Il taglio del cuneo fiscale aumenta lo stipendio ma riduce la pensione? Facciamo chiarezza

Simone Micocci

02/08/2022

02/08/2022 - 16:29

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In arrivo un nuovo sgravio contributivo per i lavoratori dipendenti con vantaggi sullo stipendio percepito. Ma cosa succede alla pensione futura? C’è il rischio di una riduzione d’importo?

Il taglio del cuneo fiscale aumenta lo stipendio ma riduce la pensione? Facciamo chiarezza

Il governo dovrebbe ufficializzare questa settimana un nuovo taglio del cuneo fiscale che, secondo indiscrezioni, dovrebbe riguardare la parte di contributi dovuta dal dipendente.

Per aumentare gli stipendi, così da contrastarne la perdita del potere d’acquisto, il governo introdurrà un nuovo sgravio contributivo che - secondo indiscrezioni - dovrebbe essere dell’1%. Ciò si aggiunge a quanto già fatto dalla legge di Bilancio 2022, con la quale per la parte di contributi dovuta dal lavoratore è stato previsto uno sgravio dello 0,8%, ma solamente per gli stipendi che non superano i 2.692 euro lordi.

Complessivamente, dunque, con il decreto Aiuti bis lo sgravio contributivo dovrebbe essere portato all’1,8%, ma solamente nei confronti di coloro che hanno un reddito lordo non superiore a 35 mila euro, e solo per l’anno corrente.

Tuttavia, ci è stato - giustamente - insegnato che dai contributi versati dipende l’importo della pensione futura. Per questo motivo, molti si chiedono se il taglio del cuneo fiscale non nasconda una beffa per il lavoratore, ossia se l’aumento di stipendio potrebbe comportare un domani la riduzione della pensione.

È davvero così? Facciamo chiarezza a riguardo.

Come vengono divisi i contributi tra dipendente e datore di lavoro

Oggi sullo stipendio di un lavoratore dipendente si versa il 33% di contribuzione, di cui:

  • il 23,81% è a carico del datore di lavoro;
  • il 9,19% è a carico del dipendente.

Nel pubblico impiego, invece, l’aliquota a carico dell’amministrazione è del 24,20%, mentre per il dipendente è dell’8,80%.

Questa è la regola generale, modificata dalla legge di Bilancio 2022: per gli stipendi inferiori a 2.692 euro lordi, ossia per chi ha un reddito annuo non superiore a 35 mila euro, si applica uno sgravio contributivo dello 0,8% per tutto il 2022.

La contribuzione dovuta dal lavoratore dipendente, pertanto, si riduce, ma allo stesso tempo aumenta l’imponibile fiscale sul quale si calcola l’Irpef. L’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche, infatti, si applica sulla retribuzione lorda al netto dei contributi versati: la riduzione di quest’ultimi, dunque, comporta inevitabilmente un aumento dell’Irpef, il quale va a limitare i vantaggi dello sgravio contributivo.

Lo sgravio contributivo riduce la pensione?

Non bisogna commettere l’errore di pensare che lo sgravio contributivo riduca l’importo della pensione. È vero infatti che il lavoratore versa meno contributi, ma quella parte non va comunque persa. È l’Inps, grazie alle risorse stanziate con la legge di Bilancio 2022, a farsi carico di quello 0,8%, il quale viene versato regolarmente per conto del lavoratore e sarà riconosciuto a tutto gli effetti per il calcolo della pensione.

Come cambia lo sgravio contributivo con il nuovo taglio del cuneo fiscale

Come anticipato, con il nuovo decreto Aiuti bis la misura dello sgravio contributivo dovrebbe aumentare ancora, arrivando all’1,8%.

Di fatto, le nuove aliquote contributive sarebbero le seguenti:

  • 23,81% a carico del datore di lavoro, 24,20% nel pubblico impiego;
  • 8,19% a carico del dipendente, 7,8% nel pubblico impiego.

Di quell’1,8% mancante, per le mensilità che vanno da settembre a dicembre (periodo in cui dovrebbe essere in vigore tale sgravio) se ne fa carico l’Inps grazie alle risorse aggiuntive stanziate con il decreto Aiuti bis, con il lavoratore che dunque può godersi l’aumento di stipendio senza temere per la pensione futura.

Esempio

Come anticipato, però, i vantaggi derivati dallo sgravio contributivo vengono mitigati dall’aumento dell’Irpef. Facciamo un esempio per capire meglio, prendendo come riferimento una retribuzione lorda di 2.000 euro.

Su questa si applica normalmente un’aliquota contributiva lato dipendente del 9,19%, per un valore quindi di 183,80 euro. L’Irpef dovuta sarà dunque calcolata su un imponibile di 1.816,20 euro.

Con il taglio del cuneo fiscale, invece, l’aliquota contributiva verrebbe portata all’8,19%, per un valore di 163,80 euro, per un risparmio di 20 euro. Tuttavia, come anticipato, tale risparmio viene controbilanciato da un aumento dell’Irpef, visto che questa viene calcolata su un imponibile più elevato, 1.836,20 euro in questo caso.