Tassi BCE e Fed, fino a dove scenderanno nel 2025

Laura Naka Antonelli

07/03/2025

Focus tassi BCE e Fed con il rebus tagli. Dai mercati e dagli economisti le previsioni (stravolte) sulle prossime mosse di Lagarde e Powell. Come, quando, e se taglieranno.

Tassi BCE e Fed, fino a dove scenderanno nel 2025

Attenzione alle nuove previsioni sulla direzione dei tassi della BCE e della Federal Reserve nel corso del 2025, in un contesto che, come ha sentenziato la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, è caratterizzato da una “ incertezza enorme ”. Per i cittadini dell’area euro, che si chiedono quale sia il momento più propizio per accendere un mutuo, o per ricorrere a una surroga, qualche calcolo sui risparmi che ora possono essere accantonati grazie ai sesti tagli complessivi dei tassi da parte dell’Eurotower è stato fatto.

Ma le incognite, anche sui mercati, rimangono, tanto che Lagarde, nella conferenza stampa indetta per commentare l’ultimo annuncio sui tassi di interesse dell’Eurozona, lo ha ammesso: la situazione è “frustrante. In poche parole, si naviga ancora a vista e, in sostanza, così come sta facendo la Fed di Jerome Powell, la BCE pende dalle labbra dei dati macroeconomici di turno.

La paura, con la minaccia rappresentata dagli effetti della politica economica della seconda amministrazione USA di Donald Trump, è tanta: la Fed di Jerome Powell, d’altronde, ha già deciso - in occasione della prima riunione del suo braccio di politica monetaria FOMC del 2025 - di mantenere lo status quo. E in Eurozona si teme che quello di ieri, annunciato da Lagarde & Co. , possa essere l’ultimo taglio dei tassi o che, più in generale, possa anticipare una lunga fase di stop da parte dell’Eurotower. D’altronde è stata la stessa Lagarde a proferire la parola che i mercati non volevano sentire: pausa, facendo notare anche che la politica monetaria della BCE è diventata “meno restrittiva in modo significativo”. Che significa? L’era dei tagli della Fed, della BCE e anche di altre banche centrali è già finita?

Tassi Fed, Powell in pausa dopo tre tagli nel 2024

Nell’ultima riunione di politica monetaria, che è stata anche la prima del 2025, e la prima della seconda amministrazione USA di Donald Trump, la Fed ha deciso di fare di testa sua, nonostante gli avvertimenti e le minacce arrivati direttamente da Donald Trump, la cui ira è esplosa di conseguenza subito.

Il braccio di politica monetaria della Federal Reserve - ha annunciato di aver lasciato i tassi di interesse USA invariati al range compreso tra il 4,25% e il 4,5%, dopo i tre tagli consecutivi varati a partire dal mese di settembre fino all’ultima riunione di dicembre 2024.

Powell ha spiegato la decisione di confermare lo status quo sottolineando, di nuovo, che la Fed non ha alcuna fretta di apportare ulteriori cambiamenti ai tassi.

Ed è bastata questa dichiarazione ad alimentare il timore che non solo i tassi sui fed funds USA non vengano più tagliati, ma che, nel worst case scenario, vengano perfino rialzati.

Il sospetto si era insinuato sui mercati già alla fine del 2024, in occasione dell’ultima riunione del FOMC di dicembre, che si era conclusa con un terzo taglio, pari a -25 punti base.

Le dichiarazioni improntate all’attenti di Powell, in quella occasione, avevano scatenato subito un bagno di sangue, che aveva travolto Wall Street e il mercato dei Treasury, a causa di un dot plot che aveva affossato le speranze delle colombe, indicando non più quattro tagli nel corso del 2025, ma appena due.

La Fed aveva tagliato i tassi sempre di 25 punti base nella riunione precedente di novembre 2024, immediatamente successiva alla notizia della vittoria alle elezioni USA di Donald Trump.

Il dietrofront rispetto alla mossa superdovish della riunione di settembre, quando i tassi americani erano stati sforbiciati di ben 50 punti base, in occasione della prima riduzione annunciata dopo più di quattro anni, era stata evidente.

Powell aveva iniziato a capire che l’inflazione USA non stava scendendo in base ai suoi desiderata, come sancito d’altronde dai dati macro.

Detto questo, proprio le ultime indicazioni arrivate dal fronte economico degli Stati Uniti hanno sollevato qualche dubbio sulla reale spinta al PIL USA (e dunque all’inflazione) che arriverà dalle decisioni di Trump.

Occhio per esempio all’ultimo report sull’occupazione USA, relativo al mese di febbraio, appena pubblicato.

Questa, la situazione di oggi, che interessa gli Stati Uniti, in attesa della prossima mossa sui tassi firmata dalla Federal Reserve.

Tassi BCE, sei i tagli di Lagarde. Ora pausa o no?

Per quanto riguarda l’area euro, con il taglio di ieri le sforbiciate della BCE sono state portate a sei, dalla prima del 6 giugno 2024, successiva alla carrellata di rialzi dei tassi che Lagarde aveva ripetutamente annunciato negli anni 2022-2023, portando avanti una lotta quasi disperata contro l’inflazione.

A partire dalla prima sforbiciata di giugno, i tassi dell’area sono stati tagliati successivamente, sempre di 25 punti base, per quattro volte nel 2024 (inclusa quella di giugno): per la precisione, per la seconda volta dopo la riunione del Consiglio direttivo dell’Eurotower del 12 settembre; per la terza volta il 17 ottobre e per l’ultima volta nel 2024, lo scorso 12 dicembre.

Una quinta riduzione si è presentata nel primo BCE Day del 2025.

L’ultima risale a ieri, giovedì 6 marzo 2025.

Sforbiciate in tutti i casi pari a -25 punti base, a fronte di una Christine Lagarde che deve mettersi ancora al tavolo a fare i conti sui danni che i dazi che l’amministrazione Trump annuncerà contro l’Europa infliggeranno all’economia.

A condizionare le decisioni di politica monetaria della BCE saranno tuttavia ora anche altri due fattori: il bazooka fiscale da 500 miliardi di euro annunciato dalla Germania, non più ossessionata a quanto pare dalla regola del freno del debito, e il piano per riarmare l’Europa, volto a blindare il Continente con uno scudo di difesa comune, da utilizzare sia per continuare ad aiutare l’Ucraina, che per recidere quel cordone ombelicale che ha reso il Continente sempre dipendente dagli aiuti militari degli Stati Uniti. Stati Uniti, ora di Trump, che hanno sposato la logica dell’America First, e che non sono disposti più ad aiutare né l’Europa né l’Ucraina come in passato.

La domanda, in questo contesto caratterizzato dalla geopolitica e dall’escalation della guerra commerciale lanciata da Trump, è la seguente: cosa succederà ai tassi USA e dell’area euro scenderanno, nel corso del 2025?

Tassi BCE, ora Lagarde deve studiare impatto bazooka fiscale Germania

Per quanto riguarda il trend dei tassi di interesse dell’area euro, sui mercati si è manifestato subito un forte repricing dei tagli attesi per il 2025.

A giocare un ruolo determinante il bazooka fiscale annunciato dalla Germania, che ha scatenato per due giorni consecutivi forti tensioni sul mercato dei titoli di Stato dell’Eurozona. Stavolta, soprattutto sui Bund tedeschi, che hanno scontato la prospettiva di un governo di Berlino - quello nuovo che sarà guidato dal neo cancelliere Friedrich Merz - pronto ad abdicare almeno in parte alla regola del debito - esattamente al freno al debito - incisa nella Costituzione.

D’altronde, per finanziare quel bazooka da 500 miliardi di euro, la Germania dovrà inevitabilmente emettere più debito, dunque più Bund.

Subito è stata dunque la risposta dei titoli di Stato tedeschi al grande annuncio del Whatever It Takes made in Germany, con i rendimenti decennali che hanno riportato un balzo record dalla caduta del muro di Berlino.

Il fenomeno ha portato lo spread BTP-Bund a 10 anni a scendere anche sotto la soglia di 100 punti base, ai minimi dall’era del governo Draghi, nella seduta del 5 marzo 2025, anche se per poco, a causa dell’impennata che ha interessato anche i rendimenti a 10 anni dei BTP, schizzati poi anche oltre la soglia del 4%.

Occhio inoltre all’alert sulla carta tedesca degli analisti di Goldman Sachs, che ora paventano un balzo epocale per i rendimenti teutonici.

Tassi BCE, effetto Germania ma anche più spese UE per la difesa

Ma a presentarsi, a quanto pare, non sarà solo il bazooka fiscale tedesco.

In generale, soprattutto per concretizzare il piano di una difesa comune in UE, saranno tutte le economie del blocco a emettere più debito. E Lagarde ieri ha detto che la BCE dovrà calcolare l’impatto che le maggiori spese militari avranno sia sulla crescita del PIL che dell’inflazione.

A suo dire, l’impatto sarà in ogni caso positivo per l’economia dell’Eurozona, in quanto si tradurrà in generale in una politica fiscale più espansiva.

Sicuramente, il piano volto a dotare l’Europa di un esercito unico, ha spiegato la presidente della BCE, “avrà un impatto fiscale, che a sua volta avrà un impatto sulla domanda. E di questo dovremo tenerne conto”.

Non per niente, la presidente dell’Eurotower non ha escluso la possibilità di fare una pausa nel ciclo avviato dei tagli dei tassi, sottolineando anche che “l’incremento della spesa per la difesa e per le infrastrutture potrebbe anch’esso contribuire alla crescita”. Dunque, potrebbe avere un effetto inflattivo.

