Superbonus per chi va in pensione più tardi: così si limitano Quota 100 e Quota 41

Il Governo sta pensando di introdurre un superbonus per coloro che non aderiranno a Quota 100 e Quota 41; una sorta di anticipo della pensione per chi continua a lavorare senza versare più i contributi all’INPS.

Superbonus per chi va in pensione più tardi: così si limitano Quota 100 e Quota 41

In queste settimane non si parla d’altro che di riforma delle pensioni: d’altronde il Governo sta lavorando alacremente per mantenere le promesse fatte nel contratto così da rendere più flessibile la Legge Fornero (che non sarà eliminata).

Come noto il Ministero del Lavoro guidato dal leader 5 Stelle Luigi Di Maio - in accordo con la parte leghista dell’Esecutivo - sta riflettendo sulla possibilità di introdurre una Quota 100 con soglia minima a 64 anni già nel 2019 - stanziando le risorse con la prossima Legge di Bilancio - per poi estendere nel 2020 la Quota 41, oggi riservata ai precoci, a tutti i lavoratori.

Tuttavia Quota 100 e Quota 41 potrebbero costare più di quanto preventivato dal Governo; secondo Boeri, ad esempio, Quota 100 e Quota 41 insieme costerebbero 11 miliardi nell’immediato, 18 miliardi a regime.

D’altronde con i provvedimenti annunciati dall’Esecutivo ci potrebbero essere nell’immediato ben 750mila pensionati in più rispetto ad oggi, con l’INPS che potrebbe non reggere il peso della riforma. Ecco perché il Governo sta pensando ad introdurre nel contempo un superbonus per coloro che pur soddisfando le condizioni necessarie per accedere a Quota 100 e Quota 41 decidono di restare a lavoro.

In questo modo si tenterà di limitare il numero di lavoratori che ricorreranno alle nuove misure di flessibilità, così da ridurre la spesa complessiva.

Quindi, chi decide di restare a lavoro e attendere il raggiungimento dell’età pensionabile godrà di un superbonus in busta paga, con lo stipendio mensile che aumenterà di diverse centinaia di euro; i dettagli dell’incentivo devono essere ancora discussi poiché il Governo sta riflettendo sulla soluzione migliore, tuttavia siamo già in grado di anticiparvi come funzionerà e quali potrebbero essere gli importi riconosciuti ai lavoratori.

Superbonus per chi non va in pensione in anticipo: come funziona?

Prima di tutto è bene ricordare come funzionano Quota 100 e Quota 41; il primo consente di andare in pensione quando la somma dell’età anagrafica con i contributi maturati dà come risultato 100. L’età anagrafica però non potrà essere inferiore ai 64 anni.

Con la Quota 41, invece, il lavoratore potrà andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica una volta raggiunti i 41 anni e 5 mesi (visto l’adeguamento con le aspettative di vita) di contributi. Con entrambi, però, il lavoratore accetta di subire una penalizzazione sull’importo della pensione, poiché questo verrà ricalcolato interamente con il metodo contributivo.

Grazie a questi due strumenti sarà possibile anticipare di qualche anno l’accesso alla pensione; tuttavia il lavoratore non è obbligato a ricorrervi poiché può anche restare a lavoro continuando a versare i contributi previdenziali fino a che non raggiungerà i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.

Il lavoratore però ha anche un’altra alternativa: non andare in pensione con la Quota 100 e Quota 41 e nel frattempo rinunciare al versamento dei contributi all’INPS.

Con il superbonus pensato dal Governo, infatti, chi decide di non beneficiare dei suddetti strumenti e di non versare i contributi per gli ultimi anni di lavoro che precedono la pensione di vecchiaia (o anticipata) beneficerà in busta paga di un bonus mensile pari al 33% della retribuzione percepita.

La misura del bonus, quindi, è pari all’ammontare dei contributi INPS che il lavoratore avrebbe dovuto versare per gli ultimi anni di lavoro; in poche parole è come se questo beneficiasse di un anticipo della pensione, accettando però che l’importo dell’assegno previdenziale sia leggermente più basso poiché mancante dei contributi degli ultimi anni. L’importo futuro della pensione, infatti, sarà quello maturato dal lavoratore al momento della richiesta del superbonus.

L’aumento in busta paga inoltre dovrebbe essere esentasse, quindi si tratterà di un importo netto pari al 33% dello stipendio lordo.

Esempio pratico

Per capire meglio come funzionerà il superbonus INPS, prendiamo come esempio un lavoratore classe 1955 che nel 2019 ha maturato 36 anni di contributi e per questo è in regola per aderire alla Quota 100.

Questo potrà scegliere di andare in pensione in anticipo accettando una penalizzazione sull’assegno previdenziale, oppure potrà aspettare il 2022 quando potrà andare in pensione all’età di 67 anni e 3 mesi (visto che l’età pensionabile aumenterà nuovamente a causa dell’incremento delle aspettative di vita).

In alternativa questo potrà decidere di restare a lavoro ma di non versare più i contributi previdenziali, percependo così un bonus in busta paga. Considerando che il suo stipendio ammonta a 2.500€ lordi, l’aumento sarà di 825€ netti al mese per tredici mensilità fino a quando non raggiungerà l’età pensionabile.

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