BCE di Lagarde continui non solo a non toccare i tassi - in pausa tra l’altro da diversi mesi - ma che consideri l’eventualità di rialzarli. Uno scenario che non era stato tra l’altro escluso nei giorni precedenti all’attacco USA e di Israele contro l’Iran di sabato scorso, 28 febbraio 2026.
Ancora prima di quella data che ha sconvolto il mondo, si era parlato infatti della possibilità che la BCE, dopo un periodo ormai lungo di pausa sui tassi, tornasse ad alzarli.
leggi anche
Alert BCE, Lagarde ha appena lanciato segnale rialzo tassi? La frase che avrà fatto infuriare Macron
Guerra Iran, con effetti su prezzi petrolio e gas si teme nuovo scatto inflazione
L’acuirsi della crisi tra l’Iran da una parte e gli Stati Uniti e Israele dall’altra, gli attacchi sferrati da Teheran contro i Paesi del Golfo e le operazioni incessanti con cui l’esercito israeliano ha colpito il Libano e gli obiettivi in Iran - dopo aver ucciso insieme all’America di Trump l’Ayatollah Ali Khamenei e decapitato i vertici del regime della Repubblica islamica - hanno fatto schizzare inevitabilmente i prezzi del petrolio e del gas.
Ovvio, dunque, il timore che l’ascesa delle quotazioni delle materie prime finisca con il rinfocolare la crescita dell’inflazione e, di conseguenza, con il convincere Lagarde a riporre definitivamente nel cassetto e per un arco di tempo significativamente lungo i tagli dei tassi.
D’altronde, quei tassi rimangono fermi già da un po’ se si considera che, lo scorso 5 febbraio 2026, la BCE li ha lasciati fermi per la quinta volta consecutiva.
Un conto, però, è non toccare i tassi, un altro è ricominciare ad alzarli, a causa di un possibile balzo delle pressioni inflazionistiche.
leggi anche
L’Iran vuole attaccare un Paese dell’Ue
Tassi BCE, il futuro? La parola ai tre banchieri della BCE, tra cui il falco tedesco Nagel
Delle possibili prossime mosse di politica monetaria hanno parlato oggi, giovedì 5 marzo 2026, tre esponenti della stessa BCE, ovvero il vicepresidente dell’istituzione Luis de Guindos; il presidente della Bundesbank ed esponente del Consiglio direttivo della banca centrale Joachim Nagel e il governatore della Banca nazionale della Finlandia, anche lui membro della BCE, Olli Rehn.
Tutti e tre hanno rilasciato dichiarazioni che hanno fatto paventare il balzo dell’inflazione, insieme a un nuovo rallentamento della crescita del PIL.
Nagel, considerato tra i falchi più convinti dell’Eurotower, ha osservato per esempio che, “se il conflitto terminerà presto...le conseguenze per l’inflazione potrebbero essere nel complesso brevi e limitate”.
Ma, ha aggiunto, “se i prezzi energetici dovessero rimanere elevati per un periodo prolungato di tempo, la situazione tenderebbe a creare nell’area euro una inflazione più alta e un’attività economica più debole ”.
Sia de Guindos che i due governatori delle banche centrali di Germania e Finlandia hanno sottolineato che è ancora troppo presto per trarre conclusioni, avvertendo tuttavia che una guerra più ampia e prolungata potrebbe far salire l’inflazione e le stesse aspettative sulla sua crescita: “Lo scenario di base è che la guerra avrà breve durata”, ha detto de Guindos parlando da Bruxelles. Ma “esiste il rischio di un cambiamento nelle aspettative sull’inflazione nel caso in cui dovesse durare di più”.
BCE, Rehn consiglia di non sottovalutare minaccia inflazione dopo il grande errore
Tra l’altro, la BCE e la Federal Reserve di Jerome Powell sono rimaste già scottate da quanto avvenuto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia il 24 febbraio 2022, quando le loro frasi rimaste nella storia “ l’inflazione è temponea ” vennero smentite dalla realtà, costringendo entrambi gli istituti a affrettarsi ad alzare i tassi di interesse.
Olli Rehn ha così consigliato di non sottovalutare, stavolta, la minaccia dell’inflazione, sottolineando che “non dovremmo essere troppo ottimisti (riguardo a una veloce risoluzione del conflitto)”, dal momento che “si è già manifestata una certa escalation”.
A fronte delle dichiarazioni rilasciate dagli esponenti della BCE, in evidenza la grande svolta annunciata dagli esperti di Morgan Stanley, le cui previsioni sul trend dei tassi di interesse dell’Eurozona sono state totalmente sparigliate dalla guerra in Iran.