Tassi BCE, economisti rifanno i conti: ora Nomura prevede solo un altro taglio nel 2025

Di conseguenza gli economisti, così come i mercati, hanno già iniziato a riformulare le loro previsioni, in particolare sul tasso di interesse “terminale”, ovvero sul valore a cui la BCE deciderà di far scendere i tassi continuando ad allentare la fase di restrizione monetaria: restrizione monetaria ancora in atto ma, come precisato da Francoforte, in modo molto meno significativo.

Gli esperti ritengono dunque che il tasso terminale dell’Eurozona si confermerà più alto rispetto a quanto calcolato in precedenza.

Gli esperti di Nomura hanno già rimosso la prospettiva di altri due tagli dei tassi di 25 punti base entro la fine del 2025, prevedendo un tasso terminale pari al 2,25%, che implica praticamente la prospettiva di un solo altro taglio entro la fine dell’anno, visto che i tassi sui depositi viaggiano, dopo la mossa di ieri, al 2,5%.

Le previsioni sono state dunque stravolte, se si considera che in precedenza le stime erano di tassi di interesse dell’area euro tagliati fino all’1,50%.

Dal canto loro, gli economisti di JPMorgan hanno ammesso che la loro previsione di un tasso al di sotto del 2% è ora improbabile.

A prezzare una BCE propensa a fermarsi prima e a limitare il numero dei tagli dei tassi gli stessi mercati monetari, secondo i quali i tassi non si discosteranno molto dai livelli attuali.

Pausa ad aprile “altamente probabile”

Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, ha già detto di prevedere che l’Eurotower farà una pausa nella prossima riunione di aprile:

La Banca Centrale Europea potrebbe interrompere il percorso di tagli in occasione della riunione del 17 aprile. In futuro, saranno come sempre i dati ad influenzare le mosse dei policymaker, in base al consueto approccio data dependent. Ad oggi, l’ipotesi base è che la BCE porterà il tasso sui depositi dall’attuale 2,5% al 2% entro la prossima estate. Per la riunione di aprile, la pausa è vista come altamente probabile, sia per verificare l’impatto dei piani di spesa annunciati principalmente dalla Germania, che per valutare l’esito della minaccia di dazi Usa sulle importazioni di automobili e, verosimilmente, di altri beni dall’Europa, a partire dal 2 aprile”.

Punta anche lui al 2% Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, secondo cui “le iniziative fiscali previste dovrebbero sostenere la crescita a medio e lungo termine e potrebbero ridurre la pressione sulla BCE a tagliare i tassi al di sotto della neutralità ”.

Di conseguenza, l’outlook di PIMCO è di tassi dell’area euro che “continueranno a scendere in modo cauto”, anche se la view è di una BCE che “non ha ancora finito di tagliare i tassi” e, per la precisione, di “un tasso terminale di circa il 2%”.

Fonti interpellate da Reuters hanno rivelato inoltre che l’Eurotower sarebbe orientata a fare di fatto una pausa ad aprile, proprio per poter valutare in modo più chiaro le conseguenze dei dazi di Trump e delle nuove decisioni di politica fiscale dell’area euro sull’economia e sull’inflazione.

Noi prevediamo che la BCE farà una pausa nella prossima riunione e taglierà soltanto un’altra volta prima dell’estate ”, ha commentato l’economista di ING Carsten Brzeski.

I mercati finanziari, dal canto loro, scommettono ora soltanto su altri 36 punti base di tagli da parte della BCE, nel corso del 2025.

Stravolte le previsioni sui tassi Fed

A essere stravolte, tuttavia, sono state in queste ultime settimane anche le previsioni sulle prossime mosse della Fed di Jerome Powell sui tassi.

La narrativa secondo cui la seconda amministrazione di Donald Trump metterà il turbo alla crescita del PIL USA e, dunque, all’inflazione, non è più forte come nei mesi precedenti: tutt’altro, visto che per molti versi è stata smentita.

Con le economie colpite dai dazi che sono pronte alla controffensiva, ora si teme una erosione dell’economia degli Stati Uniti. Indicative le recenti rilevazioni del FedWatch Tool del CME Group, da cui emerge ora che i mercati prezzano tre tagli dei tassi di 25 punti base da parte della Banca centrale americana, entro la fine del 2025, che farebbero di conseguenza scendere il range dall’attuale compreso tra il 4,25% e il 4,5% alla forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%.

Detto questo, secondo lo stesso FedWatch Tool del CME Group, bisognerà aspettare ancora prima di vedere annunciare un altro taglio dei tassi da parte della Fed, dopo l’ultimo dell’ultima riunione del 2024.

Non ci sarà infatti nessuna sforbiciata ai tassi nel meeting di questo mese, così come lo status quo sarà confermato anche nel prossimo meeting dei 6-7 maggio.

Il primo taglio del 2025 della Fed potrebbe essere annunciato nel meeting del FOMC di giugno, seguito da un altro alla fine di luglio e da un ultimo durante l’autunno.