Supplemento di pensione 2022, così aumenta l’importo: cos’è, a cosa serve e quando va richiesto

Simone Micocci

5 Maggio 2022 - 11:34

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Supplemento di pensione, lo strumento che consente ai pensionati che continuano a lavorare di aumentare l’importo dell’assegno. Ecco come funziona e ogni quanto si può richiedere.

Supplemento di pensione 2022, così aumenta l'importo: cos'è, a cosa serve e quando va richiesto

Il supplemento di pensione è lo strumento con il quale si procede al ricalcolo della pensione già liquidata. Nel dettaglio, questo vale per coloro che hanno ripreso a lavorare dopo essere andati in pensione: grazie al supplemento, infatti, questi potranno chiedere che nel conteggio dell’assegno vengano considerati anche i contributi versati successivamente alla data di decorrenza della pensione medesima.

Una delle soluzioni per aumentare l’importo della pensione percepita, dunque, è quella di riprendere a lavorare una volta avvenuto il collocamento in quiescenza. D’altronde, nel nostro ordinamento vige la regola per cui al momento del pensionamento bisogna aver cessato qualsiasi rapporto di lavoro di tipo subordinato, ma non ci sono vincoli riguardo alla possibilità di riprendere l’attività dopo la decorrenza dell’assegno. Senza dimenticare poi che la pensione e i redditi da lavoro sono cumulabili e compatibili, con alcune eccezioni (ad esempio per coloro che sono andati in pensione con quota 100).

Tuttavia, va detto che la pensione non aumenta immediatamente in quanto ci sono delle scadenze da rispettare per la richiesta del supplemento di pensione. Vediamo quali sono e come fare per accedere a questo importante strumento.

L’importanza del supplemento di pensione

Come è noto, sono i contributi previdenziali - specialmente adesso che è in vigore il sistema contributivo per il calcolo della pensione - a determinare l’importo dell’assegno.

Per questo motivo, chi continua a lavorare dopo la pensione ha tutto l’interesse nel farsi riconoscere anche i contributi versati successivamente alla decorrenza della stessa, così che l’importo dell’assegno ne possa beneficiare. Il supplemento della pensione è nato proprio per questo: per far sì che anche i contributi versati dopo la liquidazione della pensione non vadano persi.

Questa guida, quindi, si rivolge a tutti quei pensionati che stanno ancora versando contributi come lavoratori dipendenti o autonomi e vogliono utilizzarli per aumentare l’importo dalla pensione. Ecco in quali casi si ha diritto al supplemento della pensione e come questo contribuisce nell’aumentarne l’importo, oltre a fare chiarezza sulle tempistiche e le modalità per la domanda.

Supplemento di pensione, chi può richiederlo: i requisiti

La possibilità di richiedere il supplemento è riconosciuta ai titolari di pensione principale, supplementare o di assegno ordinario d’invalidità che continuando a lavorare sono iscritti a:

  • l’Assicurazione Generale Obbligatoria sia se come lavoratori autonomi (quindi in una delle varie gestioni speciali) che come dipendenti (nel FPLD, Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti);
  • Gestione Separata Inps;
  • Gestione dei lavoratori spettacolo e sport (ex Enpals).

Il supplemento della pensione spetta anche a coloro che sono stati collocati in quiescenza beneficiando dell’istituto del cumulo dei contributi; nel dettaglio, questi possono richiedere il supplemento anche per quei contributi versati successivamente alla decorrenza delle pensione in una delle gestioni interessate dal cumulo.

Quando si può richiedere il supplemento di pensione

Ci sono dei limiti ben precisi sulle tempistiche per la richiesta del supplemento. Va detto che questo si può chiedere più volte, ma rispettando un certo termine.

Nel dettaglio è previsto un termine ordinario e uno breve, del quale però si può beneficiare una sola volta. Prendiamo come esempio un pensionato iscritto a un fondo Ago, per il quale il termine ordinario è di 5 anni mentre quello breve di 2 anni dalla decorrenza della pensione. Questo potrà richiedere per una sola volta il supplemento dopo 2 anni dalla decorrenza della pensione o dalla precedente richiesta di supplemento, mentre negli altri casi dovrà attendere per ben 5 anni.

A tal proposito, ecco un elenco dei termini ordinari e brevi a seconda del fondo di appartenenza:

  • Assicurazione generale obbligatoria- FPLD o Gestioni autonome: termine ordinario di 5 anni, indipendentemente dall’età anagrafica. Abbiamo poi un termine breve di 2 anni del quale però il pensionato può beneficiare solamente se ha raggiunto l’età pensionabile prevista nell’anno in cui si richiede il supplemento. Ad esempio, per il 2022 possono ricorrere al termine breve solamente coloro che hanno compiuto i 67 anni;
  • Gestione separata Inps: anche in questo caso il termine ordinario e quello breve sono rispettivamente pari a 5 e 2 anni. Per gli iscritti alla Gestione Separata Inps, però, non è necessario aver raggiunto l’età pensionabile per la richiesta del supplemento con il termine breve;
  • Gestioni Ex Enpals: si applica quanto previsto per l’AGO, ossia termine ordinario di 5 anni e breve di 2 anni ma solo per chi ha raggiunto l’età pensionabile;
  • Inpgi: il termine ordinario è di 2 anni, mentre quello breve prevede che il supplemento possa essere richiesto al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Non sono previsti termini per la richiesta, invece, per coloro iscritti agli altri fondi sostitutivi o a quelli esclusivi dell’Assicurazione generale obbligatoria.