Tassi BCE, Morgan Stanley azzera previsioni tagli nel 2026
Se prima della guerra in Iran Morgan Stanley aveva previsto una Banca centrale pronta a tornare a tagliare i tassi dell’Eurozona, per la precisione nei meeting di giugno e di settembre, ora le stime sono di sforbiciate che verranno rimandate al 2027.
Il nuovo verdetto di Morgan Stanley segue quello degli analisti di BofA Global Research, che hanno ritirato il precedente outlook di tagli dei tassi nel corso di quest’anno.
“Alla luce del recente aumento dei prezzi dell’energia, l’inflazione nell’area euro tornerà probabilmente sopra l’obiettivo della BCE per il resto dell’anno”, hanno pronosticato gli analisti di Morgan Stanley in una nota, aggiungendo invece che, “nel corso del 2027, l’inflazione potrebbe tornare a scendere al di sotto dell’obiettivo”: una situazione che tuttavia “presuppone una rapida normalizzazione del mercato energetico ”.
Morgan Stanley ha infine avvertito che, sebbene preveda un calo dell’inflazione nel 2027, un aumento persistente dei prezzi dell’energia potrebbe riportare al centro del dibattito la possibilità di rialzi dei tassi di interesse.
leggi anche
Inflazione, tassi di interesse e mercati finanziari. Come cambia il comportamento degli investitori
Verso una BCE più hawkish sui tassi o no? Le riflessioni di Capital Group
Occhio anche alla nota di Capital Group: “La BCE alzerà davvero i tassi di interesse nel 2026?”, a cura di Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income, Europe e Asia di Capital Group, che ha fatto notare che “le ultime previsioni della BCE delineano un quadro decisamente ottimista sull’inflazione, con il dato primario e quello core in costante calo nei prossimi due anni, rispettivamente all’1,8% e poi all’1,9% a/a nel 2027”.
Non solo: “ Le stime di consenso di Bloomberg sono ancora più favorevoli per la BCE: sia il tasso d’inflazione primario che quello inerziale dovrebbero convergere chiaramente nel target del 2% entro il 2027 ”. Ma, secondo l’esperto di Capital Group, “queste previsioni appaiono eccessivamente ottimistiche ”.
L’impressione, di fatto, è che “la BCE e la maggior parte di chi fa previsioni stia sottovalutando la persistenza dell’inflazione sottostante e il rischio che le pressioni sui prezzi tornino ad aumentare”.
Di conseguenza, la view è che “ l’inflazione core resti ferma al 2,5-3% nel prossimo biennio , in crescita dal 2,25% di dicembre”.
Le stime sono orientate in generale a una BCE più falco:
“In linea con il consenso, prevediamo una crescita del PIL superiore al potenziale, intorno all’1,5% su base annua nel 2026; diversamente dal consenso, però, riteniamo che una crescita superiore al potenziale, quando i rischi inflazionistici sono già orientati al rialzo, spingerà infine la BCE ad assumere un orientamento restrittivo (“hawkish”). Dopotutto, il tasso di deposito della BCE del 2% implica tassi reali a zero o negativi, che suggeriscono che la politica attuale è leggermente accomodante. Isabel Schnabel, membro influente del comitato esecutivo, è stata esplicita sulla necessità di adeguare la politica dell’Istituto se i rischi di rialzo per l’inflazione dovessero cristallizzarsi”.
leggi anche
Prezzi gas Europa, la previsione shock
Più dovish l’outlook di RBC BlueBay anche con prezzi petrolio e gas elevati
Rimane invece per ora dovish l’outlook di Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager, Investment Grade, RBC BlueBay, che ha sottolineato che, “sebbene l’impatto inflazionistico della guerra sia significativo, resta da vedere per quanto tempo i prezzi del gas e del petrolio rimarranno elevati”.
Hense ha aggiunto che “è ancora troppo presto per dirlo e sarà troppo presto per saperlo entro il 19 marzo, quando si riunirà la BCE ”.
In ogni caso, “anche se i prezzi del petrolio e del gas dovessero rimanere elevati, spingendo l’inflazione al rialzo – inflazione che avrebbe dovuto scendere al di sotto dell’obiettivo per poi risalire sopra il 2% – è improbabile che la BCE aumenti i tassi per il resto dell’anno”, in quanto “ lo shock energetico avrà molto probabilmente un impatto negativo sulla crescita, in particolare per la Germania, che dovrebbe essere il motore della crescita nella regione quest’anno, almeno in termini di delta”.
La Banca centrale europea guidata da Christine Lagarde, non alzerebbe quest’anno i tassi anche per non azzardarsi a strozzare gli effetti positivi sul PIL tedesco del bazooka fiscale di Berlino. A meno che, ovviamente, aggiungiamo noi, il balzo dei prezzi del petrolio e del gas non diventasse, alla fine, insostenibile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA