Tassa Covid del 30% per aiutare i negozi: dal Piemonte arriva la nuova web tax

Anna Maria D’Andrea

26 Novembre 2020 - 13:29

26 Novembre 2020 - 20:52

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Una tassa Covid del 30% per i colossi delle vendite online: la proposta arriva dalla Regione Piemonte, che chiede di dare il via ad una nuova web tax a due binari, con aliquota maggiore per i ricavi del periodo del lockdown. L’obiettivo è anche di ristorare i negozi che hanno subito perdite rilevanti di fatturato.

Tassa Covid del 30% per aiutare i negozi: dal Piemonte arriva la nuova web tax

Una tassa Covid del 30% per risarcire i negozi: la Regione Piemonte propone una nuova web tax per i colossi delle vendite online.

Quella avanzata dal Presidente della Regione Alberto Cirio è una web tax a due corsie: una tassa fissa del 15% in periodi normali, raddoppiata durante i lockdown previsti in considerazione dell’emergenza Covid-19.

Una tassa “solidale” e per ripristinare la concorrenza: gli introiti della web tax del 30% proposta dalla Regione Piemonte sarebbero destinati a finanziare misure economiche in favore di bar, ristoranti e negozi che hanno dovuto abbassare la saracinesca o limitare la propria attività durante il lockdown nazionale e quelli previsti a livello locale.

C’è poi il tema della bassa tassazione prevista per i colossi del tech, e soprattutto per quel che riguarda i big delle vendite online. In Italia la digital tax è del 3%, ben inferiore a quanto previsto per la generalità delle imprese.

Tassa Covid del 30% per aiutare i negozi: dal Piemonte arriva la nuova web tax

L’obiettivo della Regione Piemonte è prima di ottenere l’approvazione da parte del Consiglio Regionale, e poi il parare favorevole da parte di almeno 5 regioni, per potare la proposta della nuova web tax in Parlamento.

In tempi di ristrettezze si torna a parlare di una vera e propria tassa Covid-19, per colpire chi durante il periodo del lockdown ha tutt’altro che sofferto a causa delle restrizioni imposte.

Le vendite online da parte dei colossi dell’e-commerce sono aumentate del 31% da inizio anno, evidenzia il Presidente del Piemonte Alberto Cirio, non perché “più bravi” ma perché i negozi fisici sono stati costretti alla serrata, per tutelare la salute pubblica.

La proposta della Regione Piemonte è quindi di introdurre una tassa straordinaria del 30% (retroattiva), ridotta al 15% in tempi normali, per i big del commercio online con ricavi da 750 milioni in su.

Una proposta che mira a modificare la web tax nazionale del 3%, finalizzata non solo a “ristabilire la concorrenza”, ma anche a costituire un fondo per risarcire negozi, bar e ristoranti colpite dalle restrizioni introdotte negli ultimi mesi.

Stando alle novità annunciate dal Presidente della Regione Alberto Cirio, l’idea è di prevedere un vincolo di destinazione che consenta di risarcire all’80% del fatturato del 2019 tutti i negozi sottoposti alle limitazioni imposte nel periodo di emergenza, non solo a chi ha chiuso ma anche a chi, pur avendo proseguito l’attività, ha subito una contrazione di fatturato.

Tassa sui big dell’e-commerce del 15%, 2,5 miliardi di gettito per lo Stato

Una simil web tax in Italia c’è, ed è stata introdotta a partire dal 1° gennaio 2020. Si tratta dell’ISD, imposta sui servizi digitali, con aliquota pari al 3% e che colpisce i ricavi di società con fatturato pari almeno a 750 milioni di euro, che offrono servizi online in Italia con entrate pari almeno a 5,5 milioni.

Un’imposta complicata ed evidentemente limitata, tanto che la discussione sulla corretta tassazione dei servizi online, e soprattutto dell’e-commerce, non si è mai conclusa, ed anzi si è evidentemente acuita a causa delle difficoltà causate dal Covid-19.

Il tema è spinoso, e non coinvolge solo l’Italia. È dall’Europa che si attende una proposta di web tax che, qualora non dovesse esserci un’intesa globale, arriverà entro giugno del 2021.

La proposta Piemonte mira insomma ad anticipare la discussione nostrana sulla tassazione dei giganti del web.

Secondo i dati diffusi negli scorsi mesi dalla CGIA di Mestre (relativi al 2018) mentre i big del web pagavano 64 milioni di euro di tasse e con fatturati di 2,4 miliardi di euro, le PMI -con 5 milioni di euro di fatturato- hanno pagato 39,5 miliardi di euro in tasse: 600 volte in più, dando lavoro a oltre 10 milioni di addetti (contro i quasi 10.000 dei big tecnologici).

La proposta del Presidente Cirio punta a garantire alle casse dello Stato 2,5 miliardi di extra-gettito all’anno con la tassa ordinaria del 15%, somma evidentemente maggiore se si considera la tassa Covid del 30%. Dalla digital tax del 3% si stimano invece 700 milioni di entrate.

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