Supplemento di pensione: di quanto aumenta l’importo?

L’importo del supplemento dipende dai contributi versati dal pensionato che ha continuato a lavorare. Per il calcolo dell’importo del supplemento si tiene conto del periodo nella quale questa è stata accreditata la contribuzione successiva al pensionamento.

Quindi, per i contributi riferiti al periodo precedente al 31 dicembre 1995 si utilizza il sistema retributivo; se il titolare però entro questa data ha maturato 18 anni di contributi beneficerà del sistema retributivo fino al 31 dicembre del 2011.

Si conteggiano con il sistema contributivo i contributi versati dopo il 1° gennaio 1996 per coloro che prima di questa data non hanno raggiunto i 18 anni di contribuzione; in ogni caso, invece, si utilizza questo sistema per le contribuzioni successive al 1° gennaio 2012.

Per quanto riguarda l’importo del supplemento, però, è importante sottolineare che questo potrebbe essere assorbito dall’integrazione al trattamento minimo nel caso in cui l’assegno previdenziale ne benefici. In tal caso si potrebbe avere un assorbimento totale - e quindi l’importo dell’assegno pensionistico resterà invariato - oppure un assorbimento parziale con la quale al pensionato è corrisposta l’eccedenza.

Supplemento di pensione: esempio di calcolo

Cerchiamo di capire meglio l’impatto che il supplemento di pensione ha sull’assegno facendo un esempio.

Consideriamo 50.000 euro di contributi ottenuti con 5 anni di lavoro dopo acquisizione della pensione. Per i contributi versati dopo il pensionamento che siano successivi al 2012, il sistema di calcolo del supplemento d pensione spettante è effettuato con il sistema contributivo. Di fatto, quindi, si rivaluta il montante contributivo maturato dopo la pensione moltiplicandolo per il coefficiente di trasformazione riferito all’età (che è quella relativa a quando si presenta la domanda di supplemento).

Ad esempio, se la domanda di accesso a tale strumento si presenta a 67 anni, il supplemento di pensione spettante sui 50mila euro maturati nei 5 anni successivi al pensionamento dà luogo a un importo annuo di 2.787,50 euro, pari a 214 euro mensili per 13 mesi (tali cifre vanno intese al lordo).

Se, invece, pur non continuando a versare contributi lo stesso supplemento si richiede a 68 anni, i 50.000 euro daranno luogo a un supplemento pari a 222 euro mensili.

Ovviamente anche per il supplemento della pensione vale la stessa regola della pensione stessa, più tardi si richiede e più sarà alto il coefficiente di trasformazione applica. Richiedendo il supplemento di pensione in questione al compimento dei 71 anni, infatti, con lo stesso montante contributivo si avrà luogo a una somma aggiuntiva di 248 euro.

Supplemento di pensione: che succede se il pensionato/lavoratore muore?

Cosa succede invece se il pensionato che continua a lavorare muore prima di poter richiedere il supplemento di pensione? In questo caso, spiega l’Inps, tutti i contributi relativi a periodi successivi alla decorrenza della pensione vengono considerati d’ufficio ai fini della misura della pensione di reversibilità.

I contributi versati dopo la decorrenza della pensione, quindi, non andranno persi in quanto ne “gioveranno” i familiari superstiti.

Come richiedere il supplemento di pensione

Il supplemento di pensione, per il lavoratore che continua a lavorare anche dopo la decorrenza della pensione, deve essere esplicitamente richiesto. Non è, infatti, cura dell’Inps liquidarlo visto che si tratta di una domanda che può essere presentata solo ogni 5 anni (con la possibilità, ma solo in un’occasione, di farlo dopo 2 anni).

Il lavoratore che non presenta domanda di supplemento di pensione, quindi, pur avendo continuato a versare contributi non si vedrà riconoscere nessuna somma aggiuntiva sulla pensione percepita. Inoltre, è importante sottolineare che il supplemento di pensione non prevede il riconoscimento degli arretrati neanche nel caso che i requisiti per richiederlo fossero già maturati da anni.

La domanda di supplemento deve essere presentata all’Inps tramite uno dei canali telematici previsti. Ad esempio, chi è in possesso del Pin Inps può fare richiesta online cliccando qui, o in alternativa può telefonare al contact center chiamando il numero verde 803 164 (da rete fissa) oppure il numero a pagamento 06 164164 (da rete mobile), o anche rivolgersi agli enti di patronato o intermediari dell’Istituto.

Qualora la domanda vada a buon fine il supplemento della pensione sarà corrisposto dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della richiesta.

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